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Reddito di cittadinanza, dalla durata all’offerta di lavoro: tutte le novità

Il sussidio per gli occupabili nel 2023 si riduce a 7 mesi. Obbligo scolastico da completare per i giovani tra i 18 e i 29 anni

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2' di lettura

Il reddito di cittadinanza cambia ancora nell’ultima versione della manovra uscita dalla commissione Bilancio. Con una serie di emendamenti viene innanzitutto stabilito che l’assegno sarà riconosciuto agli occupabili nel 2023 per 7 mesi (e non 8 come stabilito originariamente nella legge uscita dal Consiglio dei ministri). Una mossa che consente di risparmiare oltre 200 milioni in più rispetto alle previsioni, facendo salire la dote del reddito a quasi un miliardo di euro.

Una maxicopertura a cui corrisponde, per aiutare chi si trova in povertà assoluta, un microstanziamento da 1,5 milioni nel 2023 e 2 milioni nel 2024 destinato alla sperimentazione nuovo “reddito alimentare” voluto dal Pd per distribuire pacchi di prodotti invenduti e ridurre così lo spreco.

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Salta l’offerta «congrua»

La stretta sul reddito arriva anche sulle offerte di lavoro. Con l’approvazione di un emendamento a firma Maurizio Lupi (Noi Moderati), il riferimento normativo all’offerta cosiddetta «congrua» scompare. In pratica la prima offerta che - se rifiutata - fa perdere il diritto all’assegno non dovrà più considerare le esperienze e competenze maturate e nemmeno la distanza del luogo di lavoro e i tempi di trasferimento. Finora per essere considerate congrue le offerte dovevano infatti riguardare posti di lavoro entro 80 chilometri dal domicilio del beneficiario, raggiungibili in 100 minuti con mezzi di trasporto pubblici.

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Per i giovani sussidio legato alla scuola dell’obbligo

Su spinta del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara viene previsto che per i giovani la fruizione del reddito di cittadianza (o l’eventuale misura assistenziale che dal 2024 lo sostituirà) sia legata all’istruzione. Per i beneficiari di età compresa tra 18 e 29 anni che non hanno terminato la scuola dell’obbligo la possibilità di usufruire del reddito sarà condizionata all’iscrizione e alla frequenza di percorsi di formazione o comunque funzionali all’adempimento dell’obbligo scolastico.

La quota affitto del reddito direttamente a proprietario

L’ultima novità riguarda chi invece utilizza il reddito per pagare l’affitto. La quota del sussidio per l’alloggio sarà erogata direttamente al locatore dell’immobile. In particolare il beneficiario del sussidio deve comunicare all’ente erogatore del Reddito di cittadinanza (l’Inps) i dati del locatore, secondo le modalità che verranno definite con un decreto del ministro del Lavoro, sentito il garante per la Privacy. La quota non sarà più a disposizione del beneficiario ma sarà versata direttamente al proprietario dell’immobile. Una norma con cui, secondo Confedilizia, viene finalmente «fatta giustizia».

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