la riforma

Reddito cittadinanza: trova lavoro solo una persona su tre

di Raoul de Forcade e Filomena Greco

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(IMAGOECONOMICA)


3' di lettura

Sono oltre 25mila in Piemonte i beneficiari del Reddito di cittadinanza, presi in carico dalla rete dei Centri per l’impiego attraverso la sottoscrizione di un Patto per il lavoro. Di questi 8mila, meno di un terzo dunque, lavorano tra contratti a tempo determinato, lavoro intermittente, tirocini e altre tipologie di contratti. I numeri della più grande tra le tre regioni del NordOvest fanno emergere la difficoltà di applicazione di una riforma voluta soprattutto dal Movimento 5 Stelle. La proporzione è ancora più bassa in Liguria dove il rapporto tra le persone prese in carico e quelle che hanno ottenuto un contratto è di uno a quattro.

Con l’avvio del Reddito di cittadinanza sono state introdotte anche le figure dei Navigator, 163 in tutto il Piemonte, 5 in Valle d’Aosta e 56 in Liguria. Figure professionali “in scadenza” però – visto che i loro contratti, seppur prorogabili, sono a tempo determinato – ma che dovranno comunque essere integrate sempre più nella nuova organizzazione dei Servizi per l’impiego a cui le Regioni stanno mettendo mano. Stesso discorso vale per i percorsi di lavoro nati all’interno delle procedure attivate per il Rdc. Si tratta perlopiù di contratti di lavoro a tempo determinato o flessibili – in Piemonte sono censiti 18mila contratti spalmati su circa 8mila lavoratori – anche se dall’avvio della riforma in Piemonte i contratti a tempo indeterminato per percettori di Reddito di cittadinanza sono stati 897.

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Sul fronte della Liguria, da giugno 2019 a fine settembre 2020, sono stati notificati alla Regione 19.387 beneficiari di reddito di cittadinanza. Di questi, 17.691 sono stati convocati dai Centri per l’impiego, 2.810 sono stati esclusi dagli obblighi dell’Rdc e 2.163 sono stati esonerati dagli obblighi Rdc per varie causali previste dalla normativa stessa sul reddito. Altri 4.755 sono invece decaduti dal diritto di percepire l’assegno sempre per ragioni legate alla legge di riferimento.

Alla fine, i beneficiari di Reddito di cittadinanza presi in carico da Centri per l’Impiego e Navigator sottoscrivendo un Patto per il lavoro sono stati 7.405. Di questi (al 20 settembre, ultimo dato disponibile) 1.772 hanno avviato un rapporto di lavoro come effetto dei servizi di politica del lavoro ricevuti.

In Valle d’Aosta le persone inserite nella nella platea dei percettori del Reddito di cittadinanza sono circa 300 su un totale di 1.200. Tutti coloro i quali percepiscono la misura vengono convocati per attività informative e formative di base, spiegano dalla Regione Autonoma, mentre l’Inps dal mese scorso ha iniziato a comminare sanzioni a chi non rispetta gli obblighi previsti dalla normativa, esattamente come accade per le indennità di occupazione. Tutte e 300 le persone stanno facendo un percorso e durante il mese di novembre la Regione organizzerà un evento focalizzato sull’incontro tra domanda e offerta di lavoro con imprenditori del settore turistico ricettivo per la selezione dei lavoratori stagionali. «Si tratta di solito di formule veloci ed efficaci per mettere in contatto imprese e persone in cerca di lavoro, ed è un intervento apprezzato dagli operatori economici – spiegano dagli Uffici della Regione – visto il lavoro di preselezione che viene fatto».

Una azione mirata e customizzata sui singoli lavoratori è il modello che dovrebbe essere preso in considerazione per i beneficiari del Reddito di cittadinanza, almeno per i profili ricollocabili nel mondo del lavoro. Mentre il discorso è diverso per chi è escluso dai percorsi attinenti la ricerca di un impiego per motivi familiari o di condizione socio-economica. Una riforma, quella che ha introdotto Reddito di cittadinanza e Navigator, che solleva molte critiche sul territorio.

Non nasconde la sua posizione ad esempio l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte Elena Chiorino: «Credo che la riorganizzazione dei Servizi per l’impiego non possa passare attraverso la figura dei Navigator che devono cercare lavoro per altri quando loro stessi hanno una posizione precaria. In linea generale, pur nel rispetto istituzionale della normativa, non esito a criticare questa forma di assistenzialismo che può avere senso in una fase di emergenza ma che non può rappresentare una risposta alle esigenze del mondo del lavoro nella seconda manifattura europea».

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