lotta alla povertÀ

Reddito di cittadinanza, una sfida per gli assistenti sociali (pochi e precari)

di Paola Rossi

Reddito di cittadinanza: ecco i 5 incentivi cumulabili per aumentare l'assegno

2' di lettura

Il decreto legge su pensioni e reddito di cittadinanza di cui in questi giorni si discute molto, senza peraltro riuscire a metterne a fuoco l'impatto sulla società italiana e a definirne con certezza i destinatari, avrà uno strumento di attuazione: i Comuni e il loro servizio sociale professionale.

In questo modo verranno in primo piano i pochi assistenti sociali di cui le istituzioni locali dispongono che, in assenza di una politica dell'assistenza che si qualifichi come tale, vengono impegnati soprattutto sul fronte dell'emergenza e dei compiti inerenti la magistratura.

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PER SAPERNE DI PIÙ / DOSSIER REDDITO DI CITTADINANZA

Ancora una volta, un professionista debole come l'assistente sociale, che nella maggior parte dei casi non vanta un rapporto diretto di dipendenza dal Comune, ma mediato da cooperative convenzionate, con un rapporto di lavoro precario e sottopagato, verrà investito di responsabilità agli occhi dei cittadini in relazione a aspettative molto significative. Sarà, infatti, incaricato dei controlli sull'uso del reddito di cittadinanza.

La professione è consapevole che un compito di controllo in relazione alle risorse di cui i cittadini beneficiano, ma anche a responsabilità familiari e di rilevanza sociale, deve essere esercitato e le spetta. Questa funzione è insita nel rapporto professionale in rapporto alla crescita e alla responsabilità della persona. Deve essere esercitata nell'ambito di una relazione fiduciaria e rispetto a un progetto condiviso, al reciproco impegno a superare una situazione di difficoltà. Ma ha qualche significato professionale un progetto che ha come fine prioritario il buon uso delle risorse , mentre si percepisce sullo sfondo il tintinnare delle manette?

In questa visione la povertà è colpevolizzata e viene affrontata solo in termini di reddito e mancanza di lavoro, mentre è una realtà complessa ed è anche, spesso, frutto di più generazioni di emarginazione e di un ambiente sociale in cui non si sono curati e sviluppati servizi per recuperare e sostenere le potenzialità di bambini, giovani e comunità. Servizi di cui non si fa menzione neppure oggi: i Comuni vengono depauperati di risorse e, in taluni casi, concorrono a creare emarginazione attraverso servizi disposti in un'ottica di discriminazione (per esempio le mense scolastiche).

Se gli assistenti sociali giovani e naturalmente interessati alla ricerca di un posto di lavoro verranno ingaggiati su un progetto così riduttivo, sono destinati a essere appiattiti e dequalificati, ma anche a essere usati come bersaglio per tutto il malcontento che si genererà in chi non si sentirà preso in carico da una comunità impegnata a coinvolgerlo in uno progetto di crescita e si sentirà guardato con il sospetto di essere un potenziale truffatore. Il rischio, insomma, è di diventare i capri espiatori di un progetto costruito male.

La mia professione è nata dalla Costituzione e a questa si rifà per i valori che professa. Per questo guardo con preoccupazione all' impiego problematico degli assistenti sociali, che meriterebbe una vasta riflessione.
Presidente emerito dell'Ordine degli assistenti sociali

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