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Reels, Triller, Clash e gli altri. Ecco perché Tik Tok non ha rivali

Chi sono le app che si candidano a prendere il posto del popolare social-video-sharing cinese? Secondo il Mit in prima fila ce ne sono quattro ma hanno poche chance

di Luca Tremolada,

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(Afp)

Chi sono le app che si candidano a prendere il posto del popolare social-video-sharing cinese? Secondo il Mit in prima fila ce ne sono quattro ma hanno poche chance


3' di lettura

Non accade, ma se dovesse accedere che Trump abbia la meglio su TikTok limitando, controllando e comunque stravolgendo l’app per fare danzare le persone più famosa del momento, quali sono i candidati a catturare “la stupidera” dei teen-agers? Secondo la rivista del Mit, Technology Review, in pista ce ne sarebbero quattro: si va da Triller, che è al momento il concorrente più agguerrito, a Reels di recente lanciata da Instagram, agli 'outsider' Byte e Clash nati entrambi dall'esperienza di Vine, la piattaforma video di Twitter chiusa nel 2016

Triller è il vero anti-TikTok.

Pur essendo stata lanciata nel 2015, Triller ha raggiunto una certa notorietà solo nell'ultimo periodo, proprio grazie alle vicende di di TikTok. Il 'travaso' di utenti, e anche di qualche influencer, ha portato l'applicazione a raggiungere i 250 milioni di download, ben lontani dai 2 miliardi della rivale ma sufficienti a farla essere l'app più scaricata a luglio in almeno 50 paesi, Italia compresa. Ora che le star Usa sono chiamate ad abbandonare TikTok forse potrebbero approdare a Triller.

Reels rischia di essere il solito clone.

E' ancora agli inizi invece Reels, applicazione appena lanciata all'interno di Instagram da Facebook, che permette di fare e condividere in uno spazio comune, accessibile da 'esplora' video di 15 secondi con una serie di effetti. E’ vero che Instagram parla a più generazione e quindi è più trasversale ma nei social conta anche la personalità. Zuckerberg ha provato più volte a colonare cose che vedeva fuori dal suo mondo e non c’è mai riuscito. Non è colpa sua, ma del pubblico che forse non vuole stare sempre nello stesso posto.

Clash è appena agli inizi .

E' ancora in versione beta, anche se è già giudicata molto promettente, la app Clash, ideata da Brendon McNerney, uno dei principali utilizzatori di Vine, che più di TikTok è orientata a far guadagnare i creatori di contenuti con propri video. Non possiamo dargli un un voto perché è ancora presto.

Byte è la “cosa” nuova.

Ha pochi mesi anche Byte, l'ultima 'candidata' secondo la rivista, ma è riuscita già a catalizzare l'attenzione di un pubblico 'di nicchia', interessato all'arte e alla musica. Rispetto ai concorrente ha una vocazione forte e non sembra volere conquistare tutti a qualsiasi prezzo. Solo per esperti

Perché non ce la possono fare?

Per prevedere il successo di un social network più che una sfera di cristallo serve una laurea in antropolgia culturale e un master in teoria delle reti e big data. Studiare come si spostano i giovani sui social media non è semplice ma neppure impossibile. Sappiamo, per esempio, che dalla generazione Z in giù non sono fedeli e non seguono le mode. Non si legano a un brand perché è di moda, seguono i loro amici o chi li può intrattenere. Ma sopratutto hanno capito bene che là dentro, nei social, nulla è gratis Per dirla più diretta, non ci cascano e sono più svegli di noi. Ciò premesso TikTok è una bestia diversa dalle altre. Non è un social network. E’ universale come lo sono i balletti e al tempo stesso generazionale come possono essere i cosplayer. Parla diretto alle nicchie in modo così disinvolto e senza pudore ( o intento giudicante) da essere davvero un linguaggio globale e inclusivo. Ed è questo l’aspetto più convincente del fenomeno TikTok.

Detto questo è vero che è una cosa da giovanissimi. Se hai più di trent’anni è una buona scusa per regredire, se ne hai più di quaranta meglio usarlo di nascosto dalla moglie, oltre i cinquanta vale la scusa del “capire i giovani”. Il punto però è che ha raggiunto una massa critica, come sanno bene gli osservatori di cose elettroniche. Nel senso che là dentro non ci sono solo i pionieri e chi cerca visibilità per il mondo dello spettacolo ma anche le imprese, i marchi e chi vuole arrivare al target così giovane per fare comunicazione. Dentro a Tik Tok non ci sono le star alla Twitch che al giusto prezzo le puoi convincere ad emigrare. C’è una community che per quanto mobile ha trovato un luogo di intrattenimento che sente come autentico. Non durerà in eterno, come per definizione non durano mai questi fenomeni digitali globali. Chi frequenta i social (e vuole campare di social) è spesso inquieto di suo ed è sempre a caccia di nuovi palcoscenici come chi la notte gira per locali. E poi come sa bene chi studia antropologia culturale c’è anche il fattore età. Dopo un po’, come è accaduto per Facebook, questi luoghi diventano muretti delle vacanze dove si ritrovano gli amici, quelli veri. Ogni anno qualcuno lo perdi per strada. Ma è rassicurante sapere che sono lì.

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