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Recovery Plan: da Favignana a Panarea, ecco le 19 isole minori che diventeranno “green”

Nella bozza di Pnrr spunta un piano per rendere energeticamente autonome le isole minori interconnesse: in pista un investimento da 200 milioni

di Celestina Dominelli

Clima ed economia, le promesse della Transizione ecologica

3' di lettura

Il problema di fondo è il seguente e si trascina da tempo: gran parte delle isole minori italiane non sono connesse alla rete elettrica nazionale. Così, in molti casi, la generazione poggia su vecchie centrali termoelettriche, mentre la distribuzione, imperniata su reti a media e bassa tensione, è poco estesa e molto frammentata. Con il risultato di una forte inefficienza complessiva e squilibri nel sistema di approvvigionamento energetico, ai quali si affiancano altre problematiche collegate alle scarse forniture idriche e al complesso processo di gestione dei rifiuti. Da qui la decisione di prevedere nel Recovery Plan italiano, che dovrebbe arrivare a stretto giro all’esame del Consiglio dei ministri, un investimento di 200 milioni per assicurare loro l’autosufficienza energetica.

Nel Pnrr un investimento di 200 milioni per le isole verdi

Tra le pieghe della nuova bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, si parla infatti di trasformare le 19 piccole isole in un «laboratorio» per lo sviluppo di modelli “100% green” e autosufficienti. «Gli interventi specifici per ciascuna isola - si legge nella bozza di Pnrr - interessano la rete elettrica e le relative infrastrutture per garantire la continuità e la sicurezza delle forniture e facilitare l’integrazione di fonti rinnovabili, ma procederanno secondo una logica integrata di gestione efficiente delle risorse». In che modo? Il Recovery Plan cita, come esempi, l’ottimizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti, gli impianti per produrre energia elettrica da fonti rinnovabili, i dispositivi di accumulo, le smart grid, i sistemi innovativi di gestione e monitoraggio dei consumi, integrazione del sistema elettrico con il sistema idrico dell’isola. E ancora, sistemi di desalinizzazione, costruzione o adeguamento di piste ciclabili e servizi/infrastrutture di mobilità sostenibile.

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Il bando del Mise del 2017

I tentativi di imprimere una svolta al sistema energetico delle isole negli ultimi anni non sono comunque mancati. Già, nel lontano 2017, infatti, il ministero dello Sviluppo Economico aveva pubblicato un decreto ministeriale per fissare i target minimi di sviluppo dell'utilizzo di fonti rinnovabili da raggiungere entro la fine del 2020. Fissando scadenze puntuali per le aziende ma anche i cittadini che venivano incentivati a ricorrere a pannelli solari termici per la produzione di energia o a impianti alimentati da fonti rinnovabili. Nel documento, venivano poi indicate le isole oggetto dell’intervento: Capraia, Giglio, Ponza, Ventotene, Capri , Tremiti, Favignana, Levanzo, Marettimo, Pantelleria, Ustica, Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli, Vulcano, Lampedusa e Linosa. I diciannove territori di cui si parla nel Recovery Plan, appunto, se si esclude Capri che, come noto, è stata collegata elettricamente da Terna alla terraferma e ha quindi risolto il nodo della dipendenza energetica da un unico “polmone”.

Il coinvolgimento dei gestori locali

In quel decreto, il Mise aveva poi chiesto ai gestori dei sistemi elettrici delle venti isole di presentare al Mise e all'Autorità per l'energia, per le reti e l’ambiente e ai comuni interessati, un programma tecnico ed economico per definire gli interventi di ammodernamento e rafforzamento della rete elettrica isolana. Un invito che si è tradotto, a ottobre scorso, nella pubblicazione di un bando da 10 milioni di euro per la realizzazione di progetti integrati innovativi per le isole minori non interconnesse che si chiuderà a fine giugno.

Il vecchio progetto di Terna per le smart islands

A questi tasselli, va poi affiancato anche l’impegno di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale che, sulle isole minori, aveva messo a punto nel 2017, attraverso Terna Energy Solutions, un progetto per le smart islands, i cui contenuti riecheggiano quelli inseriti nella bozza del Pnrr. Quel progetto puntava ad assicurare un approvvigionamento energetico più efficiente alle isole minori. Insomma, il nodo esiste. E al Recovery Plan è affidato il compito di risolverlo una volta per tutte.

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