chi deve fare la nuova domanda

Reddito di cittadinanza, a novembre scatta il tagliando per un assegno su 5

Parte il primo screening sui percettori del RdC che non hanno rispettato le condizionalità previste, se rientravano nei “Patti per il lavoro” o se non hanno utilizzato correttamente le risorse caricate sulla card

di Davide Colombo

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(ANSA)

Parte il primo screening sui percettori del RdC che non hanno rispettato le condizionalità previste, se rientravano nei “Patti per il lavoro” o se non hanno utilizzato correttamente le risorse caricate sulla card


3' di lettura

A settembre una famiglia su cinque (circa 376mila) delle beneficiarie del Reddito di cittadinanza ha ricevuto la diciottesima mensilità consecutiva del sussidio anti-povertà e dovrà ora fare la nuova domanda per accedere al secondo e ultimo ciclo di questo trasferimento monetario. In novembre dovrebbe poi partire il primo, complesso, screening sui percettori del RdC che non hanno rispettato le condizionalità previste, se rientravano nei “Patti per il lavoro” o perchè non hanno utilizzato correttamente le risorse caricate sulla card. La norma prevede decurtazioni graduate e gli interessati sono, in questo caso, circa 100mila nuclei.

Il primo “tagliando” del RdC

Il piano anti-povertà che ha preso il posto del Reddito di Inclusione è arrivato al suo primo giro di boa e il nuovo bilancio offerto da Inps nel suo Rapporto annuale incrocia con il dibattito aperto sul possibile “tagliando”. I nuclei che hanno ottenuto nel marzo del 2019 il primo ok per la domanda di RdC sono 742.057, il 36,3% del totale, e nei mesi a venire per tutte quelle che hanno incassato senza interruzione il sussidio si avvicina il momento del rinnovo o dell'uscita dal programma. A settembre i nuclei beneficiari del RdC o della pensione di cittadinanza (che non prevede una scadenza) erano 1.304.259, per un totale di 3.080.667 individui assistiti (il tasso di accoglimento delle domande è al 56,5%). L'importo medio mensile è di 524 euro e le regioni del Sud, con 802.588 famiglie coinvolte, assorbono il 61,5% della spesa totale. Secondo le analisi dei tecnici Inps l'impegno finanziario fin qui sostenuto è in linea con le dotazioni previste dal Fondo attivato al ministero del Lavoro: 7,1 miliardi nel 2019, 8,1 per il 2020, 8,3 a decorrere dal 2021. Significa che, a differenza del programma gemello ma non strutturale di “Quota 100”, sul fronte RdC potrebbero non esserci risparmi.

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Lo stress test Covid-19
Le microsimulazioni effettuate negli ultimi mesi dimostrano che il RdC ha ridotto la diseguaglianza di reddito (-0,7% dell'indice Gini), il tasso di povertà (dal 14,9% al 14,2%) e quello di deprivazione relativa (dal 39,2% al 33,4%). Ma ha anche mostrato diversi limiti, resi più evidenti dallo “stress test” imposto dalla pandemia, che ha indotto il governo a introdotte la misura provvisoria del Reddito di emergenza (Rem) per raggiungere i nuclei in povertà che per ragioni diverse non hanno chiesto (o non hanno ottenuto) il RdC. Le domande per il Rem, un sussidio per due mesi non superiore a 800 euro, sono state poco meno di 600mila, quelle accolte 285.234 (48,7%). Allargare le maglie del RdC con il Rem - con requisiti più bassi per Isee, reddito famigliare e patrimonio immobiliare - ha consentito di cogliere l'aiuto a molti esclusi, tra cui i cittadini extracomunitari residenti da meno di dieci anni.

Gli aggiustamenti possibili

Al netto delle considerazioni (tutte molto critiche) sugli obiettivi occupazionali che si prefiggerebbe il programma RdC - tra politiche di attivazione all'impiego e coinvolgimento dei percettori in progetti utili per la società - dall'analisi di impatto effettuate da Inps il primo “tagliando” dovrebbe affrontare alcuni punti molto chiari: la scala di equivalenza adottata per la definizione del reddito equivalente, da cambiare perchè penalizza i nuclei più numerosi; l'esclusione dei cittadini con meno di 10 anni di residenza; l'artificiale separazione tra contributo al reddito e il rimborso del canone di affitto, che discrimina le famiglie povere che vivono in una casa di proprietà. Si potrebbe aggiungere il possibile assorbimento, con il “tagliando” del RdC, della carta acquisti (in campo da 12 anni senza essere mai stata adeguata) e l'eventuale ricalibrazione del sussidio a seconda delle differenti soglie geografiche della povertà. Ma su questi due ultimi fronti, al momento, le analisi Inps non hanno ancora offerto soluzioni.


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