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Reddito di cittadinanza, aumentano i contratti ma sono in prevalenza precari e di breve durata

Al 31 ottobre su 1.369.779 beneficiari della misura tenuti a sottoscrivere un patto per il lavoro 352.068 hanno avuto almeno un impiego. Nel 65% dei casi si tratta di un rapporto a termine. I contratti stabili sono appena il 15,4%. Dal 3 marzo attivati solo 429 assegni di ricollocazione

di Cl.T.

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2' di lettura

L’ultima fotografia aggiornata al 31 ottobre mostra una crescita dei contratti di lavoro attivati a vantaggio dei beneficiari del reddito di cittadinanza tenuti alla sottoscrizione di un patto per il lavoro. Al 31 ottobre, ha reso noto Anpal Servizi, i beneficiari del Rdc “occupabili” sono saliti a 1.369.779. Di questi, 352.068 hanno avuto almeno un rapporto di impiego successivamente alla domanda del beneficio. Si tratta del 25,7%, vale a dire uno su quattro; una percentuale in aumento rispetto al 18,7% registrato a inizio settembre, quando erano 1.048.610 i beneficiari “occupabili” e in 196.046 avevano sottoscritto un rapporto di lavoro. Sempre al 31 ottobre però i rapporti di lavoro ancora attivi sono 192.851. Secondo l’ultimo report Inps il Rdc interessa 1,4 milioni di nuclei, pari a oltre 3,1 milioni di individui.

Contratti precari e di breve durata

Scendendo più nel dettaglio di questi numeri, si evince come i contratti a tempo indeterminato siano solo il 15,4% del totale, il 4,1% sono apprendistati. La stragrande maggioranza, il 65% degli interessati, ha firmato un contratto a termine. Con riferimento ai rapporti a tempo e di collaborazione, il 69,8% ha una durata inferiore ai 6 mesi, il 20,9% tra i 7ed i 12 mesi e appena una quota del 9,3% supera la soglia dell’anno. Sono circa 55mila i beneficiari che hanno avuto un contratto di lavoro con la qualifica di professioni non qualificate nel commercio e nei servizi (il 15,6% del totale). Più di 48mila hanno svolto un lavoro qualificato nelle attività ricettive e della ristorazione (il 13,7% del totale).

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Il ruolo (scarso) dei centri per l’impiego

Non c’è un dato su quanti di questi contratti siano stati veicolati da parte dei 2.700 navigator e dai centri per l’impiego. È probabile, tuttavia, che non sia una grandissima parte, visto che dal 3 marzo, data in cui è iniziata la sperimentazione, sono stati attivati dai centri per l’impiego appena 429 assegni di ricollocazione legati alla misura.Inoltre, se si guarda ai dati Eurostat sui metodi per la ricerca di lavoro, emerge come solo un quarto dei disoccupati si rivolge ai centri per l’impiego, dato che è crollato al 15,1% nel secondo trimestre del 2020, complice il lockdown.

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