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Reddito di inclusione, attuazione avanti veloce

di D. Colombo

(ANSA)

2' di lettura

La macchina per l'attivazione del Reddito di inclusione, la prima misura nazionale di contrasto alla povertà, ha segnato un passo avanti decisivo con il varo del decreto che attua la delega approvata all'inizio di marzo e in scadenza il prossimo 25 settembre. Il testo deve ora incassare i pareri della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari competenti per poi essere pubblicato, con le eventuali correzioni finali, in Gazzetta. Secondo le previsioni governativa dal 1° di gennaio 2018 (ma le domande si potranno inviare da fine 2017) il reddito di inclusione dovrebbe arrivare a una platea di circa 500mila nuclei familiari (1,8 milioni di individui). Le risorse in campo sono 1,850 miliardi a decorrere dal prossimo anno, cui si devono aggiungere 262 milioni destinati agli enti locali chiamati ad attivare i progetti personalizzati di attivazione e inclusione sociale e lavorativa cui i beneficiari del Rei devono aderire pena la perdita del trattamento economico.

Con il Rei cresce la platea dei beneficiari
La platea potenziale dei beneficiari sarebbe di 660mila famiglie, come ha detto oggi il ministro Giuliano Poletti, se si considerano anche i nuclei poveri che già beneficiano di altri trattamenti assistenziali. Il decreto riordina anche la vecchia social card e l'Asdi. Con il Rei si allarga la platea dei beneficiari dell'attuale misura di contrasto alla povertà, il Sostegno per l'inclusione attiva (Sia), in pagamento dallo scorso novembre e che a maggio è arrivato a circa 90mila famiglie (180mila individui): circa 320 euro al mese con una carta di credito a ricarica bimestrale che può arrivare fino a 480 euro in caso di genitore singolo. Una estensione che parte dai nuclei con più minori e dove sono presenti disoccupati over 55enni.

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Bankitalia: non solo sussidi monetari ma servizi alle famiglie
In attesa del varo definitivo e al di là delle polemiche che da sempre accompagnano questa misura di carattere universale per le risorse messe in campo, giudicate non sufficienti a coprire la domanda di assistenza estrema, vale ricordare in questa sede i rilievi sollevati sul Rei dalla Banca d'Italia nella relazione annuale presentata settimana scorsa. Si tratta di una scelta condivisibile su cui però non mancano gli avvertimenti. Secondo Bankitalia infatti, affinchè il nuovo Rei sia realmente efficace «è necessario verificare le effettive condizioni di bisogno per accedere al beneficio» e bisogna poi «porre in essere adeguati servizi alle famiglie per garantire loro una maggiore inclusione sociale, in aggiunta ai trasferimenti monetari». Via Nazionale invita insomma a «limitare i possibili incentivi a permanere indefinitamente nel programma».

Un richiamo da non sottovalutare proprio in considerazione delle scarse risorse messe in campo. Nel 2015, ultimo anno per il quale si dispone di informazioni, il numero di persone in condizioni di disagio economico, rileva Via Nazionale, è rimasto sui massimi raggiunti a seguito della crisi. La quota di individui a rischio di povertà o esclusione sociale si è attestata al 28,7 per cento, circa tre punti percentuali in più rispetto al 2007 e cinque punti oltre il dato medio dell'Unione europea. Il numero di individui in condizione di povertà assoluta era pari al 7,6 per cento della popolazione (4,6 milioni di persone, sulla base di stime dell'Istat), il valore più elevato dal 2005.

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