Le imprese

Regina: aumentare la produzione e tagliare le imposte

Confindustria preme per nuove misure. Dialogo con il Governo

di Nicoletta Picchio

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

È urgente una politica energetica per l’Italia, con interventi strutturali, di medio-lungo periodo, e congiunturali, per affrontare nell’immediato il caro bolletta. «È più di un richiamo, è l’ennesimo grido d’allarme, è il momento di farsene carico politicamente e venire incontro alle imprese». Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’energia, parla all’incontro organizzato da Unindustria, seduto accanto al presidente Angelo Camilli, sul tema del caro energia. Da tutte le imprese collegate arriva la grande preoccupazione sui conti e sulla competitività.

Le misure del decreto varato a fine gennaio sono state una delusione. Confindustria preme perché si vada oltre, con altri interventi che, come ha detto Regina, potrebbero essere contenuti in un emendamento al decreto Sostegni o un decreto ad hoc. «Si chiarirà con il governo nei prossimi giorni», ha detto ieri. Sul tavolo c’è l’aumento della produzione nazionale: «una nostra proposta, una rivoluzione, riprendere lo sfruttamento dei giacimenti è epocale». Si potrebbe raddoppiare la produzione attuale, che oggi sui 3,5 miliardi, con altri 3-4 miliardi di metri cubi, utilizzando i giacimenti esistenti e potenziando il gasdotto Tap. «Una misura strutturale che stabilizza, si tratterebbe del 15% dei consumi in Italia», con una visione di medio-lungo termine che possa abbattere i prezzi e mettere in sicurezza il paese, riducendo la dipendenza dal gas russo. E ieri il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, ha ammesso che se l’aumento dovesse diventare strutturale il problema energia dovrà essere affrontato in un’ottica di lungo periodo. Nel frattempo c’è l’emergenza da affrontare, con le imprese che hanno più convenienza a non produrre, visti i costi, come ha detto Camilli: «stanno riducendo i margini, ma non potranno resistere a lungo, alla fine gli aumenti si scaricheranno sui prezzi, a danno di tutti i cittadini».

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STANGATA SULLA MANIFATTURA
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Nell’immediato occorrerebbe agire sulle componenti fiscali e parafiscali della bolletta, su cui applicare una scontistica come ha fatto la Germania, applicando l’aliquota massima dell’85 per cento. Inoltre lavorare sul magazzino del GSE da rinnovabili: vale quasi 25 twh che potrebbero essere ceduti al mercato (ai clienti industriali) ad un prezzo di 50-60 euro a MWH con un beneficio di 3 miliardi. misura che potrebbe durare circa due anni.

«Passata la fase importante dell’elezione del presidente della Repubblica, con Sergio Mattarella, che è una garanzia e ha la fiducia del mondo delle imprese, credo sia il momento che il governo non si lasci dominare da una campagna elettorale latente e metta mano ad una politica energetica», ha incalzato Regina. «Le forze che sostengono il governo – ha continuato - devono farsi carico politicamente di venire incontro alle imprese. Da queste crisi si esce in due modi, o saltano per aria le imprese, o si scarica tutto sul consumo. Noi siamo stati gli unici interpreti di questa emergenza, senza l’azione di Confindustria non ci sarebbe stata una presa di coscienza del problema». Il confronto è anche con i partiti: già visti Salvini, Meloni, Tajani e Letta, oggi l’appuntamento è con Conte: «è con il governo Conte 1 che si decise lo blocco della produzione nazionale».

Dai dati, come ha spiegato il direttore del Centro studi di Confindustria, Alessandro Fontana, il caro energia avrà un impatto sul pil 2022 di -0,8 per cento. Ed è un fenomeno non a breve: i prezzi caleranno, ha aggiunto, ma resteranno elevati: dal 37 miliardi di bolletta energetica del 2022 si scenderà nel 2023 a 21 miliardi.

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