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Redditi «correttivo» del 730 da inviare entro il 30 novembre

Vademecum: il modello per le partite Iva può rettificare quello dei dipendenti. Compensazione o rimborso per recuperare il credito d'imposta

di Mario Cerofolini e Lorenzo Pegorin

6' di lettura

Se il contribuente non ha fornito tutti i dati per la compilazione del 730 e la correzione, l’integrazione e/o la rettifica comportano un maggior credito e/o un minor debito si può procedere a presentare entro il 25 ottobre un nuovo modello 730 completo di tutte le sue parti, indicando il codice 1 nella relativa casella “730 integrativo” presente nel frontespizio del modello. In questi casi il 730 integrativo deve essere obbligatoriamente presentato con tutta la documentazione “cartacea” di supporto, a un intermediario (Caf, professionista), anche se il modello originario era stato inoltrato direttamente via web dal contribuente o per il tramite del datore di lavoro.

Il vantaggio in questo caso è legato al fatto che il maggior rimborso scaturente dal modello 730 integrativo viene liquidato ancora una volta direttamente dal sostituto d’imposta. Oltrepassata la scadenza temporale del 25 ottobre, tuttavia, non tutto è perduto.

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È possibile presentare un modello Redditi PF 2022 rettificativo del 730 già inviato. Gli effetti che produce tale dichiarazione sono diversi in relazione alla possibilità di utilizzo del maggior credito a seconda di quando la stessa viene presentata. Va preliminarmente precisato che essendo l’errore a sfavore del contribuente (pro fisco) legato ad un minor credito d’imposta non è dovuta alcuna sanzione per la correzione.

Nel caso in cui il contribuente si attivi entro il termine di scadenza dell’invio del modello Redditi 2022, trasmettendo la dichiarazione rettificativa entro il 30 novembre 2022 saremo in presenza di quella che viene definita una dichiarazione “correttiva nei termini”. Il maggior credito scaturente da tale dichiarazione laddove non venga chiesto a rimborso è immediatamente utilizzabile in compensazione in F24 (codice tributo 4001 anno di riferimento 2021) e potrebbe quindi essere recuperato subito, ad esempio, con il versamento del saldo Imu eventualmente dovuto dal contribuente entro il prossimo 16.12.2022. Laddove il contribuente non avesse versamenti da effettuare tramite F24 potrà invece recuperare nel modello 730 del prossimo anno il maggior credito sommandolo al credito maturato nel 2022.

Trascorso il termine del 30.11.2022 per il contribuente è sempre possibile presentare una dichiarazione integrativa del precedente modello 730/2022 errato. Questa dichiarazione può essere presentata entro i termini di scadenza dell’accertamento ovvero entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria (31.12.2027 avendo a riferimento il modello 730/2022). È opportuno tuttavia precisare che diversi sono gli effetti sulla possibilità di utilizzo del maggior credito in relazione al momento entro il quale si presenta la dichiarazione integrativa:
1) invio effettuato entro il 30.11.2023 - il maggior credito è immediatamente utilizzabile in compensazione oppure è riportabile nella dichiarazione successiva con possibilità di richiederne il rimborso l’anno prossimo (730/2023);
2) invio effettuato dopo il 30.11.2023 - l’importo a credito, potrà essere utilizzato in compensazione per eseguire il versamento di debiti maturati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione integrativa. Nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è presentata la dichiarazione integrativa è indicato il credito derivante dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalla dichiarazione integrativa.

Soltanto la ricevuta attesta che l’invio è andato a buon fine

Dopo aver effettuato l’invio del modello Redditi, come posso verificare che la procedura sia effettivamente andata a buon fine?
L’invio telematico del modello non conclude il complesso iter che caratterizza la procedura che governa l’inoltro del modello redditi per l’anno d’imposta in scadenza il prossimo 30 novembre. La dichiarazione, infatti, si considera, presentata solo nel momento in cui è avvenuta la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate. A tal fine diventa fondamentale verificare l’avvenuto buon fine della procedura. Dopo l’invio, il servizio telematico Entratel restituisce una ricevuta (denominata «comunicazione di avvenuto ricevimento») che costituisce la prova della presentazione. La ricevuta deve contenere: il numero di protocollo assegnato al file; il nome del file; il numero dei documenti in esso contenuti; gli identificativi di chi ha trasmesso il file; la data di produzione della stessa ricevuta. Si ricorda, a tal proposito, che la stampa della pagina Entratel che riporta il riepilogo statistico non costituisce prova dell’avvenuto ricevimento da parte dell’agenzia delle Entrate di una particolare dichiarazione: la ricevuta va sempre scaricata sulla postazione utente, elaborata, e quindi, vanno analizzate le attestazioni del singolo documento in essa contenute. In caso di “invio fai da te” da parte del contribuente la ricevuta relativa all’invio della dichiarazione (Redditi PF 2022) è riconoscibile dalla dicitura «RPF22» presente nella colonna «Tipo documento». La ricevuta ha lo stesso numero di protocollo telematico (rilasciato dalle Entrate) della dichiarazione.

File spedito scartato: si deve intervenire entro 5 giorni

Cosa accade se la dichiarazione viene scartata? Quale scadenza esiste per poter reinviare il modello?
Le dichiarazioni vengono scartate per la presenza di errori «gravi», ossia equivalenti ad un «modello non conforme». Lo scarto del file equivale alla mancata presentazione della dichiarazione. Dopo aver rimosso la causa che ha provocato lo scarto, il file va quindi ritrasmesso per intero, senza alcun riferimento all’invio precedente.
È dunque importante che il professionista incaricato o il contribuente stesso che ha provveduto all’invio del modello proceda, successivamente all’invio della dichiarazione, a verificare tempestivamente le comunicazioni telematiche. Quando si verifica l’errore, è necessario, entro i 5 giorni successivi, rimuovere la causa che ha generato lo scarto, (il cui motivo è indicato nella ricevuta dell’Agenzia), ripetendo, come detto, l’invio.
In caso contrario le dichiarazioni non ritrasmesse saranno considerate definitivamente omesse. Si ricorda inoltre che, in ipotesi di inoltro telematico avvenuto fra il giorno 26 ed il trenta novembre, il successivo invio, effettuato al fine di rimuovere l’errore originario che ha generato lo scarto, potrà avvenire, (e sarà considerato comunque nei termini, quindi senza sanzione) anche oltre la scadenza di legge (30/11/2022) purché, si proceda, tassativamente, entro i 5 giorni seguenti l’invio della dichiarazione originaria scartata.

Nell’integrativa tutti i dati e non solo quelli da correggere

Quali tipi di errori è possibile riscontrare dopo l’inoltro della dichiarazione?
Al fine di rimuovere l’eventuale presenza di errori “gravi” nel modello è necessario fare attenzione al tipo di controllo che ha generato lo scarto e porvi rimedio.
Si ricorda, infatti, che il reinoltro nei 5 giorni, del modello senza sanzioni e senza la necessità di una dichiarazione integrativa, è possibile solo nell’ipotesi di scarto dell’intero file o della dichiarazione (quattro o tre asterischi presenti nella ricevuta) e non in ogni ipotesi di anomalia.
Le comunicazioni da parte delle Entrate riportano, infatti, gli errori secondo una scala graduata contrassegnata da asterischi e lettere, a seconda della tipologia dell’errore riscontrato. Si va dai quattro asterischi (****) che caratterizzano le inesattezze che determinano lo scarto dell’intera fornitura, fino ad arrivare all’asterisco singolo (*) che segnala anomalie di entità ridotta in presenza delle quali la dichiarazione può comunque essere trasmessa senza l’obbligo di rimuovere l’errore.
Se la dichiarazione è stata presentata in maniera incompleta o con dati inesatti, non tali da determinare lo scarto della fornitura, si deve tuttavia presentare una dichiarazione correttiva, se nei termini, ovvero una dichiarazione integrativa, se fuori termine, barrando le relative caselle apposte sul frontespizio del modello.
È da tenere presente che, salvo il caso in cui le specifiche tecniche relative al modello non indichino specificamente il contrario, la dichiarazione “correttiva” o “integrativa” deve contenere tutti i dati dichiarati e non soltanto quelli che sono stati aggiunti o modificati rispetto alla dichiarazione da correggere o integrare.

Inoltro dopo il 30 novembre: tutte le mosse per rimediare

Cosa accade se non si riesce ad inviare il modello redditi entro il termine del 30 novembre prossimo?
In caso di dimenticanza non tutto è perduto, in quanto è possibile procedere con il cosiddetto invio di una dichiarazione tardiva.
In primo luogo va chiarito che per dichiarazione tardiva si intende una dichiarazione che è stata presentata entro i 90 giorni successivi alla scadenza del termine di presentazione della stessa. La dichiarazione tardiva è soggetta alla sanzione in misura fissa di 250 euro, che può essere ridotta a 25 euro (1/10 della sanzione ordinaria) grazie al ravvedimento operoso.
Se oltre alla tardività della dichiarazione c’è anche un carente/tardivo versamento del tributo emergente dalla dichiarazione stessa, è prevista una sanzione per omesso versamento regolarizzabile anch’essa con il ravvedimento operoso.
Se la dichiarazione omessa è presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo e prima dell’inizio dell’attività di accertamento sono previste riduzioni, in quanto si applica una sanzione: pari a 150 euro se non sono dovute imposte; compresa tra il 60% ed il 120% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 200 euro.

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