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Tutte le trappole per la maggioranza: reddito di cittadinanza, taxi e pensioni

Il governo guarda alla scadenza del 30 giugno per gli obiettivi del Recovery, ma restano in sospeso diverse partite per la maggioranza

di Marco Rogari

Draghi: "Vicini ad accordo su delega fiscale, programma Governo va avanti bene"

3' di lettura

Dalla riforma dei taxi alle limitazioni al bonus da 200 euro, dal reddito di cittadinanza alla realizzazione del termovalorizzatore di Roma. Senza dimenticare le incognite legate a un eventuale nuovo invio di armi all’Ucraina. Sono alcune delle “trappole” parlamentari guardate dal governo per le prossime settimane, dopo la tornata elettorale del 12 giugno e in parallelo alla «deadline» del 30 giugno per centrare i 45 obiettivi collegati alla nuova tranche del Recovery Fund. Il tutto dopo aver aggirato, per il momento, lo scoglio del disegno di legge per la concorrenza, con l’intesa sui balneari sotto forma di sostanziale rinvio tecnico, e sbloccato il dossier della delega fiscale, ma non senza riserve da parte di Leu.

Camere in stand-by fino al 12 giugno

Fino al voto del 12 giugno, che coinciderà con quello per i referendum sulla giustizia, le Camere saranno in stand by. Ma subito dopo la maggioranza potrebbe tornare immediatamente a fibrillare. A cominciare dalle modifiche al decreto Aiuti, che è arrivato alla Camera con la fisionomia di una piccola manovra e con tutto il suo carico di bonus. Primo fra tutti quello da 200 euro esteso anche ai titolari di Reddito di cittadinanza. Un allargamento della platea su cui la Lega in primis, ma anche tutto il centrodestra hanno già annunciato una pioggia di emendamenti. Che arriveranno sulla scia dell’iniziativa di Iv che dal 15 giugno ha avviato la raccolta delle firme per abolire questo strumento.

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Il Carroccio con una interrogazione in commissione Lavoro alla Camera, ha già fatto sapere di non accettare la decisione del governo, difesa dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, di estendere l’una tantum ai percettori del sussidio (caro al M5S) invece di destinare le stesse risorse al sostegno delle famiglie monoreddito. E la Lega ha anche già messo nero su bianco che presenterà un pacchetto di modifiche al decreto ribadendo che il Reddito di cittadinanza disincentiva la ricerca di lavoro.

Critiche che seguono quelle già espresse nei confronti del Rdc dal ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. A invocare correzioni sono anche Iv, Fi e Fdi e una parte dello stesso Pd. Ma Giuseppe Conte si dice convinto che Mario Draghi saprà difendere questa misura e, sempre a colpi di emendamenti al decreto Aiuti, si prepara a sbarrare la strada, minacciando di non votare un eventuale fiducia, al termovalorizzatore su cui punta il sindaco di Roma, il Dem Roberto Gualtieri.

I nodi in sospeso, dal trasporto locale ai taxi

La bagarre è praticamente già certa anche in occasione nell’imminente passaggio alla Camera, dopo il primo sì del Senato, della delega per la concorrenza. A Montecitorio dovranno essere sciolti molti nodi rimasti in sospeso, come quelli sui trasporti pubblici locali e la riorganizzazione dei taxi su cui i partiti, soprattutto quelli di centrodestra, hanno già annunciato battaglia. E lo spazio per le mediazioni non sarà molto, anche perché il provvedimento dovrebbe essere approvato definitivamente non oltre la prima metà di luglio.

Tornando al decreto Aiuti, le votazioni in Commissione dovrebbero entrare nel vivo attorno al 20 giugno con l'obiettivo di garantire l’ok di Montecitorio entro il 16 luglio. Tra i ritocchi in arrivo dai partiti ci saranno anche quelli per salvaguardare meglio il potere d’acquisto delle pensioni dall’aggressione dell'inflazione. Si tratta di uno dei cavalli di battaglia dei sindacati che chiedono anche di riaprire il confronto su tutto il capitolo della previdenza per evitare che all’inizio del 2023, con lo stop a Quota 102, si torni alla legge Fornero in versione integrale.

Un rischio che vuole assolutamente scongiurare la Lega che è già tornata alla carica per l’adozione di Quota 41 mentre Forza Italia sembra puntare su Quota 104. Spetterà al governo decidere se e come riaprire ufficialmente il confronto sulla riforma.

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