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Reddito di cittadinanza, chi vuole lo stop e chi chiede modifiche: programmi a confronto

Da sempre nel mirino del centrodestra (oltre che di Italia viva). La Lega denuncia le troppe frodi e invoca una «riforma profonda». Fdi è per l’abolizione. Il Pd chiede di seguire le indicazioni della Commissione Saraceno, a partire dall'ingiustificata penalizzazione delle famiglie numerose e/o con minori

Bonaccini: “Reddito di cittadinanza va cambiato, non abolito”

2' di lettura

Cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, ( di cui chiede il “rafforzamento” nel suo programma con «misure per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive e monitoraggio delle misure antifrode») il reddito di cittadinanza è da sempre nel mirino del centrodestra. Non a caso quest’ultimo nel suo programma comune è molto netto, perché chiede la «sostituzione dell’attuale Rdc con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro». Mentre Azione e Iv, in attesa della ufficializzazione del programma, punterebbero a una riforma sostanziale (anche se Iv - promotrice di un referendum per l’abolizione - avrebbe preferito una cancellazione tout court, almeno per le fasce di beneficiari “impiegabili”).

Il reddito di cittadinanza va abolito

Fdi, è drastica, proponendone l’abolizione. Lo ha detto spesso la leader Giorgia Meloni. E lo ha ribadito oggi con il capogruppo al Senato Luca Ciriani: «Il reddito di cittadinanza va cancellato, un conto è il dovere sacrosanto di aiutare chi è in difficoltà perchè non può lavorare, altro è regalare un assegno di stato a chi non vuole lavorare»

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Lega: non funziona, troppe frodi

La Lega nel suo programma ricorda che il Reddito di Cittadinanza è arrivato al suo terzo anno di vita. E che «così com’è, non funziona». Nato come misura sperimentale, «è stato un aiuto durante la pandemia, ma troppe sono state le frodi». Tanto che il 74% delle truffe sarebbe «riconducibile a dichiarazioni mendaci su residenza e cittadinanza». Truffe che
verrebbero azzerate se i controlli ex ante venissero fatti dagli Enti locali.

Il meccanismo di riforma

Nello specifico la Lega punta però a una «profonda riforma» del Reddito, con la quale si intende: mantenere il sostegno al reddito «per i percettori inidonei al lavoro, rivedendo i criteri di accesso, dando maggior peso al quoziente familiare, rimodulando gli importi in funzione delle differenti soglie di povertà assoluta (e quindi del potere d’acquisto) registrate sul territorio nazionale». Mentre per i percettori idonei all’attività lavorativa, «la misura viene invece riformata trasformandola in un vero e proprio ammortizzatore sociale finalizzato all’occupazione: corso di formazione, tirocinio e contrattualizzazione dei percettori a fine percorso, attraverso il coinvolgimento delle agenzie private del lavoro, delle associazioni datoriali e attraverso l’utilizzo di incentivi fiscali e contributivi per l’assunzione dei percettori».

Pd: no alla penalizzazione delle famiglie numerose

Il Pd parla invece in maniera più soft della necessità di «ricalibrare opportunamente» il reddito di cittadinanza, «secondo le indicazioni elaborate dalla Commissione Saraceno, a partire dall’ingiustificata penalizzazione delle famiglie numerose e/o con minori». E aggiunge che è necessario completare il sistema con un altro meccanismo: l’integrazione pubblica alla retribuzione (in-work benefit) in favore dei lavoratori e delle lavoratrici a basso reddito, come proposto dalla Commissione sul lavoro povero.

Questo tipo di integrazione «introduce nel sistema opportuni incentivi di ricerca e permanenza di occupazioni, permette l’emersione di lavoro nero e incentiva al lavoro». In questo quadro, appare utile favorire la cumulabilità tra sussidi e lavoro senza disincentivare la partecipazione al mercato del lavoro, come proposto dalla Commissione Saraceno sulla riforma del Reddito di Cittadinanza. Infine, si propone «di ridurre il periodo minimo di residenza in Italia per accedere al reddito di Cittadinanza, oggi fissato in 10 anni».

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