ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla tabella di marcia del governo

Recovery plan: nell’ultima bozza 55 miliardi di bonus, 120 di investimenti

Arriva il cronoprogramma con valutazioni di impatto, «pietre miliari» e obiettivi

di Carmine Fotina e Manuela Perrone

Recovery plan, Conte: ok definito a piano entro metà febbraio

Arriva il cronoprogramma con valutazioni di impatto, «pietre miliari» e obiettivi


3' di lettura

Il premier lo ha anticipato nella conferenza stampa di fine anno: ogni progetto del Recovery Plan dovrà essere accompagnato da un cronoprogramma e «da tutti gli impatti». Così è nella bozza di «allegato schede progetto» datata 29 dicembre: 153 pagine in cui per la prima volta si dettaglia la tabella di marcia dei singoli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza con l’indicazione per ciascuno, come chiede la Commissione Ue, di pietre miliari (milestone) e target (obiettivi), dei soggetti proponenti e attuatori, dell’impatto green e digital e della natura della spesa.

Investimenti e incentivi

Il documento consente dunque di distinguere i progetti di investimento dagli incentivi. I bonus (una dozzina di progetti) pesano per oltre 55 miliardi di euro. Più di 120 miliardi si riferiscono invece a investimenti e il resto a voci ibride, classificate come investimento/incentivo. Spiccano, tra gli incentivi, i 22,4 miliardi per il superbonus del 110% per l’edilizia.

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Sommando tutte le misure elencate, si arriva a oltre 120 interventi, che restituiscono un quadro ancora molto frammentario, seppur raggruppato intorno alle sei missioni e a una cinquantina di macroprogetti.
La direzione in cui lavora il Governo, che vede anche la convergenza con i renziani di Italia Viva, è però il taglio (con l’accorpamento) dei progetti troppo piccoli per poter incidere realmente.


I cambiamenti in corso

Per quanto non definitiva e ancora da rivedere alla luce del round di incontri con i ministri Gualtieri e Amendola concluso il 30 dicembre con Iv, Leu e Autonomie, la bozza già fotografa comunque alcune variazioni dei lavori in corso.
L’importo per il macroprogetto Transizione 4.0 ad esempio scende da 24,8 a 21,7 miliardi. Da rilevare che sia Pd che Italia Viva avevano sottolineato l’opportunità di non finanziare nell’ambito del pacchetto 4.0 anche i beni tradizionali dell’ex superammortamento.
Trovano conferme altre voci frutto delle proposte del ministero dello Sviluppo economico, ad esempio i 5,8 miliardi per il «patent box» (sgravi fiscali sulla proprietà intellettuale) e i 450 milioni per l’internazionalizzazione, anche questi incentivi che vanno semplicemente a rifinanziare vecchi strumenti.

Banda larga e economia verde

Per banda ultralarga e 5G ci sarebbero 2,64 miliardi, per la «space economy» 890 milioni. Nel pacchetto per l’economia verde, restano prioritari gli interventi per avviare gli impianti energetici da fonti rinnovabili oggetto del Piano nazionale energia clima, con 8,7 miliardi, e per lanciare la strategia sull’idrogeno «verde» con 1,34 miliardi. Proprio il pacchetto energia potrebbe far discutere, in considerazione dell’uso di risorse pubbliche anche per sostituire, in alcuni casi, investimenti che sarebbero stati a carico dei grandi gruppi privati. Spuntano poi 900 milioni per il rinnovo degli incentivi alle auto meno inquinanti nel periodo 2022-2024, da estendere ai veicoli commerciali e da applicare nella forma del credito d’imposta. Il target del governo per il 2026 è fissato in 378.378 immatricolazioni di veicoli a basse emissioni.

4,5 miliardi per il lavoro delle donne

Dal documento è sparito il riferimento al potenziamento della riforma della prescrizione, inviso ai renziani. Sul fronte lavoro si confermano invece i 4,5 miliardi per rilanciare l’occupazione femminile e una miglior conciliazione vita-lavoro. Tra le misure più significative tratteggiate dal Governo il potenziamento degli asili nido e dei servizi di prima infanzia.
L’obiettivo è raggiungere un’offerta media nazionale del 55% con la creazione di circa 415mila nuovi posti entro il 2026. Oggi l’Italia è ferma a un modestissimo 25,5%, contro una media europea del 35,1% di posti coperti. Spagna e Francia sono sopra il 50%.

Giovani e formazione

Altro capitolo delicato è quello che riguarda l’allineamento delle competenze, soprattutto dei giovani, e il decollo delle politiche attive, potenziando le prime misure previste in manovra (assegno di ricollocazione che torna a vantaggio di lavoratori disoccupati o in cig e fondo nuove competenze). Qui la sfida è gestire la delicata fase di transizioni occupazionali all’indomani della fine delle misure emergenziali messe in campo in questi mesi dall’Esecutivo Conte. Confermati gli 1,5 miliardi per il potenziamento degli Its, gli Istituti tecnici superiori.

Resta nella bozza il centro nazionale di ricerca e sviluppo in cybersecurity, osteggiato da Italia Viva ma che crea perplessità anche nel Pd. Tra le richieste dei dem c’è infatti quella di chiarire meglio «lo scopo della struttura, il modo in cui si relaziona e si integra con gli strumenti già oggi finalizzati alla tutela della sicurezza nazionale».

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