misure di contrasto alla povertà

Reddito minimo, partiti divisi. Costi tra i 7 e i 20 miliardi

di Andrea Gagliardi

4' di lettura

Non c'è solo il reddito di cittadinanza targato M5s, con coperture necessarie da oltre 20 miliardi. I 5 Stelle, si sa, chiedono un assegno che arrivi a garantire la cifra di 780 euro, la soglia di povertà certificata dall’Istat. Un sostegno economico riconosciuto agli oltre 9 milioni di italiani (3 milioni di famiglie) sotto la soglia di povertà, ossia che non raggiungono i 9.360 euro l’anno. Misura difesa dal M5s come non assistenziale, ma «condizionata» e non universale, che comporta cioè precisi obblighi per il destinatario, tra cui iscriversi presso i centri per l’impiego pubblici, seguire corsi di formazione professionale ecc.

Assieme alla proposta del M5s in Parlamento giacciono altri testi legislativi simili, messi a punto da esponenti Pd, ex dem e di Sel. Il deputato Roberto Speranza, quando militava ancora nel Pd come leader di Area Riformista, lanciò una proposta di un reddito minimo di 500 euro destinato a disoccupati e anche a chi, con piccole attività, non riesce a mettere insieme quella cifra. Se la proposta dei 5 Stelle vale oltre 20 miliardi l’anno, quella di Area Riformista parte da meno: 7 miliardi l'anno. Anche la Sinistra dem di Gianni Cuperlo ha presentato una proposta per istituire il “Reddito di inclusione sociale”. L'importo del contributo verrebbe calcolato secondo la Regione di residenza e la composizione del nucleo familiare, partendo in ogni caso dagli indigenti totali ed esteso gradualmente. La famiglie che guadagnano poco o nulla riceverebbero dallo Stato una integrazione del reddito fino al superamento della soglia di povertà. La proposta parte gradualmente con 1,7 miliardi per arrivare intorno ai 7.

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Una proposta di legge per l'istituzione del reddito minimo garantito è stata presenta anche da Sel. Consiste nell’erogazione di un importo di 600 euro al mese (7.200 all'anno), destinato a disoccupati, inoccupati e lavoratori precari, con un reddito personale imponibile non superiore ad 8 mila euro nell'anno precedente alla presentazione dell’istanza. I 600 euro crescono con il crescere della numerosità della famiglia (1000 per due componenti, 1330 per tre e 1630 per quattro. Fino ad arrivare a 1.900 euro se ci sono 5 persone tra coniuge e figli). Il sussidio può essere revocato se si rifiuta un’offerta di lavoro.

È possibile che il Pd di Matteo Renzi rilancerà sul tema. Magari sviluppando meglio la proposta di «lavoro di cittadinanza», accennata dall’ex premier durante il viaggio in California. «Il reddito di cittadinanza devasta l’art.1 della Costituzione. Noi siamo per il lavoro che è dignità e non per l’assistenzialismo» ha ribadito il segretario dem in occasione della marcia Perugia-Assisi organizzata domenica dal M5s.

Non ci sono proposte ufficiali a nel centrodestra sul reddito minimo. Ma non sono mancate caute aperture. Per Berlusconi il reddito di cittadinanza, come è stato calcolato dai 5 Stelle, «non è sostenibile». Ma il Cavaliere non ha mancato di ipotizzare, «partendo dall’imposta negativa sul reddito di Milton Friedman, di integrare i redditi insufficienti». Assicurando: «Questo, tagliando le spese, si può fare». Pochi spazi in casa centrista. «Sul reddito di cittadinanza mi chiedo: se abbiamo un euro dobbiamo finanziare la disoccupazione o creare le condizioni per cui chi non ha un lavoro possa averlo?» ha dichiarato lo scorso febbraio il capogruppo di Area popolare, Maurizio Lupi.

L’Italia, con la recente approvazione dellla legge delega per la lotta alla povertà e l'adozione del reddito di inclusione è uscita dalla lista nera dei Paesi privi di una misura universale di contrasto alla povertà (in Europa è rimasta solo la Grecia). Il reddito di inclusione dovrebbe arrivare a una platea di almeno 400mila famiglie, che corrispondono a circa 1,5 milioni di persone, pari a un quarto di tutti i nuclei familiari che vivono in condizioni di povertà assoluta (secondo i dati Istat sono 4,6 milioni di cittadini). In particolare si tratta di famiglie con figli minori, disabili, donne in gravidanza e over 55 disoccupati in condizioni di disagio. In futuro la misura potrebbe progressivamente interessare 2 milioni di persone. L’importo massimo dell’assegno, che sarà caricato su una card bimestrale, sarà di 485 euro mensili. Non potrà superare l'importo dell'assegno sociale per gli over 65,7 senza reddito (5.824 euro l'anno).

Le coperture ammontano a 1,6 miliardi quest'anno, che salgono a 1,7-1,8 miliardi il prossimo anno. Il reddito da inclusione sarà assegnato però solo con l'adesione del capofamiglia a un progetto personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa.

Ma quali sono le misure adottate nel resto d’Europa per garantire adeguate forme di protezione a disoccupati e cittadini meno abbienti? Nel Regno Unito, uno dei Paesi pionieri del reddito minimo garantito, questa misura si chiama «Income-based Jobseeker's Allowance». E consiste in un “aiuto economico” di circa 300 euro mensili (a una singola persona). In Francia esiste il «Revenu minimum d'insertion (Rmi)». Un singolo percepisce 460 euro mensili. Il sussidio francese però non è a misura fissa. Cresce infatti a seconda se il beneficiario è in coppia e se ha figli. In Germania si può disporre invece dell’«Arbeitslosengeld». Dal 1° gennaio 2013 il contributo di primo livello (il più alto) è di 382 euro per un singolo senza reddito. Sussidi per l'affitto e il riscaldamento vengono elargiti a parte. Il sussidio danese è tra i più ricchi: la base per un singolo over 25 è di 1.325 euro (escluso l'aiuto per l'affitto, che viene elargito a parte), che arrivano a 1.760 per chi ha figli. I beneficiari che non hanno inabilità al lavoro sono obbligati a cercare attivamente un’occupazione e ad accettare offerte appropriate al loro curriculum, pena la sospensione del diritti.

Da segnalare l’esperimento sociale partito dal 1 gennaio di quest'anno in Finlandia. Si tratta di un reddito di cittadinanza del tutto incondizionato, ma limitatamente al biennio 2017-2018 e a un campione di 2.000 persone senza lavoro, scelte tra coloro che percepiscono il sussidio di disoccupazione, ai quali sarà garantito un reddito base di 560 euro al mese. In questo periodo, i duemila scelti non dovranno fornire all’autorità del welfare né spiegazioni né documentazioni su come spendono la somma ricevuta.

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