Vela

Red Bull a fianco di Alinghi per il grande ritorno in America’s Cup

Christian Horner, team manager della squadra Red Bull Racing di F1, ha spiegato che ci sarà senz’altro una grande collaborazione fra i due team

di Alex D'Agosta

Il fondatore e ceo di Alinghi, Ernesto Bertarelli (Foto Epa)

3' di lettura

A soli due giorni dalla conquista del campionato del mondo di Formula 1 ad Abu Dhabi, che ha riportato la corazzata Red Bull nuovamente alla vittoria dopo un digiuno durato 8 lunghi anni, l’annuncio di oggi a Ginevra è di quelli storici. Nella conferenza stampa tenuta alla Societé Nautique de Geneve è stato infatti ufficializzato il ritorno del team Alinghi, sempre guidato dal coriaceo Ernesto Bertarelli, nella massima competizione a vela.

Contestualmente l’annuncio del title sponsor e tecnico, nientemeno che Red Bull, con tutto quello che ne consegue in termini di “travasi” tecnici dal mondo della Formula 1. Non a caso, durante lo svolgimento della conferenza stampa, è apparso Christian Horner, team manager della Red Bull Racing, che ha spiegato che ci sarà senz’altro una grande collaborazione fra i due team.

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La collaborazione con Red Bull

Sollecitato dal pubblico incalzante, ha cercato di contenere l’entusiasmo di poter vedere il mago dell’aerodinamica che tutti gli invidiano, Adrian Newey, notoriamente appassionato di vela e già in passato coinvolto in progetti di successo di taglio sportivo. Ma la priorità di Newey, a detta di Horner, almeno per il 2022, sarà nelle monoposto di nuova generazione: tuttavia il suo interesse per questo progetto non sarà senz’altro facile da contenere.

Fra le altre personalità annunciate oggi figura in particolare Brad Butterworth, uno delle massime autorità della vela dello scorso e di questo secolo ancora in attività. Si ricorda infatti la sua vittoria alla Whitbread Round the World Race nel 1989-1990 insieme all’altrettanto leggendario Peter Blake. Nel 2005 era diventato skipper di Alinghi, portandolo alla storica riconferma nella 32ma America’s Cup a Valencia, battendo in finale Team New Zealand per 5 a 2. Sul palco anche un italiano, il triestino Silvio Arrivabene, che aveva mosso i primi passi in questo ambiente nella campagna della trentunesima edizione in Nuova Zelanda nei ranghi di Vincenzo Onorato e del suo Mascalzone Latino: porta con sé l’esperienza recente di una campagna foiling come design production manager di American Magic, rappresentante dello storico New York Yacht Club, prematuramente eliminato nella semifinale di Prada Cup dal team Luna Rossa con un memorabile 4-0.

Alinghi in Coppa America

Sono passati 11 anni dall’ultima volta che si era vista un’imbarcazione “targata” Alinghi in una competizione ufficiale di Coppa America. Senza dubbio il suo ritorno, accompagnato da uno sponsor così grande e “rumoroso” farà da traino ad altri team e sponsor, che potranno più facilmente lanciare la sfida, sicuri di poter contare su altri protagonisti capaci di investire nella buona riuscita del proprio progetto e di riflesso in tutto l’evento, garantendogli visibilità e seguito.

La “vecchia brocca” ha vissuto una fase in cui si rischiava di perderne la memoria: dopo una stagione di oltre due decenni di successi di edizione disputate da una classe a “lenta evoluzione” di monocarena negli Stati Uniti, Nuova Zelanda e in Spagna, dopo l’edizione 2007 ha patito un calo di interesse in contemporanea all’avvio di un cambiamento irreversibile verso barche più performanti. Prima un’edizione caratterizzata dal catamarano svizzero contro il trimarano gigante americano, che ha strappato lo scettro ad Alinghi. Poi un’edizione di soli catamarani mediamente veloci ma assai pericolosi, che ha registrato anche una perdita di un atleta olimpico inglese molto amato, durante dei test a San Francisco. E poi un’evoluzione verso l’era “foiling”, in una prima edizione nuovamente tramite catamarani e poi con i più recenti monocarena con “piedi” retrattili. Anni inizialmente difficili, con pochi team partecipanti e un’audience tutt’altro che confrontabile rispetto all’era precedente. Ma l’ultima edizione ha dimostrato che l’intuizione tecnica avrebbe potuto attrarre nuovi target di spettatori grazie a una formula di gara che non solo prevedeva barche velocissime, ma anche competizioni più “serrate” e rapide. Insomma, la vela è diventato uno sport dove l’azione è diventata palpabile. Il tutto, pur facendo storcere il naso ai puristi della “vela praticata” dalla maggior parte degli amatori, con velocità elevate e un potere di attrattività mediatica infinitamente superiore al passato.


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