le mosse di palazzo chigi

Recovery Plan e rischio crisi di governo: Conte riconvoca la maggioranza

A sera il capo del governo fa sapere di aver convocato per la giornata di domani il M5S e il Pd e, per martedì, Italia Viva e Leu

Conte: con Recovery cambio paradigma, approccio euro-unitario

3' di lettura

Subito il confronto sul Recovery Plan, poi la verifica vera e propria. Il premier Giuseppe Conte tenta di sezionare i problemi del governo accogliendo il pressing del Pd sulla messa e punto del Piano di Ripresa e Resilienza e provando a “ingabbiare” Italia Viva in un nuovo faccia a faccia. A sera, infatti, il capo del governo fa sapere di aver convocato per la giornata di domani il M5S e il Pd e, per martedì, Italia Viva e Leu.

Ma il tentativo di Palazzo Chigi di uscire dal cul de sac, almeno per ora, naufraga. «Nessuno ci ha convocato. Se il cambio di metodo che chiedevamo è che dobbiamo apprendere di riunioni dagli sms di Casalino non hanno capito cosa stanno rischiando», è la chiusura di fonti renziane.

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Nuovi ultimatum da Italia Viva

E la strada per tenere in vita il Conte 2 sembra ancora più stretta. Del resto, la giornata inizia con un nuovo ultimatum di Iv. «Bisogna costruire un rapporto fiduciario di maggioranza che oggi non c'è più. Conte ha sciupato la fiducia che aveva», attacca Ettore Rosato, innescando l'ira degli alleati. «Rosato parli a nome di Italia Viva, che rappresenta il 2% degli italiani. Per il Pd parliamo noi», è la replica del vicecapogruppo Dem alla Camera Michele Bordo, che ribadisce la linea del Nazareno: «In questo momento non serve una crisi ma un patto di legislatura che permetta di rilanciare l'azione di governo».

Di Maio: folle mettere in discussione Conte

Anche Leu respinge al mittente l'ultimatum di Rosato mentre nel M5S, il capodelegazione Alfonso Bonafede ribadisce la trincea dei pentastellati a difesa di Conte e attacca: «È incomprensibile l'utilità di questo bombardamento quotidiano ed è allucinante ventilare una crisi di governo mentre gli italiani si preparano a un Natale di sacrifici».

E Luigi Di Maio è netto: «Ora è folle mettere in discussione Conte».

Il premier prova a uscire dall'impasse avviando subito gli incontri con le singole forze sul Recovery e rispondendo così al forcing del Pd, che nel weekend si arricchisce di due nomi di peso: Roberto Gualtieri e Enzo Amendola. «Una cosa è certa», il «lavoro complesso» sul Recovery «non deve fermarsi, ma anzi deve accelerare», spiega il titolare del Mef.

«Siamo fermi in Consiglio dei ministri dal 7 dicembre per una verifica politica di cui ancora non si vede via d'uscita. Il mio partito con il segretario Nicola Zingaretti ha detto chiaramente che per noi questo impasse è deleterio», incalza il ministro per gli Affari Ue.

Difficile cambiare ripartizione risorse

Cambiare lo schema delle risorse previsto nel Piano di Ripresa e Resilienza non è facile. I 9 miliardi destinati alla Sanità, ad esempio, vanno aumentati, se Conte vuole davvero uscire dalla tenaglia M5S-Pd-Iv sul Mes sanitario. Anche se Gualtieri precisa che, nella bozza del piano, le risorse effettivamente previste per la sanità «sono 16 miliardi».

Recovery fund, Conte: task force non sovraordinata a istituzioni

Le concessioni di Conte

Conte, in realtà. sul piano e sulla task force sembra pronto ad aprire in maniera sostanziale. La cabina di regia ci sarà ma i suoi poteri saranno ridotti. Il controllo previsto per il Parlamento sarà più capillare, forse cambierà anche lo scherma dei 6 top manager. Ma a Iv non basta. Anzi, la sensazione è che neppure un corposo rimpasto, sul quale Conte potrebbe anche cedere, basti a Renzi mentre nel M5S si ribadisce che «non c'è alcuna disponibilità».

Mattarella non vuole il voto

Non è detto, tuttavia, che si arrivi al rimpasto. Il sentiero del premier si fa di ora in ora più stretto e Iv, con un certo realismo, è convinto che al voto, nell'Italia vessata dal Covid, non si andrà mai. L'ipotesi Mario Draghi continua a circolare insistentemente. Tra i dem, e anche tra qualcuno del M5S c'è perfino chi pensa di vedere tutte le carte di Renzi, andare fino in fondo al punto da giocarsi una campagna elettorale invernale tutta sul Recovery Plan della rinascita italiana. Ma, oggi, sembra utopia. «Il presidente Mattarella non vuole il voto», è il mantra che, a taccuini chiusi, circola nella maggioranza.

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