Fisco

Recupero Iva agevolato sui crediti non riscossi a causa di procedure concorsuali

Si può emettere nota di credito ai fini Iva a partire dalla data in cui il cedente o il prestatore è assoggettato al procedimento

di Serena Mea

(Adobe Stock)

3' di lettura

L'articolo 18 del decreto Sostegni-bis (Dl 73/2021) ha modificato la disciplina prevista dall'articolo 26 del Dpr 633/72, prevedendo la possibilità per i cedenti di beni e/o prestatori di servizio di esercitare il diritto alla detrazione dell'Iva sulle fatture emesse nei confronti dei committenti che vengono sottoposti ad una procedura concorsuale. Per espressa previsione normativa, tali novità trovano applicazione solo con riferimento alle procedure concorsuali avviate dopo il 25 maggio 2021.

Recupero Iva prima e dopo fine maggio 2021

Pertanto se la procedura concorsuale è anteriore a tale data il recupero dell'Iva avviene solo dopo l'esito infruttuoso della procedura concorsuale. Inoltre il cedente ha la facoltà di rettificare l'imposta applicata solo in conseguenza di mancato pagamento comprovato da procedure esecutive individuali o procedure concorsuali rimaste infruttuose.Se invece la procedura concorsuale è stata avviata dopo il 26 maggio 2021 il recupero dell'Iva può avvenire prima dell'esito infruttuoso della procedura concorsuale.In tal caso, qualora il debitore sia sottoposto a fallimento, il creditore potrà emettere la nota di credito per l'intero importo e, conseguentemente, detrarre l'imposta versata e non incassata già a decorrere dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento.

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Dopo le modifiche apportate dal decreto Sostegni-bis, il comma 2 dell'articolo 26 descrive ora, esclusivamente i casi di mancato pagamento «in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o in conseguenza dell'applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente», essendo stata eliminata la parte che faceva riferimento al mancato pagamento a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose, all'accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ovvero al piano ex articolo 67, terzo comma, lettera d), Regio decreto 267/42.

I chiarimenti delle Entrate

Sul tema, l'agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti con la Circolare 20/E del 29 dicembre 2021. In tale documento di prassi, richiamando e condividendo gli orientamenti della Corte di giustizia Ue in materia, vengono esaminate le novità sulle modalità di recupero dell’Iva per le fatture emesse nei confronti di debitori sottoposti a procedure concorsuali. La Circolare, inoltre, contiene diversi casi esplicativi con cui il cedente/prestatore può recuperare l'Iva relativa alle note di variazione emesse tramite le liquidazioni periodiche o la dichiarazione.

Ai fini dell'emissione delle note di variazione Iva, continua a rimanere saldo il limite temporale di un anno come stabilito nel comma 3 dell'articolo 26 Dpr 633/72. Decorso tale termine, pertanto, il cedente che emetterà la nota credito dovrà indicare che trattasi di un'operazione non soggetta ad Iva ai sensi dell'articolo 26 comma 3 del Dpr 633/72.In relazione al recupero dell'Iva, l'agenzia delle Entrate ha chiarito inoltre che in ogni caso il contribuente è libero di scegliere di emettere la nota di variazione in diminuzione al termine della procedura concorsuale.

Quando si possono emettere note di variazione

Il decreto Sostegni bis ha inoltre modificato il comma 3-bis del suindicato articolo 26. La norma ora prevede che il debitore ha la facoltà di emettere note di variazioni Iva in conseguenza di:
1) procedure concorsuali;
2) accordi di ristrutturazione dei debiti;
3) piani attestati;
4) procedure esecutive rimaste infruttuose.

È stato poi introdotta una nuova norma, costituente il comma 5-bis dell'articolo 26, il quale prevede che: qualora il corrispettivo della prestazione venga “incassato” anche in seguito all'emissione della nota di credito, il creditore potrà emettere una nota di addebito;
il cessionario o committente ha diritto di portare in detrazione l'imposta corrispondente a detta nota di addebito;
il diritto alla detrazione dell'imposta indicata nella nota di addebito potrà essere esercitato qualora il cessionario abbia precedentemente rettificato l'imposta in aumento e versato la stessa.

Le conseguenze derivanti dall’emissione

Con alcune risposte ad istanze di interpello, precisamente la numero 192 del 24 giugno 2020 e la numero 119 del 17 febbraio 2021, l'agenzia delle Entrate ha poi chiarito i termini per la detrazione Iva nei casi di emissione di note di variazione, precisando che «l'imposta detratta confluirà nella relativa liquidazione periodica o, al più tardi, nella dichiarazione annuale Iva di riferimento».Pertanto, ai fini della detrazione si terrà conto del momento di emissione della nota di variazione, che rappresenta il presupposto formale necessario per l'esercizio concreto del diritto.Per il periodo di imposta 2021, la detrazione dovrà essere effettuata entro il 30 aprile 2022, data di presentazione delle dichiarazioni Iva.Si evidenzia infine che il contribuente, in presenza dei presupposti applicativi, ai fini di recuperare l'imposta versata, potrà avvalersi dell'articolo 30 ter del Dpr 633 del 1972 (Restituzione dell'Iva non dovuta) qualora siano scaduti i termini per l'emissione di una nota di variazione ai fini Iva e di contestuale presentazione della relativa dichiarazione.


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