lunedì aula deserta per la discussione generale

Regeni, commissione d’inchiesta: solo 19 deputati in aula. Ecco chi sono

di An.Ga.


Conte, su Regeni insoddisfatti, niente pace senza verita'

3' di lettura

A tre anni di distanza dal ritrovamento del corpo martoriato di Giulio Regeni, la Camera dei deputati ha varato una commissione di inchiesta che avrà gli stessi poteri della magistratura. L’inchiesta è in stallo dopo il rifiuto da parte degli inquirenti de Il Cairo di iscrivere nel registro degli indagati,come richiesto dalla procura di Roma, alcuni agenti dei servizi egiziani che sarebbero coinvolti nel rapimento e nelle torture. L'Aula ha approvato quasi all'unanimità l'istituzione della Commissione, con la sola astensione di Forza Italia per la bocciatura di un emendamento che chiedeva di investigare in particolare sulla connessione tra la morte del giovane ricercatore e la sua attività per l’università di Cambridge. Alla fine i sì sono stati 379, a fronte dei 54 astenuti. «Questo è un messaggio a chi pensa che lo Stato Italiano, il Parlamento, si sia dimenticato di Giulio», ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico.

I compiti della Commissione
La Commissione, composta da 20 deputati, ha il compito di «raccogliere tutti gli elementi utili per l’identificazione dei responsabili della morte di Giulio Regeni nonché delle circostanze del suo assassinio». E si dà come obiettivo anche quello di «verificare fatti, atti e condotte commissive e omissive che abbiano costituito o costituiscano ostacolo, ritardo o difficoltà per l'accertamento giurisdizionale delle responsabilità relative alla morte di Giulio Regeni, anche al fine di valutare eventuali iniziative normative per superare, nel caso di specie e per il futuro, simili impedimenti». La Commissione, che avrà gli stessi poteri della magistratura, dovrà concludere entro 12 mesi la propria inchiesta, con una relazione, ma essa potrà riferire alla Camera «anche nel corso dei propri lavori, ove ne ravvisi l’opportunità».

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L’aula deserta
Ha suscitato polemiche però il fatto che la discussione generale sulla istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta si sia svolta lunedì in un’aula della Camera deserta. Solo 19 i deputati presenti su 630: otto del Pd (Enrico Borghi, Massimo Ungaro, Andrea Rossi, Andrea Giorgis, Barbara Pollastrini, Stefano Ceccanti, Piero Fassino e Filippo Sensi), 2 di Leu (Laura Boldrini e Federico Fornaro), 5 del M5s (Sabrina De Carlo, Marta Grande, Luca Sut e Virginia Villani, ai quali va aggiunto il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri Manlio di Stefano), 2 della Lega (Marco Formentini e Manfredi Potenti) e 2 di Forza Italia (Felice Maurizio D’Ettore e Pierantonio Zanettin). A presiedere la discussione Mara Carfagna (Forza Italia).

«Nelle giornate in cui ci sono solo discussioni generali senza voto partecipano coloro che in Commissione hanno effettivamente lavorato sul testi in discussione quel giorno. È un momento di passaggio - ha spiegato Ceccanti per giustificare il numero esiguo di deputati in Aula -. Peraltro alcuni possono essere impegnati in contemporanea nei lavori in Commissione come accaduto anche ieri. Il momento in cui essere davvero presenti è quello del voto sul testo e sugli emendamenti, ossia una giornata come quella di oggi. È in questo caso che si deve chiedere ragione agli assenti, sempre che non siano giustificati o in missione.

Gli interventi luedì in aula
Il sottosegretario Di Stefano (M5s) ha sottolineato che «non è una verità di facciata quella che ci interessa, è una verità giudiziaria, una verità concreta che ci porti a dei responsabili». L’azzurro Pierantonio Zanettin (Fi) si è fatto notare per alcuni distinguo, auspicando che «la Commissione parlamentare d'inchiesta, assolutamente lodevole nelle intenzioni di chi la propone, non dovrà costituire nemmeno un alibi per l'inerzia o l'incompetenza di un Governo incapace di costruire una rete di alleanze internazionali ed una credibile politica estera». Dal leghista Paolo Formentini l’auspicio che siano evitate strumentalizzazioni e che si giunga «all'accertamento dei fatti senza che vi siano linee di indagine precostituite».

Massimo Ungaro (Pd), eletto nella circoscrizione estero, in un appassionato intervento ha chiesto di «accertare i colpevoli della sua morte e con lui le centinaia di giornalisti dissidenti e oppositori che ogni giorno scompaiono nelle carceri di al-Sisi». Mentre l’ex presidente della Camera Laura Boldrini ha evidenziato che «la tanto in voga sovranità del nostro Paese non si tutela certamente chinando la testa di fronte a chi ci nega il diritto di appurare la verità. Bisogna esigere il rispetto e anche il Parlamento ha un ruolo da svolgere in questa direzione».

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