fotografia

Refocus: due call per fotografare l’epoca del Covid-19

La Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT chiama a raccolta i progetti fotografici che indagano il cambiamento di visione del mondo per un prossimo archivio visivo della pandemia

di Francesca Guerisoli

default onloading pic
Benedetta Ristori, Senza Titolo, 2020. Courtesy: MiBACT/DGCC, Triennale Milano, MUFOCO

La Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT chiama a raccolta i progetti fotografici che indagano il cambiamento di visione del mondo per un prossimo archivio visivo della pandemia


4' di lettura

Quali immagini ricorderemo di questo periodo emergenziale? Questo spazio e questo tempo saranno rappresentabili? Come sta cambiando la nostra visione della quotidianità? A queste e ad altre domande cercano di rispondere i bandi Refocus , promossi dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT in collaborazione con il Mufoco – Museo di Fotografia Contemporanea e la Triennale Milano , di cui la prima edizione, lanciata il 28 aprile e poi integrata tre settimane dopo, chiusa il 10 giugno, ha premiato 20 fotografi e artisti visivi under 40 che hanno prodotto lavori fotografici sul periodo del lockdown. Il bando, di cui è in corso la seconda edizione a cui si può applicare fino al 2 novembre, mira a costituire un archivio visivo legato alla memoria collettiva di questo particolare periodo storico e, al contempo, intende sostenere la produzione visiva contemporanea.

Refocus, gli scatti della nostra vita con la pandemia

Refocus, gli scatti della nostra vita con la pandemia

Photogallery20 foto

Visualizza

L'ascolto degli operatori visivi: la revisione di Refocus

Lanciato durante il lockdown, il bando Refocus era stato oggetto di critiche da parte degli operatori visivi perché, pur nascendo per sostenere gli artisti, ne prevedeva la partecipazione in cambio della sola “visibilità istituzionale”. A tanti, era parso scorretto che proprio il MiBACT emanasse un bando privo di riconoscimento economico nei confronti di un comparto così in sofferenza già in tempi pre-covid, tanto più che lo scopo della DGCC è proprio quello di sostenere la produzione culturale e l'attività degli artisti e non solo la loro promozione. La DGCC, di cui a maggio ha assunto la direzione Margherita Guccione, aveva recepito le istanze sollevate (un'apertura al dialogo dimostrata anche in occasione della stesura della nuova edizione del bando Italian Council ) attuando una revisione della call. Il bando era stato dunque integrato con un “Addendum”, scritto avvalendosi della collaborazione del Mufoco, che aveva introdotto per ciascun vincitore un compenso per il diritto di utilizzo delle immagini pari a 2.000 euro.

DGCC, Mufoco e Triennale insieme a sostegno della fotografia

Tra le aggiunte al bando, la promessa di visibilità nella prima stesura si è esplicitata in una collaborazione tra la DGCC, Mufoco e Triennale di Milano. Le iniziative messe in campo comprendono l'acquisizione di opere che entreranno a far parte delle collezioni del Mufoco, unico museo pubblico di fotografia presente sul territorio nazionale, e la produzione di una mostra delle opere vincitrici, che sarà ospitata alla Triennale. “La mostra non solo parlerà dell'Italia durante la pandemia – spiega Matteo Balduzzi, curatore del Mufoco – ma sarà anche una bella panoramica della fotografia, oggi”. La collaborazione tra Mufoco, Triennale e DGCC (allora denominata Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane) si è già testata nel 2017 in occasione del progetto “ Abitare ”, esposto nel 2018, che ha visto pervenire 306 candidature di under 35 per sette progetti vincitori a cui è stato corrisposto un premio di 7.000 euro e, l'anno scorso, per Atlante dell'architettura contemporanea” , rivolto a fotografi professionisti di architettura under 40, che ha visto 10 vincitori ottenere un compenso di 10.000 euro per lavorare alla campagna fotografica prevista dal bando, la cui mostra aprirà il prossimo dicembre.

Rimettere a fuoco la realtà

Se per Mario Calabresi, intervenuto venerdì scorso alla conferenza di presentazione dei 20 vincitori di Refocus 1 , il periodo è stato caratterizzato dall'assenza di immagini e da immagini sull'assenza, per cui quello dell'assenza è stato il tema cruciale di questo tempo, il tema dei bandi Refocus riguarda la “rimessa a fuoco” della realtà, scaturita dagli effetti del confinamento sulle coordinate spazio-temporali della quotidianità e sulla trasformazione della percezione della realtà. La prima edizione ha richiesto la produzione di un racconto per immagini: “sul vuoto e sulla sospensione nelle città, nei paesaggi naturali e antropici, nonché sulle modalità di vita e di riorganizzazione di spazi, società, lavoro e tempo libero”. La seconda chiede di confrontarsi con l'idea di crisi e di trasformazione, “mettendo alla prova gli stessi linguaggi e pratiche dell'immagine nella testimonianza e documentazione della situazione in atto”. Entrambi i bandi si rivolgono a singoli o collettivi che operano nel campo della produzione visiva, dell'arte e della fotografia. Non solo fotografi “puri”, dunque. Così, accanto a lavori che riflettono sull'immobilità della città, come la serie degli stadi vuoti di Matteo De Mayda ( Contrasto ), a partire dal Luigi Ferraris di Genova, progettato da Vittorio Gregotti, mancato i primi di marzo a causa del Covid, o ai lavori più di stampo diaristico, come “I am vertical” di Alba Zari (rappresentata fino al mese scorso da Studio Faganel , prezzi da 1.900 a 6.000 euro), che tratta di nostalgia dei luoghi rifotografando le immagini di quelli a lei più cari, o ancora la serie “Fine Turno” di Arianna Arcara ( Gruppo Fotografico Cesura , prezzi da 700 a 3.000 euro) che immortala gli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta al virus, vi sono lavori espressamente orientati alla sperimentazione del linguaggio stesso della fotografia, come “Lo spettacolo deve continuare” di Fabrizio Bellomo ( Office Project Room , prezzi da 1.800 a 3.500 euro), che conduce una riflessione sulla drammatizzazione operata dai media mainstream utilizzando le immagini prodotte dall'amico fotoreporter Cristian Mantuano, o “Termodinamica di una singolarità” del duo composto da Lorenzo Bacci e Flavio Moriniello, che legge le immagini dello spazio pubblico con una termocamera, dispositivo di uso militare e di imaging medico. Gli altri vincitori del bando sono Tomaso Clavarino, Ilaria di Biagio, Stefan Giftthaler, Filippo Gobbato, Giulia Iacolutti, Guido Lettieri, Stefano Maniero, Guido Montani, Domenico Nardulli, Mattia Paladini, Camilla Piana, Benedetta Ristori, Jacopo Valentini, Cosimo Veneziano, Hugo Weber.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti