analisiparlamento

Referendum, perché la vittoria del sì allontana la nuova legge elettorale

Il «germanicum» (sistema proporzionale) arriverà in aula alla Camera il 28 settembre. Ma nel frattempo i risultati del voto del 20 e 21 potrebbero far slittare i tempi

di Barbara Fiammeri

Referendum sul taglio dei parlamentari: ecco le regole del voto

Il «germanicum» (sistema proporzionale) arriverà in aula alla Camera il 28 settembre. Ma nel frattempo i risultati del voto del 20 e 21 potrebbero far slittare i tempi


3' di lettura

L’appuntamento ufficialmente è fissato per il 28 settembre. È quello il giorno scelto per l’approdo nell’Aula della Camera della nuova legge elettorale. Ma difficilmente sarà rispettato. Molto dipenderà dal verdetto della settimana prima, il 20 e 21 settembre, su regionali e referendum. Anche perché gli obiettivi sono tutt’altro che gli stessi. Il M5s, Luigi Di Maio in testa, punta tutto sul referendum che, invece, lascia freddini i dem. Tant’è che la sofferta ufficializzazione del sì arriverà soltanto lunedì 7, ad appena due settimane dal voto. Per non parlare dei renziani che hanno bollato come inutile la scelta di puntare sulla riduzione di deputati e senatori.

Bandiere e cambi

Non potrebbe essere diversamente, del resto. Il taglio dei parlamentari è una bandiera storica del Movimento, che sarà l’unico politicamente a potersi fregiare del risultato, lasciando sullo sfondo l’assai probabile sconfitta elettorale nelle Regioni. Lì a piangere saranno i due schieramenti classici: centrosinistra e centrodestra. Ma per il Pd il rischio è maggiore visto che, stando ai sondaggi, le Regioni che potrebbero cambiare colore sono quelle (ad eccezione della Campania) guidate da esponenti dem.

Ma soprattutto l’eventuale sconfitta sarà il risultato della mancata intesa elettorale con M5s, fortemente cercata senza successo dal Pd (e dal premier Giuseppe Conte) a cui però i Cinquestelle si sono opposti.

Il «germanicum»

È questo lo scenario di fronte al quale la maggioranza potrebbe trovarsi quando si tornerà a parlare di legge elettorale. Un contesto in cui fibrillazioni e sospetti sono destinati a crescere. Quando si tratta sul sistema di voto e cioè di come contare voti e attribuire scranni, i partiti di fatto discutono se e come sopravvivere. Poco importa che nel frattempo (martedì 8) sarà stata adottata dalla commissione Affari costituzionali della Camera come testo base la proposta di legge del presidente, il deputato M5s Giuseppe Brescia, il cosidetto “germanicum”: proporzionale con sbarramento al 5%. I renziani di Iv hanno già detto che per loro il ritorno al proporzionale senza aggiustamenti costituzionali (ad esempio l’introduzione della sfiducia costruttiva) non può essere condiviso. Ed è lo stesso Brescia ad aver di fatto già messo sul cammino della legge elettorale una mina non da poco: la reintroduzione delle preferenze. Una mossa che ha completamente spiazzato il Pd e il suo segretario Nicola Zingaretti alle prese con i malumori interni al partito sul referendum.

Le difficoltà di Zingaretti

Per giustificare il sì al taglio dei parlamentari, Zingaretti sottolineerà che il processo riformatore chiesto dal Pd si è messo in moto. Oltre alla legge elettorale sono state calendarizzate infatti le riforme costituzionali per equiparare il voto tra i due rami del Parlamento. Il 25 settembre alla Camera arriverà in Aula la proposta di legge del capogruppo di Leu, Federico Fornero, che consentirà di evitare la sottorapresentazione delle Regioni più piccole nonché di rivedere il numero dei delegati regionali chiamati a partecipare all’elezione del presidente della Repubblica. Al Senato invece è atteso il via libera per il voto ai diciottenni per eleggere i senatori.

Tempi diversi

Le riforme costituzionali richiedono tempi lunghi. Anche per questo Zingaretti aveva puntato sulla legge elettorale, chiedendo ai soci della maggioranza e in particolare a M5s di rispettare l’intesa raggiunta nella fase preparatoria che ha portato alla nascita del Conte II, ovvero un percorso parallelo tra legge elettorale e taglio dei parlamentari. Non sarà così, invece. Il taglio dei parlamentari entrerà in vigore subito dopo la conta dei sì mentre per la legge elettorale il cammino sarà impervio e pieno di ostacoli. O meglio, di trappole. Basta ricordare l’affondamento nel 2017 del Rosatellum: anche allora c’era un patto tra Pd e M5s.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti