ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’analisi

regia unica per interventi a misura di filiera

di Gaetano Fausto e Pietro Spirito

2' di lettura

Le implicazioni geopolitiche della guerra russo-ucraina rendono più urgente la necessità di ridisegnare il volto industriale delle regioni meridionali all’interno di una strategia di sviluppo europeo per il Mediterraneo. Zes e Pnrr sono i due pilastri di questa costruzione.

Digitalizzazione, mobilità sostenibile, nuove fonti energetiche sono fattori primari di una strategia di ripresa della competitività del tessuto produttivo al Sud. Nato nel 2017, solo a partire dallo scorso anno questo strumento è uscito dalle schermaglie della burocrazia e in questa direzione vanno i 630 milioni previsti dal Pnrr per il consolidamento delle infrastrutture nelle Zes, all’interno di una più vasta strategia di rilancio della portualità del Sud.

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A livello internazionale questo istituto è stato concepito e sviluppato soprattutto nei Paesi in via di industrializzazione: nel mondo ci sono oltre 5.500 Zes in quasi 150 Stati, ma circa la metà oggi non è utilizzato appieno, come evidenzia una ricerca di Centro Studi Tagliacarne, Srm e Unioncamere. La genesi di questo strumento ne ha determinato le caratteristiche: consistenti incentivi fiscali, debolezza delle organizzazioni sindacali, regole minime per il funzionamento del mercato del lavoro. Elementi che non sono replicabili nella stessa misura nel Mezzogiorno. Nelle economie in via di sviluppo la debolezza istituzionale ha indotto la necessità di regole minime certe che hanno funzionato, ma non può valere nelle nostre regioni meridionali anche a causa di un sistema istituzionale molto (troppo?) articolato.

La semplificazione è una delle chiavi per attrarre investitori ed imprese con l'autorizzazione unica, che affida al Commissario straordinario la possibilità di attivare la conferenza unificata dei servizi per ridurre i tempi delle decisioni. In passato si era puntato molto sullo sportello unico rivelatosi un ulteriore passaggio della complessa catena decisionale . La semplificazione è strategica per il recupero di produttività: una riduzione di un terzo del tempo dedicato dal personale interno per adempimenti burocratici e reimpiegato nella produzione aumenterebbe la produttività tra lo 0,5% e l’1,1%. Ora il legislatore sembra finalmente aver intrapreso anche la strada di omogeneizzare gli standard degli sportelli amministrativi: l'auspicio è che si possa realizzare una infrastruttura tecnologica per ridurre i tempi delle autorizzazioni.Dal punto di vista economico e sociale, poi, non potendo contare su una forte convenienza del costo del lavoro al Sud, per competere occorre lavorare su: logistica e trasporti, ricerca e sviluppo, rete dei fornitori. Il tutto operando per filiere prioritarie. Ma è necessario agire anche sulla governance delle Zes, il cui percorso è apparso accidentato e contraddittorio. Prima la leadership del Comitato di Indirizzo è stata assegnata al presidente della Autorità di Sistema Portuale. Poi è stato nominato un Commissario straordinario. Questo assetto ancora oggi rischia di privare di una regia unitaria che dovrebbe essere un punto di forza strategico per il successo dell'operazione. Da qui l'impellenza di individuare uno strumento di coordinamento nazionale tra le differenti zone economiche speciali del Mezzogiorno.

* direttore Istituto Tagliacarne, docente Management delle infrastrutture-Universitas Mercatorum

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