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Reddito di cittadinanza, i «paletti» della Lega ai Cinque Stelle

di Mariolina Sesto

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(AP)


2' di lettura

Reddito di cittadinanza? Sì, no, forse. L’ipotetico accordo M5S-Lega non può prescindere da un’intesa programmatica tra i due partiti. E il primo scoglio è subito affiorato: si tratta della proposta di punta dei pentastellati, quella che mira a fornire un reddito a chi non trova lavoro e che tanto successo ha riscosso nel meridione. Nella Lega si comincia a discutere del tema ed emergono, quanto meno, moltissimi paletti.

Prove d’intesa «anti-sistema» fra Lega e Cinquestelle

Le condizioni di Salvini
Qualche giorno fa incontrando la stampa estera Matteo Salvini ha detto: «Studierò la proposta Cinque Stelle sul reddito di cittadinanza che è cambiata varie volte, finora ne ho lette tre versioni». Per il segretario leghista sembra essere cruciale una condizione: che questa misura non abbia carattere assistenzialista.

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Il no di Siri
Uno dei plenipotenziari economici del Carroccio, Armando Siri, sembra però sbarrare la strada in modo incondizionato al reddito di cittadinanza. Le sue dichiarazioni sono tranchant: «Il reddito di cittadinanza lo trovo pedagogicamente, antropologicamente e socialmente sbagliato».
«Sono concettualmente contrario – aggiunge Siri – a dare dei soldi a qualcuno che non lavora. Chi si alza la mattina va a lavorare, fa i sacrifici si ritrova a pagare qualcuno che sta a casa con il sussidio pubblico e poi magari si trova un lavoretto in nero». «Questo non significa – sottolinea ancora l’ideatore della flat tax – non aiutare chi ha bisogno. Io sono il primo a dire che devono essere raddoppiati gli assegni minimi d’invalidità, aiutare le persone con disabilità e chi veramente non ce la fa. In questi casi bisogna mettere a disposizione i soldi e tutto il necessario per sostenere queste persone. Ma chi è in grado di lavorare deve poter ambire ad avere un lavoro, noi stiamo lavorando su questo cercando di creare delle prospettive su una domanda di lavoro che al momento non c’è».

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La proposta di Borghi
Chi nella Lega offre una mediazione è Claudio Borghi, consigliere economico di Salvini, e neodeputato: «Così come l’hanno proposto non funziona - argomenta Borghi - perché è destinato a tutti, magari anche a chi non ne ha bisogno, perché gode comunque di una ricchezza. Un buon compromesso potrebbe essere il reddito di inclusione che sta sperimentando il governo leghista della Lombardia. Non è troppo dissimile dal loro, ne salvi il principio ma almeno lo trasformi
in una misura che serve davvero contro la povertà». Vedremo come andrà a finire l’intera partita.

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