possibili emendamenti alla manovra

Reddito, quota 100, investimenti: il Governo cerca l’intesa sul deficit

di Andrea Carli


Manovra, Conte: dialogo con Juncker è interesse di Italia e Ue

7' di lettura

Quel “ritocco ai decimali”, quel “non fare muro sul deficit” delineati dal governo giallo verde all’indomani della cena del premier Conte con il presidente della Commissione Ue Juncker al tredicesimo piano di Plais Berlaymont a Bruxelles suonano come un’apertura di Roma nei confronti dell’Europa. Un’apertura che avviene dopo mesi di trattative in salita, dichiarazioni al fulmicotone, strappi consumati a suon di lettere e, soprattutto, lo spettro incombente di una procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Due decimali di Pil di risparmi lavorando su vincoli e calendario di reddito di cittadinanza e pensioni e un taglio equivalente, da 3,6 miliardi, sul deficit perché i soldi andranno a finanziare le «spese eccezionali» per strada e dissesto idrogeologico. Poggia su queste basi la nuova “offerta” a Bruxelles decisa dal vertice di Governo.«Confermati gli obiettivi già fissati, in particolare sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza e sulla tutela del risparmio» hanno dichiarato in una nota Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini al termine del vertice a Palazzo Chigi.

Allo stato attuale, posto che la soglia del 2,4% del rapporto tra deficit e Pil non sembra più un limite invalicabile, si tratta di capire come potrebbero cambiare reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero tramite il meccanismo della quota 100, ovvero i due cavalli di battaglia, rispettivamente, di M5s e Lega. Prospettive che chiamano in causa non solo il nodo coperture, alla base di quel livello di deficit che Bruxelles considera inaccettabile, ma anche le caratteristiche delle misure.

Conte: calo deficit da 2,4 a 2,2% vale 3,6 miliardi
Nel rapporto deficit/Pil contenuto nella Legge di bilancio, ha sottolineato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervenuto in mattinata a margine della Snam Partners Day 2018 a Milano, «passare dal 2,4 al 2,2% significa parlare di 3,6 miliardi di euro». «Stiamo presentando una manovra – ha poi aggiunto - che punta a fare le riforme e oggi non parlo di decimali, ne parlerò quando avrò le informazioni tecniche e l'impatto economico preciso al centesimo, dopodiché valuteremo».

La Commissione Ue: ci atteniamo ai fatti e non a dichiarazioni
A Bruxelles non si scoprono le carte. Alla domanda se ritenesse le aperture dichiarate dai massimi esponenti del governo italiano sulla possibile riduzione dell’obiettivo programmatico di deficit/pil nominale 2017 dal 2,4%, un portavoce della Commissione Ue ha risposto: «Preferisco attenermi ai fatti e non ai commenti». Che sia sufficiente una riduzione del target di 0,2 punti percentuali è però tutto da dimostrare. L’idea che circola è che la Commissione potrebbe accettare un target sotto il 2%, forse al massimo inchiodato al 2%. Resta il fatto che i conti devono essere risolti non sulla base delle stime del governo bensì sulle stime della Commissione europea che danno un deficit/pil nel 2019 a quota 2,9 per cento.

Draghi: politiche insostenibili rischio per Eurozona
Intanto il presidente della Bce Mario Draghi, intervenuto davanti al parlamento europeo, ha messo in evidenza che «l’area euro area può essere esposta a rischi che originano da politiche domestiche insostenibili che portano a debiti troppo alti, vulnerabilità del settore finanziario e mancanza di competitività», rischi - ha aggiunto - che «possono contagiare Paesi con fragilità simili o forti legami con quelli dove il rischio è originato».

L’ipotesi presentata a Bruxelles: 4-5 miliardi da reddito e quota 100 agli investimenti
A tenere banco in queste ore, in vista del vertice, è stato il nodo coperture della manovra. Se oggi il capo del Governo ha parlato di 3,6 miliardi, l’ipotesi che è circolata nelle ore che hanno preceduto e che hanno fatto seguito ala cena di Bruxelles tra Conte e Juncker di babato sera, si fonda sul presupposto che, alla fine, per coprire reddito di cittadinanza e quota 100 non saranno impiegati tutti i 16 miliardi di euro previsti dal ddl di Bilancio.

Reddito di cittadinanza e superamento Fornero da aprile anziché da gennaio
Grazie alla mossa di far partire entrambe le misure dal 1° aprile anziché da gennaio, è il ragionamento rimbalzato nelle telefonate tra le prime file dell’esecutivo giasllo verde, verrebbero risparmiati dai quattro ai cinque miliardi. L’ammontare preciso dovrebbe essere indicato nei provvedimenti attuativi delle due riforme, quindi o in un decreto legge che sarà approvato a gennaio dopo il via libera definitivo alla manovra (probabile per il reddito di cittadinanza) o, anche, tramite emendamenti allo stesso Ddl, nel percorso parlamentare di conversione in legge (veicolo quest’ultimo più plausibile per le novità in materia di pensioni). In concreto, la mossa consentirebbe di recuperare uno 0,2% del Pil sul 2,4% fissato come tetto per il 2019. Risorse che dovrebbero andare a finanziare quello che, stando alle indicazioni fornite dal ministro dell’Economia Tria, dovrebbe essere il vero motore della ripresa dell’economia italiana: gli investimenti. Che sono, allo stesso tempo, la scommessa per convincere l’Europa sulla tenuta delle stime di crescita per l’anno prossimo (1,5%) previste nella manovra e ritenute poco credibili, non solo da Bruxelles.

Di Maio: reddito di cittadinanza sgravio per le aziende
C’è poi un altro aspetto da prendere in considerazione, che va oltre i numeri e le coperture. Questo aspetto concerne le caratteristiche delle riforme. Sul reddito di cittadinanza, ad esempio, i Cinque Stelle sembrano ormai essersi convinti sulla sua tramutazione in sgravi per le imprese che assumono chi lo percepisce. «Il reddito di cittadinanza - ha chiarito Di Maio in un’intervista rilasciata in mattinata a Radio Radicale - se lo scambiano disoccupato e impresa: quando il disoccupato diventa occupato l’impresa che lo ha occupato prende il reddito per qualche mese». Il leader pentastellato ha assicurato che la misura «sarà un vantaggio anche per gli imprenditori», sotto forma di «sgravio».

Da incentivo al reddito a politica attiva del lavoro
Da misura di sostegno al reddito, dunque, la misura sembra acquisire delle caratteristiche da politica attiva del lavoro. Anche se il leader pentastellato ha tenuto a precisare che «il reddito di cittadinanza non cambia pelle. La misura che abbiamo portato avanti negli ultimi sei anni come M5S adesso entra nella Legge di Bilancio come l’abbiamo progettata. C’è un principio generale - ha aggiunto ancora -: se tu accetti di formarti e accetti la proposta di lavoro prendi un reddito per un tempo determinato, quando l’azienda ti assume o tu decidi di aprire un’azienda, allora l’azienda prende per tre mesi il reddito di cittadinanza che tu stavi prendendo come disoccupato, oppure se l’azienda assume una donna avrà uno sgravio di sei mesi, che è sempre l’ammontare del reddito». Il piano del reddito di cittadinanza, ha concluso Di Maio, ha anche obiettivi di «autoimpiego». Stefano Cuzzilla, presidente di 4.Manager, considera positiva la rimodulazione del reddito di cittadinanza come sgravio alle imprese che assumono i beneficiari del sussidio. Se confermata, ha sottolineato, «è un cambio di passo a favore delle politiche attive del lavoro».

La proposta del leghista Siri: risorse alle imprese per stimolare formazione
Questa nuova “impostazione” del reddito di cittadinanza è in linea con la proposta, formulata nei giorni scorsi dal sottosegretario alle Infrastrutture, il leghista Armando Siri, di attribuire le risorse alle imprese per stimolare formazione e occupazione. Il lavoro comune con il sottosegretario al Welfare, anche lui leghista, Claudio Durigon, con il sottosegretario 5S al Mef, Laura Castelli, e con gli altri esponenti del Movimento, sembra ora aver portato a un compromesso accettabile per entrambe le forme politiche azioniste di maggioranza dell’esecutivo. Il reddito sarà distribuito come previsto a chi ne ha necessità, arrivando fino ad un massimo di 780 euro mensili, che assorbiranno il reddito di inclusione e la Naspi (la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, ovvero l'indennità mensile per eventi di disoccupazione involontaria, ndr), se già percepiti. Volendo però affiancare al sostegno contro la povertà anche la spinta alla formazione e alla riqualificazione occupazionale, si punterà ad incentivare le aziende a creare lavoro, destinando, sotto forma di sgravio fiscale, tre mensilità del reddito a chi assume a tempo indeterminato i beneficiari della misura.

Tridico: il reddito è uno strumento per le persone
A sottolineare, in un’intervista rilasciata sabato a Il Sole 24 Ore, che il reddito di cittadinanza è uno strumento per le persone, non «una dote per le aziende, non è questa la sua filosofia», è stato Pasquale Tridico, consigliere economico di Di Maio. Oggi l’indicazione di Di Maio: «il reddito di cittadinanza se lo scambiano disoccupato e impresa: quando il disoccupato diventa occupato l’impresa che lo ha occupato prende il reddito per qualche mese».

Di Maio: quanto recuperato vada in investimenti
«Ai vertici della Commissione Europea - ha spiegato il premier Conte, intervenendo in mattinata a un convegno organizzato da Poste - ho illustrato il programma di riforme del governo con le azioni già poste in essere e quelle che stiamo varando per incoraggiare investimenti, sostenere la crescita, l’economia e lo sviluppo tecnologico». E proprio gli investimenti, nei piani dell’esecutivo, dovrebbero fare da volano per la crescita. «Nella legge di bilancio tutto quello che andremo a recuperare nei prossimi giorni anche nel dialogo con l’Ue spero possa essere messo in investimenti - ha confidato Di maio - perché al di là del fatto che sul deficit ci può essere dialogo, deve essere chiaro che per far andare avanti l'economia noi abbiamo bisogno di investimenti, abbiamo bisogno di strumenti che sostengano le persone più in difficoltà, e di aiutare le imprese con la sburocratizzazione».

Conte, piano investimenti aggiuntivo di 13/15 mld
Il piano straordinario di investimenti pubblici previsto dalla manovra 2019 prevede due fondi: 2,9 miliardi nel 2019 per ministeri e pubblica amministrazione centrale, 3 miliardi per regioni ed enti locali.
«C’è un piano d’investimenti aggiuntivo da 13/15 miliardi di euro per il prossimo triennio», ha detto Conte, aggiungendo di voler «ringraziare le imprese che ne vogliono far parte».

GUARDA IL VIDEO - Le dichiarazioni di Conte prima del vertice con Juncker

«Siamo in attesa di ricevere le relazioni tecniche per conoscere l’esatto impatto economico di quelle misure che hanno una maggiore incidenza sociale - ha aggiunto il capo del Governo -. Faremo di tutto per destinare le risorse che eventuale andremo a recuperare su questo fronte per incrementare il piano di investimenti per renderlo ancora più poderoso». Rimane però un’incognita: lo spettro di colli di bottiglia a carattere burocratico, che hanno stoppato i piani straordinari degli ultimi anni.

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