Addii. inge feltrinelli 1930-2018

Regina dei libri gioiosa e battagliera

di Ernesto Ferrero

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(ANSA)


3' di lettura

L’immagine che ci porteremo dietro di Inge Feltrinelli, scomparsa ieri a Milano all’età di 87 anni, è quella dell’allegria, della curiosità, del movimento perpetuo. È stata l’amata regina non soltanto della casa editrice fondata dal marito Giangiacomo, ma dell’intero mondo del libro, non solo italiano, che da lei ha sempre ricevuto un impulso ottimista e propositivo, una intransigente difesa della qualità, un’idea di letteratura come indispensabile strumento conoscitivo, di crescita civile. Con gli anni era diventata una sorta di ministro europeo della cultura per tacita acclamazione. Era di casa ovunque si potesse dare un contributo alla causa dei libri che possono cambiare il mondo. Aveva conservato un accento tedesco che si sposava a meraviglia con la sua solarità mediterranea. In lei la gioia del libro si esprimeva anche nell’abbigliamento colorato, nell’esplosione cromatica di una bigiotteria intelligente e ironica.

Nata Schönthal a Essen nel 1930 da una solida famiglia della borghesia ebraica, era partita alla conquista del mondo sin quando aveva vent’anni e come fotoreporter era sbarcata a New York, dove era entrata rapidamente nel giro che conta dei giornali, dell’editoria, della letteratura e del cinema con la grazia frizzante dei predestinati: «Un misto di Audrey Hepburn e Leslie Caron», dirà poi il figlio Carlo. Aveva fotografato Greta Garbo, John Kennedy, Winston Churchill, Pablo Picasso, Ernest Hemingway pescatore canuto con in mano un marlin.

Del fotografo aveva l’occhio fulminante che sa isolare il momento giusto e il dettaglio che conta, che sa arrivare all’anima del personaggio che ritrae. A quello univa una straordinaria capacità di empatia che la metteva al centro di una infinita rete di relazioni e di amicizie vere e profonde, in specie con i suoi autori, (Nadine Gordimer, Doris Lessing, Amos Oz, Isabel Allende, Daniel Pennac, Antonio Tabucchi, tra i tanti). Nulla di più facile che restare incantati da lei e diventare presto suoi complici, dividere l’entusiasmo per un libro, un artista, un oggetto speciale, un vino, per un momento di festa. Nelle lunghe nottate della Fiera di Francoforte non si perdeva un ricevimento, perché aveva amici dappertutto. Arrivava sorridente, diventava immediatamente il fulcro della festa, trovava le parole giuste per un saluto e un augurio, ripartiva.

Aveva conosciuto Giangiacomo Feltrinelli nel 1958, e lo aveva sposato, in Messico, l’anno dopo. Nel 1962 era nato Carlo. Erano gli anni ruggenti del Dottor Zivago e del Gattopardo, delle visite a Fidel Castro per un libro autobiografico. Ma l’editoria al tormentato editore milanese non bastava: era entrato in clandestinità nel 1967 e sarebbe poi morto tragicamente nel 1972. Inge aveva dovuto ricorrere a tutto il suo coraggio e la sua preveggenza per gestire un dopo difficilissimo, per salvare e rilanciare la casa editrice di via Andegari. Sotto la sua guida, il figlio Carlo è diventato l’editore che conosciamo, uno degli ultimi eredi di vecchie, intatte passioni civili. Lei era ovunque fosse necessario un gesto significativo, un richiamo, uno sprone. Annunciava l’apertura di una nuova libreria Feltrinelli con un entusiasmo che contagiava l’invitato: la frontiera del libro veniva spostata un poco più in là, c’era ancora speranza.

Non dobbiamo essere tristi, oggi, perché a Inge non avrebbe fatto piacere. Piuttosto serenamente propulsivi come sempre è stata lei, che ha vissuto tante vite con la stessa intensità. Finché saremo capaci di condurre la buona battaglia, lei e il suo sorriso contagioso ci saranno sempre.

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