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Recovery Plan, Draghi in Cdm: «Disco verde Ue». Impegno Mef per Superbonus 2023 in manovra

Mario Draghi in prima linea per sciogliere gli ultimi nodi del Pnrr con Bruxelles (in primis, le riforme su fisco e concorrenza), poi il via libera dell’Europa ufficializzato dallo stesso premier in avvio di Cdm

di Celestina Dominelli e Riccardo Ferrazza

Aggiornato il 25 aprile 2021, ore 09:30

Lisbona prima su Recovery, Ue attende gli altri piani

6' di lettura

Rush finale del governo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza su cui dopo una giornata di interlocuzione è arrivato il via libera di Bruxelles come annunciato dallo stesso presidente del Consiglio, Mario Draghi. «Green light (disco verde, ndr) dalla Commissione europea», è stato il messaggio consegnato ai colleghi in avvio del Consiglio dei ministri, cominciato verso le 22 (12 ore dopo la convocazione iniziale) per un’informativa del ministro dell’Economia Daniele Franco sulla bozza del Pnrr. Che, hanno riferito fonti di governo prima che la riunione iniziasse, «nel suo complesso è chiuso» dopo la trattativa condotta dallo stesso premier che si è impegnato a trasmetterlo all’Europa entro la scadenza prevista, il venerdì 30 aprile.

Anche sul superbonus, oggetto di un duro scontro alla vigilia della riunione per la mancata proroga al 2023 nel Pnrr, sono arrivate le rassicurazioni del ministro dell’Economia, Daniele Franco, che ha individuato nella prossima manovra la “sede” delle risorse per garantire l’estensione dell’agevolazione fiscale come richiesto a gran voce sia da M5S che da Forza Italia ma anche dal Pd.

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La doppia partita del premier con la maggioranza e con la Ue

Così, a pochi giorni dalla deadline, è stata trovata la quadra attorno al Recovery Plan italiano. La vigilia della riunione è stata però agitata, da un acceso confronto sul superbonus dopo la mancata estensione dell’agevolazione fiscale nell’ultima bozza di Pnrr. Ma la vera partita del presidente del Consiglio è stata con l’Europa le interlocuzioni tecniche si sono intensificate per convincere i vertici Ue dell’efficacia e della tempestiva attuazione delle grandi riforme annunciate nel Recovery. Con il premier che ha incassato da Bruxelles un sostanziale ok al Pnrr dopo un lungo e delicato negoziato su alcune dei tasselli contenuti sul documento, in primis fisco e concorrenza.

Il testo del Pnrr

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La telefonata Draghi-Von Der Leyen

È stato, quindi, Draghi a condurre in prima persona la trattativa: il premier è intervenuto con una telefonata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen per dare garanzia su investimenti e riforme. Ma Bruxelles fa sapere che servono ancora “rifiniture”, in particolare sui dossier fisco e business environment. Nel comunicato finale del Consiglio dei ministri si sottolinea che «il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del Next generation Eu e soddisfa i parametri fissati dai regolamenti europei, con una quota di progetti “verdi” pari al 40% e di progetti digitali del 27%». Nel corso della riunione il premier avrebbe sottolineato l’importanza di andare in Aula per sottoporre il piano sul Recovery al giudizio di Camera e Senato (lunedì e martedì), lasciando intendere che si tratta di un testo non blindato ma aperto a migliorie.

Lo scontro sul superbonus, le rassicurazioni di Franco

Le tessere attorno al Recovery Plan italiano si sono dunque andate componendo con il passare delle ore, ma la giornata di sabato è stata movimentata dal superbonus, il cui finanziamento è previsto solo fino al 2022, mentre M5S e Fi hanno chiesto un’estensione fino al 2023, una posizione poi condivisa anche dal Pd. Che, per bocca, da ultimo, del governatore del Lazio ed ex segretario Dem, Nicola Zingaretti, ha ribadito che «è molto importante che il Governo proroghi fino al 2023 uno strumento rivoluzionario».

I più combattivi sull’estensione sono stati però i pentastellati che, da tempo, insistono sulla proroga e in mattinata hanno fatto uscire una nota, firmata dalla delegazione al governo (Luigi Di Maio, Federico D’Incà, Stefano Patuanelli e Fabiana Dadone), in cui comunque hanno provato a stemperare le tensioni prima che arrivasse la rassicurazione del ministro dell’Economia.

Il quale in Consiglio dei ministri ha spiegato che si impegnerà per l’inserimento della proroga del superbonus nel 2023 dopo una valutazione sugli effetti della misura da fare dopo l’estate sulla base dei dati disponibili. Se questa valutazione sarà positiva le risorse potranno essere inserite nella legge di bilancio. «Dopo settimane di lavoro, siamo contenti di constatare che nel Pnrr ci siano oltre 10 miliardi di euro per il superbonus. Inoltre nel fondo investimenti ci sono altri 8 miliardi di euro. La delegazione M5S in Cdm chiederà garanzie nero su bianco affinché nei prossimi provvedimenti economici venga prorogato al 2023».

Di Maio: governo nato per stabilità e ritorno alla normalità

Un concetto ribadito poi da Di Maio anche con una riflessione pubblicata sul suo profilo Facebook in cui il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale ha voluto rimarcare anche alcuni messaggi. «Questo governo, nato dopo un’inspiegabile crisi, si fonda su un concetto molto chiaro: lavorare con responsabilità per dare stabilità al Paese e risposte concrete ai cittadini, che da oltre un anno stanno subendo gli effetti della pandemia». Dunque, ha detto il ministro, «dobbiamo creare le condizioni necessarie al ripristino della normalità. Da lunedì, con le riaperture, inizierà una nuova fase. Ed è chiaro che dobbiamo riuscire ad andare oltre: eliminare il coprifuoco è un obiettivo condiviso da tutti, ma ogni passo va compiuto con cautela e soprattutto in sicurezza». Dunque, prosegue Di Maio, «dobbiamo creare le condizioni necessarie al ripristino della normalità. Da lunedì, con le riaperture, inizierà una nuova fase. Ed è chiaro che dobbiamo riuscire ad andare oltre: eliminare il coprifuoco è un obiettivo condiviso da tutti, ma ogni passo va compiuto con cautela e soprattutto in sicurezza».

L’ultimatum pentastellato alla vigilia del Cdm

Alla fine, quindi, sul superbonus è stato trovato un compromesso politico con l’impegno del ministro a individuare la sede delle risorse per assicurare la proroga della misura a tutto il 2023 nella prossima legge di bilancio. Rassicurazioni che hanno finito per disinnescare la mina esplosa alla vigilia del Cdm con i pentastellati sul piede di guerra dopo l’ultima bozza trapelata venerdì 23 aprile: «Per noi sarà molto difficile dire sì al Pnrr qualora non dovessero arrivare garanzie su questa estensione. Il M5S si aspetta «inequivocabili segnali da parte del presidente del Consiglio già lunedì in Parlamento», avevano detto alcuni esponenti del M5S nella mattinata di sabato 24 aprile.

Conte: l’estensione dell’agevolazione fiscale è essenziale

A dare manforte sul superbonus era poi intervenuto l’ex premier Giuseppe Conte: «La transizione ecologica è una priorità sia per me che per il Movimento 5 Stelle. È un’occasione imperdibile per il nostro Paese e non può essere rimandata per difetto di lungimiranza o carenza di volontà politica. In quest'ottica, il superbonus 110% è una misura fondamentale. La presenza del superbonus nel Pnrr è quindi essenziale. Non possiamo permetterci di creare incertezza sul futuro di questa misura. La misura del superbonus va prorogata fino al 2023 e, anzi, è necessario intervenire per renderla ancora più semplificata. Occorrono segnali politici forti e chiari».

Gelmini sente Franco: garanzie su fondi in manovra

Anche Forza Italia si era battuta, nel corso della giornata, per l’estensione temporale della misura. Il ministro Maria Stella Gelmini aveva sentito il ministro dell'Economia Daniele Franco chiedendo, a nome del suo partito, chiarimenti sul superbonus. Chiarimenti che poi Franco, come già ribadito, ha assicurato nel corso della riunione serale a Palazzo Chigi. .

Pd: clausola per lavoro giovani e donne

Il pressing sul governo a favore della proroga era poi arrivato anche dal Pd che ha insistito anche anche per inserire nel Pnrr condizionalità per l’occupazione di donne e giovani, come rimarcato dal segretario democratico Enrico Letta: il Partito democratico, aveva detto, chiede una «clausola di condizionalità a favore dell’occupazione giovanile e femminile, per creare un legame fra ciò che c’è scritto nel piano e i creatori di lavoro che saranno destinatari delle risorse del piano. Quelle risorse dovranno essere applicate con un favore particolare verso l’occupazione giovanile e femminile. Perché su questi fronti il nostro Paese è indietro. È una nostra bandiera che ci portiamo in questo piano e che gli permetterà di funzionare meglio», aveva concluso l’ex premier. Una richiesta accolta dal Consiglio dei ministri che ha inserito nel Pnrr clausole di condizionalità per l'occupazione di donne e giovani.

Cabina di regia

A creare malumori, alla vigilia del Cdm, era stata infatti anche la cabina di regia, affidata a Palazzo Chigi con il contributo di ministri che verranno indicati con un decreto nelle prossime settimane. A seguire l’attuazione sarà il ministero dell’Economia. I ministri, inoltre, avevano lamentato di aver trovato su giornali e agenzie di stampa la bozza del piano prima ancora che venisse inviata ai loro uffici, senza avere il tempo di esaminare il testo prima della riunione di governo, convocata poi per le 22 di sabato 24 aprile.

Meloni: democrazia sospesa, rinviamo dibattito Aula

Fratelli d’Italia, unico partito d’opposizione in Parlamento, era tornata invece a chiedere «ufficialmente il rinvio del dibattito parlamentare ai Presidenti delle Camere: tutto ciò è letteralmente inaudito e mi auguro che gli altri partiti facciano sentire la loro voce. Anche l'indecenza ha un limite» aveva scritto su Fb Giorgia Meloni, ricordando che «lunedì, il Presidente Draghi illustrerà al Parlamento il Recovery Plan». «Mancano meno di 48 ore dalle sedute parlamentari e il Recovery Plan non è stato ancora nemmeno pubblicato. In Italia, ormai, la democrazia è sospesa anche grazie all’ampia maggioranza che sostiene il Governo, che su un tema così importante ha deciso di rinunciare ad esercitare il suo ruolo».

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