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Recovery Plan, ecco le cifre: 40 miliardi al digitale, solo 20 alle infrastrutture

Il governo mette sul tavolo i primi numeri. Al Green 75 miliardi, una fetta consistente al superbonus. Dieci miliardi per il piano acqua, cominciati gli incontri con i singoli ministeri

di Giorgio Santilli

Il Recovery Fund acceleratore per la transizione energetica

Il governo mette sul tavolo i primi numeri. Al Green 75 miliardi, una fetta consistente al superbonus. Dieci miliardi per il piano acqua, cominciati gli incontri con i singoli ministeri


2' di lettura

Ecco i primi numeri del governo sul Recovery Plan. È una prima ripartizione inviata a singoli ministeri. Ai progetti green andrà il 37%, come indica anche l’Unione europea e ha confermato ieri il premier Giuseppe Conte: di questi 75 miliardi la quota maggiore andrebbe a stabilizzare il superbonus del 110% mentre altre voci saranno il piano contro il dissesto idrogeologico e la mobilità verde nelle città (autobus elettrici, per esempio). Il 20% del recovery, pari a circa 40 miliardi, dovrebbe andare ai progetti di digitalizzazione dove la parte del leone la farà il piano per la banda larga. Alle infrastrutture della mobilità una prima ripartizione dei fondi attribuisce il 10%, quindi 20 miliardi, molto meno di quanto richiesto con un piano da almeno 100 miliardi fatto di progetti per Alta velocità al Sud, ferrovie, strade, porti e logistica.

Altre quote del piano - in attesa di conoscere il quadro completo con i fondi, per esempio, per la sanità, per il lavoro, per il fisco, per le imprese, per la scuola - dovrebbero andare a un piano per l’acqua e la depurazione e a un piano per le città, l’housing sociale e la rigenerazione urbana: questi due capitoli varrebbero il 5% (10 miliardi) ciascuno.

Si cominciano ad abbozzare le quote dei 209 miliardi di Recovery Plan destinate ai singoli capitoli di spesa e cominciano anche le tensioni con i singoli ministeri, chiamati a ridimensionare le aspettative iniziali e scremare la lista dei progetti. A inviare ai ministeri una prima indicazione delle somme loro spettanti - insieme alle nuove schede e ai nuovi moduli da compilare per singolo progetto in linea con le indicazioni Ue - è il gabinetto del ministro degli Affari europei, Vincenzo Amendola, che sta coordinando già da agosto il lavoro del comitato interministeriale per gli Affari europei (Ciae).

Queste prime carte inviate sono la premessa di incontri con i singoli ministeri che dovranno mettere a punto cifre e obiettivi del loro piano. I ministeri dovranno anche indicare risultati quantitativi che si attendono dalle azioni intraprese («targets») e interventi e obiettivi di tipo qualitativo come legislazione da adottare, progetti, operatività dei sistemi informativi («milestones») oltre che costi indicati secondo una sequenza annuale dal 2020 al 2026.

Questo nei moduli. Ma la sostanza politica sta nel confronto avviato sui numeri, sulle risorse disponibili e sulla scrematura richiesta rispetto agli elenchi inviati ad agosto. Dai primi incontri già avvenuti in queste ore si comprende che quella inviata in queste ore è una prima ripartizione e aggiustamenti saranno possibili. Anche perché il quadro non è, appunto, ancora completo. E soprattutto vanno definiti meglio il perimetro e i confini dei singoli contenitori: nel capitolo «green» per esempio sono state inserite le risorse per il trasporto locale e l’acquisto di autobus a bassa emissione inquinante, mentre altri mezzi di mobilità verde, come i treni, sono finiti nel capitolo infrastrutture. Possibili, nelle prossime mosse, anche alcuni travasi di progetti da un contenitore all’altro.

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