GUIDA RAPIDA/2

Regime forfettario: il reddito da lavoro dipendente non ostacola l’accesso

Il totale dei ricavi o dei compensi annuali non deve superare i 65mila euro. Sono esclusi i diritti d’autore extra attività professionale e le indennità di maternità

di Paolo Meneghetti


3' di lettura

Con la pubblicazione della circolare 9 dell’agenzia delle Entrate del 10 aprile 2019, insieme ai numerosi interpelli esaminati in questi mesi, sono certamente più chiari i vincoli che deve rispettare chi volesse aderire al regime forfettario.

Ponendoci nell’ottica di chi nel 2019 non applica tale regime, mentre valuta di aderirvi dal 2020, possiamo esaminare qual è il perimetro normativo entro cui deve trovarsi il contribuente forfettario. Per eseguire tale indagine verifichiamo anzitutto gli elementi caratterizzanti il regime agevolato, che non hanno subìto modifiche con la legge di Bilancio 2019 (145/2018), ma - al massimo - sono stati oggetto di interpretazioni derivanti dalla prassi ufficiale.

I limiti a ricavi e compensi
L’entità dei ricavi o compensi è certo l’elemento di maggiore rilevanza e, tutto sommato, di semplice analisi, se è chiaro il concetto di ricavi o compensi nell’accezione fiscale. L’articolo 1, comma 54, della legge 190/2014 fissa a 65mila euro il tetto dei ricavi o compensi prodotti nell’anno precedente: limite che quindi non dev’essere superato nel 2019, se si vuole aderire al regime forfettario nel 2020.

La cifra va determinata applicando i criteri con cui i componenti partecipano alla formazione del reddito nello stesso periodo d’imposta 2019: significa che se, ad esempio, un imprenditore individuale nel 2019 si trova in regime di contabilità ordinaria per opzione (ed è terminato il triennio minimo di vigenza di tale scelta), per verificare il superamento del limite conteggerà i ricavi maturati sulla base del principio di competenza. Al contrario, un imprenditore semplificato per cassa (regime per cui è stato chiarito che anche un’eventuale opzione non presenta vincolo triennale) determinerà i ricavi sulla base del concetto di incasso o registrazione Iva (a seconda della scelta eseguita), per controllare il rispetto del tetto di 65mila euro.

L’indennità di maternità
Un caso particolare è rappresentato dalle indennità di maternità percepite da imprenditrici o professioniste: la circolare 17/E/2012 ha chiarito che tali proventi, pur essendo qualificati come redditi d’impresa o professionali, non vanno considerati ai fini dei limiti.

I diritti d’autore
Un altro chiarimento, più recente, è stato prodotto dalla citata circolare 9/E/2019 sul tema dei diritti di autore. I compensi ricevuti per questo titolo vanno considerati nel tetto sopra descritto solo se attinenti l’attività esercitata professionalmente. Quindi, ad esempio, i compensi per diritti d’autore derivanti dalla redazione di articoli in materia di diritto tributario saranno rilevanti per il commercialista che volesse aderire al regime forfettario, fermo restando che come stabilito nel punto 4.3 della circolare 9/E/2019, essi - anche se correlati con l’attività esercitata abitualmente - vanno sempre tassati con le regole ordinarie del Tuir (articolo 54, comma 8, del Dpr 917/86) e non con quelle del regime forfettario.

Gli altri redditi
Un dubbio frequente riguarda la necessità o meno di considerare nel tetto di 65mila euro altri redditi non di impresa o lavoro percepiti nel periodo d’imposta antecedente all’adesione al forfait: la risposta è negativa, perché solo i proventi qualificabili come ricavi o compensi secondo gli articoli 85, 53 e 54 del Tuir rientrano nel controllo.

Ad esempio, un medico dipendente dell’Asl che percepisce uno stipendio superiore a 65mila euro non deve considerare tale introito nel tetto soglia, ma solo i compensi percepiti quale libero professionista. Al riguardo, va ricordato che la precedente causa ostativa rappresentata dalla percezione di reddito da lavoro dipendente superiore a 30mila euro è stata rimossa dalla legge di Bilancio 2019.

Per il calcolo del rispetto del tetto-soglia il soggetto che inizia l’attività deve eseguire il ragguaglio ad anno, quindi chi ha iniziato l’attività a luglio del 2019 percependo ricavi per 50.000 euro non potrà aderire al regime forfettario, poiché il dato, ragguagliato ad anno, supera il tetto di 65.000 euro.

Le cause ostative rimosse
Non costituiscono più elementi ostativi il possesso di beni strumentali superiori a 20mila euro, né la corresponsione di compensi per lavoro dipendente o assimilato superiori a 5mila euro, quindi queste situazioni, se presenti nel 2019, non costituiranno ostacolo all’accesso al regime forfettario.

Così come non costituisce ostacolo, come sopra ricordato, la detenzione di redditi da lavoro dipendente di qualunque entità: salvo il fatto che si affianchi a tali redditi un’attività autonoma svolta prevalentemente a favore del medesimo datore di lavoro (si veda l’articolo a pagina 4).

Le cause ostative «residuali»
Quali fatti ostativi al regime agevolato permangono situazioni residuali che vanno comunque verificate nel 2019: l’applicazione di regimi speciali Iva (sotto questo profilo chi volesse aderire al forfait potrebbe optare per il regime normale Iva), l’essere soggetto non residente, oppure svolgere un’attività, in via esclusiva o prevalente, di cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato e di terreni edificabili.

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