LAVORO 

Reddito di cittadinanza, i nodi aperti: navigator Campania, immigrati e centri impiego

La prossima settimana per il reddito di cittadinanza dovrebbe partire la fase 2. Il condizionale è tuttavia ancora d’obbligo vista la crisi di governo e la mancanza, ancora, di alcuni provvedimenti attuativi

di Claudio Tucci


Reddito cittadinanza, fase 2: arrivano i patti per il lavoro

3' di lettura

Oggi una fetta dei 471 navigator della Campania inizieranno la propria protesta con lo sciopero della fame; mentre il governatore Vincenzo De Luca e il governo Conte, in carica per gli affari correnti, stanno discutendo e ancora non hanno firmato la convenzione per inserire queste professionalità nei centri per l’impiego campani (la Campania è la regione che ha il maggior numero di famiglie coinvolte nell’operazione reddito di cittadinanza, oltre 170mila).

GUARDA IL VIDEO - Reddito cittadinanza, fase 2: arrivano i patti per il lavoro

La questione Campania
Il nodo della querelle è che De Luca chiede prima di stabilizzare i 600 dipendenti precari che lavorano all’Anpal. Il decreto su Ilva e rider, che contiene anche le norme per la proroga di 8.500 Lsu, molti dei quali proprio in Campania, avrebbe potuto sbloccare la situazione. Ma il provvedimento, approvato dal consiglio dei Ministri con la formula “salvo intese”, è tra quelli rimasti intrappolati dalla crisi di governo. Quest’estate sono state firmate le prime 16 convenzioni con le regioni per far decollare i circa 3mila navigator che hanno superato il test di fine giugno. I navigator sono assunti con contratto di collaborazione da Anpal Servizi fino 30 aprile 2021, con una retribuzione lorda annua intorno ai 30mila euro.

A settembre via al Patto per il lavoro
Navigator a parte la prossima settimana, con l’arrivo di settembre, per il reddito di cittadinanza dovrebbe partire la fase 2. Il condizionale è tuttavia ancora d’obbligo vista la crisi di governo e la mancanza, ancora, di alcuni provvedimenti attuativi. Secondo il calendario previsto le scorse settimane, dal 2 settembre dovranno scattare le convocazioni dei percettori del reddito per costruire il percorso per la ricerca di un occupazione. Si firma il Patto per il Lavoro e, se non si accetteranno le offerte che verranno fatte nel corso dei prossimi mesi, si rischia di perdere il beneficio. È questo lo snodo più delicato del meccanismo del reddito di cittadinanza, che dovrebbe traghettare chi non ha lavoro verso l’occupazione. Finora infatti la misura si è connotata solo per il carattere assistenziale (alcuni beneficiari percepiscono il sussidio da aprile). La convocazione sarebbe dovuta arrivare nei 30 giorni successivi all’arrivo del reddito.

Il nodo immigrati
Come detto, però, ancora oggi non tutti gli ostacoli sono superati per la piena operatività del reddito di cittadinanza. Manca ad esempio il decreto che fissa le regole per la documentazione richiesta gli immigrati: in attesa l’Inps non ha accettato le loro domande.

Per saperne di più - Vai al dossier sul reddito di cittadinanza

Come funziona la convocazione
In ogni caso, navigator o meno, a settembre scatteranno le prime convocazioni. L’invito non riguarderà solo l’intestatario del reddito, ma tutti i maggiorenni della famiglia non occupati o che non frequentano un regolare corso di studi. Saranno invece esclusi i beneficiari della pensioni di cittadinanza o gli over65, nonché i disabili (per i quali può esserci però un’adesione volontaria finalizzata alla ricerca del lavoro). Esonerati sono anche i componenti della famiglia con impegno di cura per bambini sotto i 3 anni o per persone non autosufficienti. Il Patto per il Lavoro servirà a identificare le competenze e prevede che debba essere accettata almeno una delle tre offerte di lavoro congrue che verranno avanzate. La “coerenza”, in base alla legge, segue tre principi: la coerenza tra l’offerta di lavoro e le competenze, la distanza dal domicilio, la durata dello stato di disoccupazione. Così nei primi 12 mesi di fruizione del “reddito di cittadinanza” sarà congrua la prima offerta se entro 100 chilometri di distanza dalla residenza (o comunque raggiungibile con un massimo di 100 minuti con i mezzi pubblici), la seconda entro i 250 chilometri e la terza sull’intero territorio italiano. Dopo 12 mesi anche per la prima offerta la “congruità” è riconosciuta se si è entro i 250 chilometri.

L’altro percorso: l’inclusione sociale
Non per tutti, comunque, sarà obbligatorio il patto per il lavoro. Per alcuni nuclei familiari, in particolari situazioni di disagio bisognoso di aiuti, è possibile attivare il patto per l’inclusione sociale, passando attraverso i servizi dei comuni competenti per il contrasto alla povertà. In questo caso il percorso è diverso ma spesso era già attivato per ottenere il Reddito di inclusione (Rei), lo strumento utilizzato prima del Reddito di Cittadinanza per dare un supporto alle famiglie più povere.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...