dopo l’ok al decreto

Reddito e quota 100: come è cambiato il testo rispetto al contratto di governo

di Andrea Gagliardi


Via libera al decretone: ecco le regole per reddito di cittadinanza e pensioni

2' di lettura

Dopo il via libera del Cdm al “decretone”, reddito di cittadinanza e “quota 100” diventeranno pienamente operativi da aprile. Ma come è cambiato il testo finale rispetto alle misure previste nel contratto di governo? Quest’ultimo conteneva soprattutto delle linee guida, senza entrare nel dettaglio attuativo dei singoli provvedimenti. Eppure alcune differenze sono riscontrabili.

Come è cambiato il reddito di cittadinanza
Nella sua versione finale il reddito di cittadinanza si compone di due elementi: un reddito minimo garantito fino alla soglia massima di 6mila euro annui (500 mensili) per un single moltiplicato per un scala di equivalenza parametrata sui componenti il nucleo familiare. Una seconda parte a integrazione dell'affitto fino a massimo 3.360 euro l'anno (280 mensili). Mentre nel contratto si faceva riferimento a un ammontare complessivo «fissato in 780 euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE per nuclei familiari più numerosi».

Al fine di consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro, l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai
centri dell'impiego. Nel contratto si parla di «massimo tre proposte nell'arco temporale di due anni», mentre nel decreto l’arco temporale in cui è possibile che arrivino le tre offerte di lavoro è di tre anni. Non solo. Il contratto prevede «un investimento di 2 miliardi per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l'impiego», senza specificare l’arco temporale. Nel testo finale si parla invece di un investimento da un miliardo sia per il 2019 che per il 2020.

Come è cambiata quota 100
Il contratto è molto scarno sulla riforma delle pensioni e lo stop alla legge Fornero. Parla però esplicitamente dello stanziamento di «5 miliardi per agevolare l'uscita dal mercato del lavoro», mentre nel «decretone» le risorse appostate ammontano a 3,9 miliardi per quest’anno. Inoltre il contratto fa riferimento alla necessità di un riordino del sistema del welfare «prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza». Ma il governo giallo-verde non ha previsto per ora nessuna legge-delega in tal senso.

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