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Reddito cittadinanza e Cig: «Da sussistenza a incentivazione»

La ricetta del Centro studi in intelligence economica di Tor Vergata: due mosse da fare subito per contrastare il rischio-collasso

di Marco Ludovico

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La ricetta del Centro studi in intelligence economica di Tor Vergata: due mosse da fare subito per contrastare il rischio-collasso


3' di lettura

«Trasformiamo Rdc-reddito di cittadinanza e cig-cassa integrazione guadagni da politiche da Stato assistenziale a politiche da Stato innovatore». L’evoluzione è «da misure di sussistenza a misure di incentivazione strategica». La proposta è del Cesintes, il centro studi in intelligence economica e security management del dipartimento Ingegneria dell’impresa dell’università di Roma Tor Vergata.

Gli scenari post quarantena
Massimo Giannini e Francesco Farina, coordinatore scientifico e direttore esecutivo del Cesintes avevano già lanciato alla fine di marzo un « diario di guerra» per l’economia finita nell’emergenza COVID-19 dove sottolineavano, tra l’altro, la necessità di «creare liquidità senza creare debito». Ora rilanciano con un altro documento: «Scenari post quarantena: non andiamo al collasso». La premessa è drammatica: «Non ce ne stiamo o non ce ne vogliamo rendere conto - scrivono Farina e Giannini - ma stiamo andando a velocità sempre più sostenuta verso il collasso del Paese e se non lavoriamo ad un repentino cambio di direzione raggiungeremo presto un punto di “non ritorno”».

Gli interventi con priorità
Il riordino di Rdc e Cig sollecitato nel documento universitario si fonda sull’assunto di passare da «s pesa fine a se stessa a spesa con effetto moltiplicatore grazie alla valutazione integrata dei fabbisogni e dei benefici. Almeno in via straordinaria e a partire immediatamente dalle risorse utilizzate per le politiche per il lavoro». La rimodulazione del reddito di cittadinanza «potrebbe diventare parte del costo aziendale per una busta paga “reale” per il lavoratore che assume un RdC, con beneficio per la persona inquadrata con un regolare contratto, per l’azienda che avrebbe di fatto un taglio netto del cuneo fiscale, per la quota di sua competenza, e per l’Inps che spenderebbe solo una parte dell'intero costo del RdC». E anche « per il sistema tributario che vedrebbe generarsi nuovi oneri fiscali e contributivi».

Il caso della manodopera in agricoltura
«Se con parte dei percettori di RdC si rispondesse al grido delle associazioni agricole che lamentano un “buco” di 350.000 lavoratori - sottolinea la ricerca del Cesintes - l’incentivo, su una busta paga medio bassa di un operatore potrebbe tradursi in una tantum/mese di 400 Euro, a detrazione del prelievo contributivo a carico dell’azienda agricola, con vincolo ovviamente di nuova assunzione o regolarizzazione».
Con l’ipotesi che «se la domanda di lavoro espressa dal settore agricolo venisse interamente soddisfatta dai percepienti del RdC (908.000 quelli pronti per il “patto del lavoro”) avremo 350.000 occupati in più e un risparmio mensile per l’Inps di 52 milioni e 500 mila Euro rispetto a quanto avrebbepagato a “inerti” fermi a casa».

L’effetto moltiplicatore
Ma il risultato positivo secondo Farina e Giannini sarebbe ancora più ampio. «Se il risparmio ottenuto fosse destinato a incentivare la “riemersione” e regolarizzazione degli oltre 130 mila lavoratori agricoli irregolari stimati, si potrebbero potenzialmente attivare 480.000 lavoratori, riducendo del 3,66% la quota dei 13 milioni e 100 mila tra disoccupati e inattivi in Italia». Con la conseguenza, afferma il documento, sul «bilancio annuale (potenziale) dello Stato: avrebbe il suo bel ritorno, con un beneficio complessivo potenziale in termini tributari di oltre due miliardi e mezzo di Euro».

I conti con la cig rimodulata
La ricerca sostiene il valore di «un ragionamento analogo per la Cassa integrazione, vincolando però l’incentivo al mantenimento in attività o ad una nuova assunzione (anche di RdC)». In questo caso «il risparmio medio potenziale di 340,00 Euro/CIGpersona (940,00 valore medio CIG – 600,00 incentivo mese una tantum) potrebbe a sua volta alimentare il periodo di durata dell’incentivo e la platea di lavoratori interessati».
La prospettiva è «in un’ottica di otto mesi da qui a fine anno, a fronte di un trasferimento di 33 miliardi e 600 milioni, lo Stato avrebbe un bliancio positivo potenziale di quasi 32 miliardi di flusso tributario generato».
L’effetto moltiplicatore, secondo la ricerca, «avrebbe la sua gloria: le imprese ricominciano a produrre (offerta di beni e imposte indirette), le persone ricominciano a lavorare (fiducia, tributi e consumi) le catene del valore con servizi, facilities, logistica etc, riprendono a lavorare (fiducia, tributi e consumi)».

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