L’operazione

Reddito cittadinanza: 9mila denunciati in indagine Gdf. Sventata truffa da 60 milioni

Gli arresti e le perquisizioni sono state condotte nelle province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia, Milano, Andria, Barletta e Agrigento, e hanno consentito di sventare una truffa di oltre 60 milioni di euro

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2' di lettura

Oltre 9mila persone sono state denunciate dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cremona e Novara su disposizione della Procura della Repubblica di Milano, che stanno dando esecuzione a 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei membri di una associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni ed al conseguimento di erogazioni pubbliche, tra cui, in particolare, il reddito di cittadinanza.

Gli arresti e le perquisizioni sono state condotte nelle province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia, Milano, Andria, Barletta e Agrigento.

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Banda di cittadini di origine rumena

I promotori, cittadini di origine rumena (una persona sola è italiana), avevano il compito di procurare i documenti ed i nominativi di propri connazionali avvalendosi anche dell'ausilio di complici operanti all'estero. Questi documenti venivano poi consegnati, tramite persone di fiducia, ai titolari compiacenti di Caf i quali predisponevano e compilavano la falsa documentazione di supporto alla domanda (DSU e codice fiscale).

Successivamente altri membri erano incaricati di ritirare le card presso gli uffici postali.Le attività investigative, orientate e supportate anche dalle approfondite analisi condotte dal Nucleo speciale Spesa pubblica e Repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza condotte in stretta sinergia con l'Inps, hanno fatto emergere significativi elementi di responsabilità in capo ai titolari dei caf coinvolti.

La banda di cittadini di nazionalità rumena sgominata dalla Gdf era riuscita a produrre «indebite istanze per una truffa di oltre 20 milioni di euro». L’operazione ha permesso di «evitare l’indebita percezione di altri 60 milioni di euro».

Gip, adottata procedura parallela

Hanno adottato una «procedura parallela» caratterizzata dalla completa elusione e disattesa delle più basilari disposizioni, legalmente sancite, in merito al reddito di cittadinanza, le 16 persone arrestate. Lo si legge nell’ordinanza del gip milanese Teresa De Pascale che nella sua ricostruzione ha evidenziato che l’«illecito business» architettato è «imprescindibilmente legato alla conoscenza di cavilli procedurali» da parte degli indagati. La truffa riguarda anche il reddito di emergenza.

Codice fiscale in tempi record

In 518 hanno dichiarato di vivere tutti nello stesso palazzo di Piazza Selinunte, in 287 in via degli Apuli in un unico condominio e 212 in viale Aretusa allo stesso indirizzo, tutti a Milano. Sono queste, assieme al codice fiscale attribuito in tempi record, alcune delle anomalie rilevate nelle oltre 9 mila domande fasulle per ottenere il Reddito di Cittadinanza e di Emergenza al centro dell’indagine. Come ricostruisce il gip, la truffa che ha portato ad incassare indebitamente circa 20 milioni, ruota attorno alla Nova Servizi, società con sede legale in centro a Milano e che opera in convenzione sia con il Patronato Sias che con il Caf Mcl (Movimento Cristiano Lavoratori), i cui soci e promotori della maxi truffa ai danni dell’Inps, Oscar Nicoli e Njazi Toshkesi, sono tra coloro da stamane in cella. Secondo la ricostruzione del giudice le domande “fasulle” riguardavano persone originarie della Romania “che non risultano, contrariamente a quanto dichiarato” aver vissuto mai a Milano e nemmeno in Italia. La gran parte di loro “è titolare esclusivamente di codice fiscale attribuito solo pochi giorni prima che venisse presentata la domanda di reddito di Cittadinanza” e inoltre non hanno il requisito che prevede l’aver risieduto nel nostro paese per almeno 10 anni.

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