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Recuperare i borghi d’Italia può valere 2 miliardi

Dopo il lockdown e uno smart working che ha rivitalizzato i piccoli centri, un’intesa tra l’Ordine degli architetti e l’Unione delle comunità ed enti montani punta a rivalorizzarli grazie a progetti privati e fondi Ue (Recovery fund compreso)

di Laura Cavestri

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Agf

Dopo il lockdown e uno smart working che ha rivitalizzato i piccoli centri, un’intesa tra l’Ordine degli architetti e l’Unione delle comunità ed enti montani punta a rivalorizzarli grazie a progetti privati e fondi Ue (Recovery fund compreso)


2' di lettura

Nei 5.552 piccoli Comuni d’Italia si trova una casa vuota ogni due occupate: solo il 15% di quelle disponibili ospiterebbero 300mila abitanti, e le opere di adeguamento edilizie potrebbero valere 2 miliardi di euro nella rigenerazione e decine di migliaia di nuovi addetti.
È questo uno degli obiettivi dell'accordo siglato dal Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) e l’Unione nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem) per i quali la sinergia tra fondi del Recovery fund e investimenti priivati, possono agevolare investimenti e interventi di recupero, per riabitare borghi e centri storici (come anche previsto dalla legge 157/2017 sui piccoli Comuni).

L’intesa

L’accordo punta a migliorare l’utilizzo dei fondi europei, regionali e nazionali disponibili per progetti di rigenerazione urbanistica, architettonica, ripensamento degli spazi pubblici e privati nei borghi e nei villaggi alpini e appenninici, a costruire opportunità di sviluppo per rendere più smart e green i territori rurali, sostenendo la realizzazione di reti infrastrutturali, anche digitali. Per fa questo, le Amministrazioni dei Comuni e di tutti gli Enti territoriali devono predisporre modalità pubbliche di selezione dei migliori progetti per interventi di recupero o di nuove opere.
Per Walter Baricchi, componente del Cnappc, «l’accordo è significativo anche perché si propone di costruire proposte di formazione che riguardino under 35 ma anche amministratori locali, aumentando la capacità amministrativa e le competenze». Baricchi sottolinea poi che «l’equilibrio tra città ed aree interne deve essere completamente rivisto alla luce delle nuove modalità di vita, lavoro, tempo libero che il post Covid ci sta imponendo: è assolutamente necessario che questi cambiamenti – e l’accordo con Uncem ha questa finalità – si trasformino in opportunità».
«Stringiamo un patto per generare opportunità di svilupponei borghi e nei territori montani del Paese, Alpi e Appennini, il 54% dell’Italia, che ripartono da una valorizzazione del patrimonio, degli spazi, degli immobili – ha sottolineato Marco Bussone, Presidente nazionale dell'Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani – . È molto preziosa l’attenzione del Consiglio Nazionale degli Architetti verso i territori. È moderna, a prova di futuro, proprio nel momento in cui montagna e rivitalizzazione dei borghi diventano pezzi portanti del Recovery Fund, del Green New Deal. Rigenerare luoghi fino a ieri considerati da troppe parti dell’economia e della politica ai margini, oggi è possibile, superando sperequazioni».

La mappatura

Per questo, ampliando la livello nazionale già realizzata nel corso del 2012 per il territorio piemontese, Uncem lancia la “call” per una mappatura – diretta ai Comuni e le Comunità montane, agli operatori locali, alle imprese, ai progettisti e ai proprietari – dei progetti di ristrutturazione e rivitalizzazione dei borghi, ovvero idee progettuali, studi e ricerche sui borghi (uno o più), tesi di laurea dedicate alla rivitalizzazione dei borghi. Uncem intende inoltre individuare progetti sostenibili su singoli edifici (nuove realizzazioni e ristrutturazioni), già realizzati e da realizzare, relativi a edifici ad alta efficienza energetica, pubblici e privati.
Informazioni disponibili sul sito dei borghi alpini. Il materiale dovrà pervenire entro il 30 settembre 2020 alla mail: info@uncem.it

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