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Reddito di cittadinanza: si allarga la platea con i nuovi requisiti per l’Isee

di Francesca Barbieri


Il reddito di cittadinanza spiegato dal “Nano”

2' di lettura

Il Decreto crescita, appena convertito in legge, porta “in dote” alcune novità per chi chiede il reddito di cittadinanza. Si ampliano i casi in cui potrà essere chiesto l’Isee provvisorio e viene introdotta la doppia opzione di calcolo per quello ordinario. Il ministero del Lavoro, sottolinea in una nota, che l’obiettivo è «rendere meno rigidi i requisiti per ottenere l'indicatore provvisorio e venire incontro alle esigenze di quei cittadini cui è mutata, in peggio, la situazione economica. In conseguenza di ciò, si allargherà pure la platea dei beneficiari che potranno accedere al Reddito di cittadinanza».
In base alle regole finora in vigore (Dpcm 159/2013) l'Isee corrente poteva essere chiesto a due condizioni: da un lato, il peggioramento delle “finanze” (situazione reddituale) della famiglia di oltre il 25%;  dall'altro, la variazione della situazione lavorativa di almeno uno dei componenti il nucleo familiare, avvenuta nei 18 mesi precedenti la richiesta.

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Cosa cambia per l’Isee
D’ora in avanti, con le novità introdotte dal decreto crescita, i requisiti diventano alternativi e si aggiunge un’ulteriore opzione. Potranno richiedere l’indicatore provvisorio quelle famiglie in cui uno dei componenti perde il lavoro - o un trattamento assistenziale, previdenziale o indennitario esente da Irpef - oppure se la situazione reddituale del nucleo familiare non dovesse cambiare del 25 per cento.
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Il decreto crescita poi ha modificato il comma 4 dell'articolo 10 del decreto legislativo 147/2017 secondo cui per il calcolo dell'ISEE ordinario devono essere considerati i patrimoni e i redditi del secondo anno precedente. Dall'entrata in vigore del decreto crescita, la richiesta potrà riferirsi a quelli del primo anno precedente se più convenienti per i cittadini. Arriva così una doppia possibilità: la scelta spetta alle famiglie secondo i propri calcoli di convenienza.
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Platea allargata
In questo modo, secondo il ministero del Lavoro, si risolvono i problemi per i richiedenti il Reddito di cittadinanza che avevano lavorato nel 2017 cui, di fatto, era precluso l’accesso al beneficio.
Se, infatti, per richiedere il reddito di cittadinanza si doveva far riferimento all’Isee dell'anno precedente, chi aveva appena perso il lavoro non rientrava nei requisiti di reddito necessari.

Al contrario, la valutazione delle domande sulla base del reddito corrente consentirà ai disoccupati in situazioni particolari, dunque anche se percettori di sussidio o disoccupati da oltre 18 mesi, di ottenere il reddito di cittadinanza.

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