Arte

Recuperati duemila reperti della Magna Grecia rubati a Taranto e portati all’estero

Operazione dei carabinieri che sgominano traffico d’arte: 13 indagati per associazione a delinquere

di Domenico Palmiotti

4' di lettura

Una delle più importanti operazioni di recupero di beni artistici rubati in Italia e portati all'estero per essere venduti, è stata messa a segno dai Carabinieri Tutela patrimonio artistico. In due anni di indagini, dal 2019 e sino a pochi giorni fa, individuati più di 2mila reperti archeologici della Magna Grecia, risalenti al periodo compreso tra il sesto e il secondo secolo Avanti Cristo.

Erano stati trafugati dagli scavi dell'area di Taranto. Ci sono 13 indagati dalla Procura di Taranto, che ha già notificato i relativi avvisi. I 13, tutti del Tarantino, rispondono di associazione a delinquere, ricettazione, scavo clandestino e illecito impossessamento di reperti archeologici. A capo dell'organizzazione, un maestro elementare in pensione, attualmente in carcere in Olanda dove è stato arrestato dalla Polizia olandese in coordinamento con i Carabinieri Tutela patrimonio artistico. L'uomo era già stato arrestato in Germania. Parte dei reperti è tornata in Italia ed è ora nella sede della Soprintendenza nazionale archeologica subacquea che, istituita dal ministro Dario Franceschini, ha sede a Taranto. Per gli altri beni ancora all'estero, attraverso i canali internazionali Eurojust, Europol e Interpol, è in corso una cooperazione sia a livello di polizia che giudiziario per riportare in Italia ciò che si trova tra Olanda, Germania e Stati Uniti.

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Un'indagine partita nel 2019

L'operazione, chiamata Taras, dall'antico nome di Taranto, si snoda sostanzialmente attraverso tre step temporali: 2019, 2020 e 2021. Focus dell'indagine, l'ex maestro elementare, che si avvaleva di una rete di tombaroli e ricettatori. L'uomo, dopo essere partito in treno da Taranto, attraversava l'Austria, arrivava a Monaco di Baviera, qui pernottava in hotel, e poi proseguiva, sempre in treno, verso Bruxelles. A giugno 2019 l'uomo è stato controllato dalla Polizia ferroviaria al Brennero che lo ha trovato in possesso di un'anfora archeologica. Sei mesi dopo, a gennaio 2020, è stato fermato ed arrestato a Monaco di Baviera dalla Polizia tedesca con altri reperti archeologici tra cui un elmo corinzio in bronzo.

A Bruxelles la base di appoggio

Coinvolgendo le Polizie di Belgio e Olanda, tra giugno e luglio 2020 si è scoperto che un'abitazione a Bruxelles era la base di appoggio e il deposito del tarantino arrestato in Germania. A Bruxelles sono stati trovati quasi mille reperti tra ceramiche miniaturistiche, ceramiche a figure rosse, ceramiche votive, utensili in bronzo. A Bruxelles, inoltre, presso esercenti di settore, inconsapevoli della provenienza illecita dei beni, nonché in un laboratorio di restauro di oggetti d'arte a Delft, in Olanda, trovati altri reperti. Erano stati portati in Olanda per sottoporli a restauro e venderli sul mercato successivamente. Un secondo importante sequestro, per un altro migliaio di reperti, è poi scattato ad ottobre scorso nelle case del Tarantino delle altre persone coinvolte nell'organizzazione illecita. Infine, il terzo step dell'operazione “Taras” è avvenuto giorni fa in Olanda, col nuovo arresto a Delft, da parte della Polizia olandese in collaborazione con i Carabinieri, dell'uomo arrestato precedentemente in Germania. Oltre al nuovo arresto, sequestrato, in quest'occasione, anche un altro elmo corinzio in bronzo.

Taranto: carabinieri recuperano 2mila reperti della Magna Grecia

Il generale Riccardi: civiltà svenduta

“L'organizzazione - hanno specificato Procura di Taranto e Carabinieri Tutela patrimonio artistico - non si è fermata nemmeno con le difficoltà e le limitazioni del Covid 19”. Parafrasando il titolo del processo relativo al disastro ambientale dell'ex Ilva svoltosi a Taranto nei mesi scorsi in Corte d'Assise e denominato “Ambiente Svenduto”, il generale di brigata Roberto Riccardi, comandante dei Carabinieri Tutela patrimonio artistico, ha parlato, per l'operazione “Taras”, di “civiltà svenduta”. “Ci sono persone del luogo - ha dichiarato Riccardi - che svendono le loro radici. I 13 indagati sono persone di qui che hanno portato via pezzi destinati ai loro figli”. Per il procuratore aggiunto di Taranto, Maurizio Carbone, “è stata ricostruita tutta la filiera a partire dai tombaroli per finire ai ricettatori. Abbiamo contestato l'associazione a delinquere agli indagati oltre che la ricettazione e lo scavo clandestino. Abbiamo altresí individuato i vari ruoli”. “Il principale indagato - ha sostenuto Carbone - in questi ultimi due anni è stato arrestato per due volte ed è attualmente detenuto in Olanda. I reperti venivano venduti a prezzi elevati ma sicuramente inferiori al loro inestimabile valore”.

La soprintendente: distrutta ricostruzione contesto

“Mi auguro - ha detto Barbara Davidde, soprintendente nazionale archeologia subacquea -, una volta che saranno stati studiati e restaurati, di poter condividere questi reperti per rendere così più importante l'impegno dei Carabinieri Tutela patrimonio artistico. Sono stati anni lunghi, difficili. Avete lavorato moltissimo”. Per la soprintendente nazionale “si tratta di un grandissimo numero di reperti strappati al loro contesto. Noi archeologici non ci stanchiamo mai di ribadire l'importanza del contesto e di come il minuzioso e dettagliato esame del contesto sia necessario, fondamentale, per ricostruire la storia del passato”. Secondo Davidde, infine, “chi si arricchisce distruggendo questi contesti, commette dei gravi reati. Distrugge il patrimonio e fa soprattutto un danno nei confronti dell'umanità intera perché questi reperti avrebbero potuto dare notizie ulteriori sulla civiltà antica. Per esempio - ha precisato Davidde - l'elmo corinzio, uno dei tanti reperti rinvenuti, è certamente il simbolo della forza del guerriero che lo usava e mostrava, ma purtroppo non ci potrà dare notizie sulla persona che lo portava e sulla sua storia perché non sappiamo in quale tomba è stato rinvenuto”.

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