emergenza Covid 19

Reddito di cittadinanza, erogato l’assegno senza obblighi di lavoro per due mesi

Per effetto del coronavirus il Dl cura Italia fa slittare a metà maggio la partecipazione ai programmi di politica attiva e le convocazioni ai centri per l’impiego

di Giorgio Pogliotti

Reddito di cittadinanza, ecco che lavori faranno i percettori

3' di lettura

L’emergenza coronavirus produce i suoi effetti anche sul reddito di cittadinanza. Per i prossimi due mesi i percettori del sussidio continueranno a ricevere il bonifico dall’Inps, ma verranno meno gli obblighi di attivazione. A stabilirlo è il dl cura Italia, che a causa della limitazione degli spostamenti sul territorio decisa per contrastare la diffusione del virus, fa slittare a metà maggio la partecipazione ai programmi di politica attiva, dal reddito di cittadinanza all'assegno di ricollocazione, anche per i percettori di Naspi, Discoll e per i beneficiari di integrazioni salariali.

Nei Cpi da metà maggio le chiamate per il Patto di servizio
Per due mesi, a partire dall’entrata in vigore del Dl, viene meno il cosiddetto principio di “condizionalità”, che lega il godimento di un sussidio all’impegno e alla partecipazione da parte del beneficiario alle politiche attive del lavoro e all’accettazione di offerte di lavoro congrue.
Slittano di due mesi anche i termini per la convocazione ai centri per l’impiego per la partecipazione ad iniziative di intervento per il Patto di servizio personalizzato.

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Nuova battuta d’arresto per le politiche attive
Così a undici mesi dall’avvio del reddito di cittadinanza, la “fase 2” delle politiche attive del lavoro che pure è partita in forte ritardo e tra mille difficoltà, subisce una nuova battuta d’arrresto, questa volta per cause esterne, legate al coronavirus.

Secondo l’ultima rilevazione dell’Inps di gennaio, i nuclei familiari titolari del reddito di cittadinanza sono 933 mila (per 2,4 milioni di individui), ma non tutti “occupabili” (una parte è destinata ai Patti per l’inclusione sociale). Nell’ultimo report di metà febbraio l’Anpal ha evidenziato che i centri per l’impiego hanno convocato 529mila beneficiari su un totale di 908mila che potrebbero stipulare un Patto per il lavoro, i “presenti” alla prima convocazione sono stati 396mila, sono stati sottoscritti 263mila Patti di Servizio. Alla stessa data hanno trovato lavoro in quasi 40mila, ma non si conosce quanti di questi posti siano effettivamente attribuibili al reddito di cittadinanza.

In ritardo anche i progetti per la collettività
Questo quadro di ritardi generalizzati, riguarda anche i cosiddetti Puc, i progetti utili alla collettività, che i comuni avrebbero dovuto promuovere per coinvolgere attivamente i percettori del reddito di cittadinanza per almeno 8 ore settimanali. Sono ancora pochissime le realtà che li hanno attivati.

Novelli (Fi): consegna a domicilio per gli anziani dai percettori del Rdc
Eppure in tempi di coronavirus, i percettori del sussidio potrebbero rendersi utili alla collettività, propone Roberto Novelli (Fi), soprattutto a favore della parte della popolazione più debole, gli anziani: «Molti comuni stanno cercando volontari per aiutare anziani e disabili attraverso la consegna a domicilio della spesa e dei farmaci - afferma-. E’ l’occasione per impegnare queste persone in servizi alla collettività». Novelli chiama in causa l’associazione nazionale dei comuni: «Gli anziani sono i soggetti più a rischio, bisogna far sì che non debbano uscire di casa, consegnando a domicilio i beni di prima necessità. L’Anci predisponga d’urgenza un Puc valido per tutti i Comuni, che preveda quale attività la consegna a domicilio della spesa e degli altri beni di prima necessità da parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza».

Per approfondire:

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