politiche del lavoro

Reddito di cittadinanza, l’Ue frena sull’uso dei fondi europei

di Giorgio Pogliotti

Luigi Di Maio e Marianne Thyssen (Imagoeconomica)

3' di lettura

Dalla Ue arriva la frenata sull’uso dei fondi comunitari per finanziare il reddito di cittadinanza. Dal vertice di Lussemburgo è emerso infatti che il Fse può essere utilizzato come fonte complementare per sostenere misure volte a rafforzare i servizi pubblici per l’impiego, la formazione, per combattere la disoccupazione giovanile. Ma non per sostituire la spesa nazionale, né per misure ordinarie o solo per politiche «passive»: lo ha ribadito la commissaria Ue al welfare, Marianne Thyssen, al ministro del Lavoro Luigi Di Maio nel colloquio di giovedì sui dossier pendenti.

Alla luce di questo “stop” resta da capire come potrà essere finanziata la misura bandiera del M5S che, secondo le diverse proiezioni, avrà un costo di 17 miliardi (fonte gli stessi grillini che citano l’Istat) o 38 miliardi (fonte Inps), di cui 2 miliardi per la riforma dei centri per l’impiego che dovrebbe rappresentare il primo passaggio. L’obiettivo di Di Maio è di veder decollare entro l’anno il reddito di cittadinanza, il vicepremier è convinto che i fondi Ue possano essere usati «sicuramente per la partita dei centri per l’impiego», in particolare «l’Fse-Plus può essere un’opportunità in quelle regioni in cui sono messi peggio». Ma il Fondo sociale europeo 2014-2020 è stato già assegnato e non si prevedono risorse aggiuntive. Non a caso contro l’ipotesi di impiego del Fse-Plus insorgono le Regioni che chiedono al governo di prevedere risorse aggiuntive per il reddito di cittadinanza e di non sottrarre fondi già assegnati. «Il timore è che vengano sottratte risorse già assegnate per le finalità regionali e territoriali di politiche attive del lavoro, formazione professionale, lotta alla povertà, potenziamento dei servizi territoriali», spiega Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria e coordinatrice della commissione Affari Europei della Conferenza unificata. Critico il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani: «Non è finanziando il reddito cittadinanza - ha detto ad Assocarta -che daremo prospettive ai nostri giovani, le risorse vanno concentrate per rafforzare la politica industriale».

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Ieri Di Maio ha parlato di reddito di cittadinanza al congresso della Uil a Roma, ed ha risposto alle critiche di un ritorno all’assistenzialismo: «So che ci sono giuste obiezioni anche nell’altra forza politica che governa con noi -ha detto il vicepremier-. Alla Lega ho spiegato che l’obiettivo non è dare soldi per starsene sul divano. Tu hai perso il lavoro e ti viene chiesto di fare un percorso per riqualificarti, formarti, intanto ricevi un reddito e tu dai al tuo sindaco 8 ore di lavoro gratis a settimana di pubblica utilità». Il riferimento è al Ddl del 2013, prima firmataria la presidente della commissione Lavoro del Senato, Nunzia Catalfo (M5S), che prevede un reddito minimo condizionato - privo delle caratteristiche di universalità e assenza di condizionalità tipiche del sussidio erogato a tutti in modo indistinto -, con un sostegno per circa 9 milioni di cittadini che versano in condizioni di povertà relativa, da 780 euro mensili (per un single) fino a 2.340 euro (per nuclei con 5 componenti), a fronte dell’attivazione presso i centri per l’impiego, dove potranno rifiutare una proposta congrua di lavoro al massimo per tre volte (dopodiché perderanno il sussidio).

Il vicepremier ieri ha auspicato che in settimana venga approvato il cosiddetto “decreto dignità” con la stretta sui contratti a termine e le norme anti delocalizzazione, ha accolto positivamente la notizia dell’assunzione di 45 rider a tempo pieno da parte di Domino’s pizza che partecipa al negoziato al ministero sulle tutele per la gig economy, ed ha aggiunto: «Bisogna ridurre il costo del lavoro, partendo dalle start-up innovative, come ha fatto in Francia Macron che ha investito 4 miliardi».

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