la riforma

Reddito di cittadinanza: avvio al lavoro solo per 1 beneficiario su 4

di G. Pogliotti e C. Tucci


Ricerca del lavoro solo per un quarto dei percettori del reddito di cittadinanza

3' di lettura

Poco più di 120mila tra gli oltre 488mila nuclei percettori del reddito di cittadinanza, accolti nella prima tranche di domande di marzo, saranno chiamati dai centri per l’impiego per sottoscrivere il patto per il lavoro ed attivare un percorso di inserimento occupazionale. Si tratta di oltre il 24% della platea iniziale di beneficiari, il restante 76% è destinataria di misure di inclusione sociale o della pensione di cittadinanza (senza, dunque, gli obblighi di attivazione lavorativa). La percentuale è leggermente al di sotto del 26% di famiglie che l’Ufficio parlamentare di bilancio aveva stimato attivabile per percorsi lavorativi.

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I primi 120.226 nuclei beneficiari del Rdc da avviare al percorso personalizzato saranno contattati dai centri per l’impiego dal 24 giugno, più in avanti, pertanto, rispetto al timing previsto dalla legge (1 mese dopo l’erogazione delle risorse sulla card). Lo slittamento concordato ieri, nella riunione tecnica tra Anpal e regioni, servirà per dotare gli oltre 500 centri per l’impiego di infrastrutture tecnologiche uniformi, collegando banche dati di Inps, Anpal e regioni. Questo consentirà agli operatori dei Cpi di avere il quadro della situazione di ogni nucleo familiare percettore del Rdc, senza dover ricostruire la condizione di ciascun membro. Entro fine luglio questa prima platea dovrà recarsi fisicamente nei Cpi per entrare nel programma vero e proprio di politiche attive, con obblighi e doveri specifici e sanzioni in caso di inosservanza. La scadenza, almeno per il momento, sembra allineata con quella di fine giugno indicata dal presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive, Domenico Parisi, entro cui dovranno essere operativi anche i 3mila navigator per dare supporto al personale dei Cpi nell’assistenza ai percettori del reddito.

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Il passaggio successivo si avrà entro il 30 novembre 2019 quando, sempre secondo quanto è emerso ieri al tavolo tecnico, dovrà essere disponibile il sistema informativo di gestione centralizzato del reddito di cittadinanza, che consentirà alle regioni di operare in cooperazione applicativa e sul quale si poggerà il percorso di accompagnamento al lavoro. «Questa tempistica consentirà a tutti i centri per l’impiego di utilizzare l’applicazione operativa informatizzata, per avere una qualità del servizio uniforme sul territorio», spiega la coordinatrice degli assessori regionali al lavoro Cristina Grieco (Toscana). «I centri per l’impiego del Lazio sono pronti a accogliere sin da subito i beneficiari del reddito di cittadinanza - aggiunge l’assessore regionale al Lavoro, Claudio Di Berardino. Dal 24 giugno, quando saranno trasferiti alle regioni gli elenchi dei cittadini beneficiari che dovranno sottoscrivere un patto per il lavoro con tutte le informazioni utili per la loro convocazione, i Cpi procederanno con le convocazioni individuali».

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Va ricordato, che il bacino iniziale di poco più di 120mila beneficiari comprende sia under 29enni che disoccupati tra i 30 e i 64 anni che abbiano perso il lavoro negli ultimi due anni, o che hanno sottoscritto un patto di servizio nell’ultimo biennio, ancora attivo. Sono pertanto esclusi tutti quelli non censiti dalle strutture pubbliche, per i quali sarà necessaria un’ulteriore istruttoria. Ovviamente ogni mese il numero di percettori da “attivare” è destinato a crescere.

Le domande per il Rdc al 10 maggio hanno superato quota 1.125.000 (168mila sono pensioni di cittadinanza), con una percentuale di quelle accolte del 75% (840mila circa), almeno stando alle ultime cifre fornite dal presidente designato dell’Inps, Pasquale Tridico.

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