Horizon 2020

Reggio studia itticoltura ed energia in mare aperto

Installata la piattaforma offshore per la sperimentazione da 10 milioni che coinvolge cinque Paesi europei

di Donata Marrazzo

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3' di lettura

Sono partite da Ancona, hanno attraversato l’Adriatico, lo Ionio e lo Stretto di Messina per approdare in un’ansa del lungomare di Reggio Calabria. Costruite dall’azienda genovese Fincosit, le vasche per la realizzazione di una piattaforma offshore – dedicata all’itticoltura e alla produzione di energia rinnovabile in mare aperto – sono state installate in pochi giorni: l’infrastruttura, un prototipo in scala 1:15, è ora allo studio del Noel, centro di ingegneria del mare dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, diretto da Felice Arena, ordinario di Costruzioni marittime nell’ateneo calabrese.

Pale eoliche sulla struttura

In sette mesi sarà possibile valutare la fattibilità tecnica, economica e sociale del progetto “The Blue Growth Farm”, finanziato a livello europeo per 10 milioni, nell’ambito del programma Horizon 2020. Entro marzo 2022, 13 partner, provenienti da cinque diversi Paesi dell’Unione europea presenteranno lo studio completo sulla sostenibilità ambientale e sull’accettazione sociale di un punto di produzione ittica in mare aperto a livello industriale. Il primo al mondo, con una capacità di produzione di energia da fonte rinnovabile (eolica e da moto ondoso) direttamente sul posto.

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Il primo esperimento è stato condotto in una vasca del laboratorio dell’École Centrale di Nantes, su un modello di piattaforma più piccolo, in scala 1:40. A Reggio Calabria saranno studiate, invece, le problematiche strutturali dell’impianto, come il comportamento in caso di venti e mareggiate, grazie a centinaia di sensori installati sulla struttura. Successivamente, alle Canarie e nel mare del Sud della Francia, quelle ambientali, come il ricambio dell’acqua e il benessere dei pesci anche in caso di allevamenti intensivi.

Le vasche per la itticoltura allo studio del Centro di Ingegneria del mare di Reggio Calabria

Il cluster, composto da università, aziende e centri di ricerca (Università di Strathclyde (Scozia), Fincosit srl (Italia), Safier Ingegnerie Sas (Francia), Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria – laboratorio Noel, Sagro Aquaculture Limited (Cipro), Chlamys s.r.l. (Italia), The Scottish Association for Marine Science LBG (Regno Unito), Wavenergy.it srl (Italia), Ecole Centrale de Nantes (Francia), Fundacion Tecnalia Research & Innovation (Spagna), Politecnico di Milano, Ditrel Industrial S.L. (Spagna), lavora a una innovativa pianificazione dello spazio marino, per l'espansione di attività economiche in mare aperto, conciliando la domanda di sviluppo tecnologico e industriale con la tutela degli ecosistemi. Coordinatore del progetto è il Rina Consulting di Genova, che fornisce un’ampia gamma di servizi nei settori dell’energia e del mare.

Realizzato in cemento modulare, resistente alla corrosione («e non è poca cosa – spiega Arena – visto che il mare danneggia tutti i dispositivi metallici e compromette il loro funzionamento»), a bassa manutenzione, in grado di ospitare sistemi di acquacoltura, di energia eolica e delle onde, l’impianto di itticoltura, altamente automatizzato (tutto gestito da remoto) prevede l’integrazione di turbine eoliche (da 10 Mw) e una serie di sistemi di energia da moto ondoso (i cassoni Rewec3 di Noel), già testati in ambiente marino, per soluzioni a zero emissioni di carbonio. Come indicato dal progetto, la piattaforma, assemblata come i Lego, svilupperà grandi proporzioni, fino a una superficie di due ettari. Il costo potrebbe aggirarsi intorno ai 200 milioni. «Ma oltre al costo, andranno poi calcolati i profitti di vendita dell'energia e del pescato», aggiunge il direttore di Noel.

«In tutto il mondo la domanda globale di pescato – spiega ancora Felice Arena – sta crescendo rapidamente al punto da provocare difficoltà di approvvigionamento a causa dello sfruttamento della pesca commerciale, del degrado dell’habitat marino e della scarsa qualità delle acque». La previsione è di installare le piattaforme in mare aperto, entro 12 miglia marine, anche in alcune aree del Mare del Nord. Una valutazione che riguarderà la prossima e ultima fase della progettazione.

È l’elevata qualità del pescato, ottenuta grazie al benessere garantito negli allevamenti in mare aperto, insieme alla produzione di energia da fonte rinnovabile, che fornisce la motivazione più forte, nel senso della sostenibilità, alla realizzazione dell’impianto: «Sulle piattaforme off shore si riesce ad associare l’ampia ricircolazione d'acqua con livelli di corrente moderati, anche per la capacità di assorbimento dell’energia delle onde in mare aperto da parte della struttura – afferma Fabrizio Lagasco, project mnager del Rina –. L’ impatto sull'ambiente indotto dagli attuali impianti di itticoltura sotto costa non è più sostenibile. La soluzione che propone Blue Growth Farm è attualmente riconosciuta come l’unica strada perseguibile per soddisfare l'esigenza di fabbisogno proteico della popolazione attesa al 2050».

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