le indagini tra roma e il cairo

Regeni, i servizi ora unica pista anche per i pm egiziani

di I.Cimm. e M.Lud.

(ANSA)

3' di lettura

Per conoscere la posizione ufficiale di palazzo Chigi sul “caso Regeni” dopo le ultime rivelazioni del New York Times bisognerà attendere i primi settembre. I presidenti delle commissioni Esteri di Camera e Senato Pier Ferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto hanno annunciato oggi un’informativa del Governo sugli sviluppi dell’assassinio del ricercatore veneto per lunedì 4 settembre alle ore 14.00. L’informativa davanti alle commissioni Esteri, spiega una nota congiunta, permetterà di fare il punto sull'evoluzione delle relazioni tra Italia ed Egitto dalla morte di Regeni fino alla decisione di inviare al Cairo l'ambasciatore Giampaolo Cantini, riprendendo così le normali relazioni diplomatiche tra i due paesi.

«L’unica ipotesi» è che sequestro, torture e omicidio di Giulio Regeni siano da ricondursi ad attività dei servizi di sicurezza egiziani. Lo ha chiarito la Procura cairota, in risposta ad uno specifico quesito inoltrato dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e dal sostituto procuratore delegato alle indagini in Italia, Sergio Colaiocco.

Loading...
Regeni, il governo smentisce le rivelazioni del New York Times

Il fronte investigativo segue una pista ben definita che potrebbe portare a una svolta negli accertamenti sulla morte del povero ricercatore di Udine, scomparso dalla capitale egiziana il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto il successivo 6 febbraio sull’autostrada che collega Il Cairo con Alessandria. L’invio a Roma dei 10 interrogatori di agenti di polizia, che avrebbero avuto un presunto ruolo nell’omicidio Giulio e nei depistaggi alle indagini, dà una duplice conferma: che si batte la pista dell’intelligence egiziana; che c’è una collaborazione tra il procuratore cairota Sadek e il procuratore capo di Roma Pignatone.

Resta da capire cosa ci sia all’interno di questi verbali. Perché non sempre le documentazioni inviate dall’Egitto agli inquirenti italiani sono state esaustive. In alcuni casi – come il traffico di comunicazioni registrate dalle celle telefoniche il giorno della scomparsa di Giulio – si è trattato di materiale già rielaborato dalle autorità cairote, sul quale gli investigatori italiani non hanno potuto compiere altri accertamenti; in altri casi sono state inviate relazioni tecniche sostanzialmente inverificabili e frammenti di atti che rendevano difficile la ricostruzione. Non ultimo, il rifiuto dell’Egitto di consentire al pm Colaiocco di partecipare agli interrogatori dei 10 agenti di polizia, tanto che il magistrato ha potuto esclusivamente inviare una lista con dei quesiti da porgere ai poliziotti finiti sotto accertamento. A distanza di circa un anno e mezzo dai fatti, la ricostruzione sembra ormai chiara, anche se le responsabilità dirette dei più alti livelli del governo di Al Sisi sembrerebbero, allo stato, difficili da dimostrare.

Intanto monta la polemica all’indomani della pubblicazione sul New York Times di una ricostruzione del caso Regeni, secondo cui il governo Renzi ebbe le prove dall’amministrazione di Obama di un coinvolgimento dei servizi segreti cairoti nel rapimento e nell’uccisione del ricercatore. Il particolare non risulta alla Procura di Roma, che non ha ricevuto alcuna informativa. Il senatore Pd e presidente della Commissione Difesa, Nicola Latorre, stigmatizza: «La notizia è infondata ma se fosse fondata, si riferirebbe a fatti accaduti mesi fa. Dunque», alla luce degli ultimi sviluppi diplomatici, con la decisione di rimandare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini, «è legittimo sospettare che la notizia sia stata funzionale a creare problemi all’Italia e alle relazioni tra Italia ed Egitto». Latorre aggiunge che «la smentita di Palazzo Chigi, considerata la serietà e il rigore di Gentiloni e soprattutto quanto lui voglia la verità sul caso Regeni, non ha bisogno di ulteriori considerazioni».

Il pentastellato Alessandro Di Battista ha detto che «quanto scritto dal New York Times è gravissimo e chiama in causa quattro personaggi oscuri: Renzi, Gentiloni, Minniti e Alfano. Chiedo ufficialmente ai presidenti di Camera e Senato di convocare le Camere affinché i diretti interessati vengano a riferire in aula». Latorre ha replicato parlando di «uso politico strumentale» della notizia del New York Times.

Intanto ieri Claudio Regeni, il padre di Giulio, ha ribadito «l’indignazione» per l’invio dell’ambasciatore Cantini al Cairo, che era «l’unica arma» di pressione. E la madre Paola ha reso noto che la famiglia programma di andare al Cairo il 3 ottobre, ma potrebbe anche anticipare l’insediamento dell’ambasciatore. Come pianificato dalla Farnesina, l’ambasciatore Contini andrà al Cairo con una serie di impegni specifici sul caso Regeni. In ambasciata ci sarà - novità assoluta - un magistrato o un ufficiale di polizia giudiziaria che assisterà Contini nei rapporti con le autorità giudiziarie, proprio perché l’inchiesta sia seguita di continuo e non cada nell’oblio; l’Italia avrà cura particolare nel caso di egiziani richiedenti asilo o rimpatriati; farà valere la sua attenzione sui diritti umani in tutte le sedi internazionali - Onu, Ue, etc. - e farà intitolare a Giulio Regeni l’auditorium dell’Istituto di Cultura al Cairo e la sede della costituenda università italo-egiziana; ogni anno, infine, in occasione della morte del ricercatore, ci saranno cerimonie di commemorazione da parte della comunità italiana presente nello stato nordafricano.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti