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Reddito di cittadinanza, attuazione a rischio per la crisi di governo

Tra le 103mila domande per cui l’Inps ha sospeso l’istruttoria (905mila quelle accolte), molte arrivano da extracomunitari con la residenza in Italia da 10 anni che restano in una situazione di incertezza. Incerta anche lasorte dei 471 aspiranti navigator campani che hanno vinto la selezione ma non possono essere contrattualizzati

di Giorgio Pogliotti


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2' di lettura

L’attuazione del reddito di cittadinanza rischia di essere compromessa dalla crisi di governo. Entro il 30 giugno il ministero del Lavoro, di concerto con quello degli Esteri, avrebbe dovuto indicare i Paesi extracomunitari i cui cittadini sono esonerati dall’obbligo di presentare la certificazione sui requisiti reddituali e patrimoniali e la composizione del nucleo familiare. Tra le 103mila domande per cui l’Inps ha sospeso l’istruttoria (sono 905mila quelle accolte), molte arrivano da cittadini extracomunitari richiedenti il reddito di cittadinanza con la residenza in Italia da 10 anni che restano in una situazione di incertezza.

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L’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, come ha sottolineato un’interrogazione parlamentare di Laura Boldrini (Leu), ha evidenziato che nella legge istitutiva non viene spiegato quale sia il contenuto della «apposita certificazione» che lo straniero dovrebbe produrre. Oltre a un profilo umano c’è anche un risvolto economico. L’accoglimento o meno di queste domande avrà dei riflessi sulla spesa, considerando che il governo Conte ha stimato in 1,5 miliardi tra reddito di cittadinanza e “quota 100” i risparmi per il 2019, prevedendo un’adesione al di sotto delle attese, e ha congelato le risorse per evitare la procedura di infrazione europea.

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Ma la crisi di governo può avere riflessi anche sulla sorte dei 471 aspiranti navigator campani che hanno vinto la selezione indetta da Anpal servizi, che non possono essere contrattualizzati perché il governatore campano Vincenzo De Luca non intende firmare la convenzione con l’Agenzia guidata da Mimmo Parisi, vertenza su cui il ministero del Lavoro stava faticosamente cercando di trovare una soluzione.

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C’è un’altra scadenza che rischia di slittare: entro settembre i comuni devono predisporre le procedure amministrative per istituire i progetti utili alla collettività in ambito culturale, sociale, ambientale che i beneficiari del reddito di cittadinanza devono svolgere per un periodo compreso tra le 8 e le 16 ore settimanali. Questi progetti devono essere «coerenti con le competenze professionali del beneficiario» e «le propensioni emerse nel corso del colloquio sostenuto nel centro per l’impiego».

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Tuttavia ancora i beneficiari non sono stati contattati dai centri per l’impiego; se tutto va bene, nel corso del mese di settembre saranno convocati con un sms per fissare un appuntamento. Questo perché le 21 piattaforme informatiche regionali non sono ancora in grado di dialogare con il sistema dell’Anpal, e dunque i centri per l’impiego non hanno la disponibilità degli elenchi dei percettori del reddito da convocare. Eppure, secondo la legge, dovevano essere convocati entro un mese dall’ottenimento del sussidio che molti percepiscono da fine aprile.

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