Intervista a Luigi Zanda (Pd)

«Referendum propositivo e taglio parlamentari? Obiettivo è scardinare democrazia»

di Emilia Patta


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(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

«La riduzione del numero dei parlamentari? Non ho nessun pregiudizio negativo, dal momento che io stesso nella passata legislatura ho presentato un disegno di legge che prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari nella stessa misura della proposta che il Senato ha votato il 7 febbraio. Così come è corretto notare come già la riforma costituzionale proposta dal Pd e bocciata al referendum del 4 dicembre 2016 prevedeva l’introduzione nel nostro ordinamento del referendum propositivo. Ma con il risultato elettorale del 4 marzo scorso il quadro politico si è radicalmente modificato e l’Italia è passata da una prospettiva democratica di ammodernamento delle sue istituzioni all’annuncio di un radicale sconvolgimento della democrazia parlamentare».

A lanciare l’allarme sul “combinato disposto” delle due riforme costituzionali targate M5s all’esame del Parlamento - il taglio del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori, ha avuto il primo via libera in Senato mentre proprio in queste ore il Ddl che introduce il referendum propositivo è all’esame dell’Aula della Camera - è un senatore di lungo corso come Luigi Zanda, già capogruppo a Palazzo Madama nella scorsa legislatura. «Bisogna sapere qual è l’obiettivo finale delle due riforme - si chiede e chiede Zanda -. Che cosa significa democrazia diretta?».

Sembra di capire che vede in pericolo la nostra democrazia, senatore Zanda.
Si tratta di proposte di modifica costituzionale tra loro slegate di cui non si conosce l’obiettivo finale. In che modo si vuole realizzare la cosiddetta democrazia diretta? A me sembra che tra le proposte in Parlamento e quelle contenute nel contratto di governo, dove si parla di introduzione del vincolo di mandato per i parlamentari, l’obiettivo ultimo è scardinare i principi della democrazia parlamentare.

Il ministro Fraccaro ha escluso che si interverrà sul vincolo di mandato...
Nel contratto di governo c’è, e a escluderlo devono essere - in Parlamento e non tramite interviste - i leader politici, ossia Di Maio e Salvini. Io vedo un disegno pericoloso basandomi sulle dichiarazioni pubbliche di Casaleggio e Grillo, che danno già il Parlamento per superato. Ci sono poi gli attacchi di Di Maio e Salvini a Bankitalia e alla struttura dirigenziale dello Stato, dalla Consob ai dirigenti ministeriali dell’Economia. Ci sono, ancora, le parole di Salvini contro i magistrati («io sono stato eletto, loro no»). E c’è quel filmato del 2008 del fondatore Roberto Casaleggio, Gaia, che prevede un nuovo ordine mondiale dominato dalla rete, senza più Stati, né partiti, né ideologie, né religioni, dove gli unici attori sono il capo e il popolo. Un disegno non definito ma comunque pubblicamente in campo.

Tuttavia il referendum propositivo e la riduzione del numero dei parlamentari, sia pure in concomitanza con il superamento del bicameralismo paritario, erano previste anche dalla riforma costituzionale del Pd poi bocciata al referendum.
Il punto è che la riforma messa in campo da Renzi e sostenuta dal Pd e dagli altri partiti di quel governo era un disegno complessivo che tendeva ad ammodernare il sistema istituzionale superando il bicameralismo paritario . Così come la riforma precedente di Berlusconi, anch’essa bocciata alle urne referendarie, mirava a costruire un sistema semipresidenziale e il federalismo. Ora dove si vuole davvero andare a parare? Non si sa. Per questo, intervenendo in Parlamento, ho chiesto alle forze di maggioranza un grande dibattito sulla democrazia diretta e sulla democrazia rappresentativa. Affinché gli obiettivi siano dichiarati alla luce del sole. Non possiamo permettere che il Parlamento e la democrazia rappresentativa siano trattati come un carciofo o un cespo di lattuga, spogliandolo e indebolendolo foglia dopo foglia. Ricordo che la democrazia parlamentare è uno dei principi supremi immodificabili. Non è accettabile uno stravolgimento profondo fatto pezzo per pezzo, con provvedimenti sparsi tra Camera e Senato.

Quindi, al di là del merito, referendum propositivo da una parte e riduzione del numero dei parlamentari dall’altra sono da respingere per la filosofia che li sottende... Eppure sul referendum propositivo il M5s ha avuto un atteggiamento di apertura nei confronti dell’opposizione accogliendo molti emendamenti del Pd.
Restano nodi molto seri irrisolti: il referendum non è vietato per le leggi di spesa e per quelle penali, non è previsto un tetto al numero di referendum che possono essere presentati in un arco temporale, e altro. Ma ripeto, oltre al merito delle proposte c’è il contesto generale. Si mira a indebolire e svuotare vieppiù il Parlamento. Senza che gli italiani abbiamo chiaro l’obiettivo finale.

Il ruolo e la qualità del Parlamento sono già diminuiti negli ultimi lustri.
Il ruolo del Parlamento è in fase di indebolimento da più di venti anni, ed è un indebolimento che riguarda tutte le democrazie, non solo la nostra. Un modo di intervenire è quello di migliorare la funzionalità del Parlamento. Ricordo ad esempio che alla fine della scorsa legislatura il Senato, su proposta del Pd, ha approvato una riforma dei regolamenti parlamentari che ha reso più efficiente l’iter delle leggi e il lavoro delle commissioni e ha anche rafforzato le leggi di proposta popolare. Una di queste, la legittima difesa che io non ho votato, era una proposta popolare. Poi c’è un secondo modo di reagire all’indebolimento del Parlamento, ed è abolirlo come vogliono fare Grillo e Casaleggio. E questo naturalmente non è accettabile.

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