AL VOTO OTTO REGIONI

Regionali: dopo l’intesa Salvini-Cav-Meloni, per il Pd il nodo dell’alleanza con i renziani

Nel centrodestra Emilia e Toscana dovrebbero spettare alla Lega, Marche e Puglia a Fdi, Calabria e Campania a Fi. Ricandidati Zaia (Veneto) e Toti (Liguria)

di Andrea Marini

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Nel centrodestra Emilia e Toscana dovrebbero spettare alla Lega, Marche e Puglia a Fdi, Calabria e Campania a Fi. Ricandidati Zaia (Veneto) e Toti (Liguria)


4' di lettura

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni hanno stretto l’accordo per i candidati alle prossime regionali. L’intesa, pur in stato avanzato, non è ancora definitiva (non sono stati ufficializzati tutti i nomi dei candidati governatore sostenuti dalla coalizione Lega-Fi-Fdi). Ma la mossa costringe il centrosinistra a trovare una intesa al suo interno. Dopo il ko in Umbria, pare molto difficile l’ipotesi di candidati comuni Pd-M5S. Per questo l’obiettivo minimo è quello di ricompattare Pd e renziani, soprattutto in quelle regioni dove questi ultimi sono forti (come in Toscana).

Al voto in 22 milioni
Il 26 gennaio si voterà in Emilia Romagna e Calabria. Nella primavera del 2020 toccherà poi a Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche e Liguria. Una maratona che coinvolgerà oltre 22 milioni di elettori (circa la metà del corpo elettorale).

In Emilia Romagna compatti su Bonaccini
In Emilia Romagna (al voto il 26 gennaio) l’egemonia del centrosinistra è minacciata dal centrodestra unito dal traino leghista, che ha messo in campo la fedelissima di Salvini, Lucia Borgonzoni. I dem sono compatti dietro il governatore uscente Stefano Bonaccini, che ha ottenuto l’appoggio anche dei renziani (che non presenteranno una propria lista). Lo scontro tra centrodestra e centrosinistra è più che mai incerto, dopo che i 5s hanno deciso di correre con un proprio candidato e non appoggiare il Pd (neanche con una desistenza). Bonaccini può sperare solo in un voto disgiunto degli elettori grillini (croce sulla lista M5S ma anche sul suo nome).

In Calabria Oliverio non vuole farsi da parte
In Calabria, al voto il 26 gennaio, la situazione è incerta. In base all’intesa Salvini-Berlusconi-Meloni, il candidato del centrodestra dovrebbe essere di Fi, che ha fatto il nome del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Ma la Lega vorrebbe un nome nuovo e quindi potrebbe ritornare in gioco la deputata forzista Jole Santelli, molto vicina a Berlusconi. Con il rischio che Occhiuto rompa e decida di correre con una propria lista. Stesso scenario nel centrosinistra: il Pd, dopo la mancata intesa con il M5S, ha candidato l’imprenditore Pippo Callipo . Ma il governatore uscente del centrosinistra Mario Oliverio non ha intenzione di farsi da parte e potrebbe ripresentarsi da solo.

In Veneto manca lo sfidante di Zaia
L’unica cosa certa in Veneto è il nome dell’uomo da battere: il leghista Luca Zaia , appoggiato da tutto il centrodestra, che ha il vento in poppa. Il centrosinistra non ha ancora individuato l’anti-Zaia (si era parlato dell’ex ministro Carlo Calenda, già uscito dal Pd, che ha però declinato). Decisivo potrebbe essere l’atteggiamento dei renziani, che in regione puntano ad attirare il voto del mondo imprenditoriale. Alcuni esponenti dem hanno lanciato l'idea di rinunciare nelle regionali al simbolo del Pd, per schierare una maxi civica senza simboli di partito.

In Toscana al Pd serve l’intesa con i renziani
In Toscana, patria dei renziani, è da decidere nel centrosinistra che proverà a raccogliere l’eredità del governatore uscente Enrico Rossi . Il Pd potrebbe ufficializzare l’attuale presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, già vicino a Renzi prima che questo lasciasse il partito. E che potrebbe ottenere l’ok anche dei seguaci dell’ex rottamatore, per provare a fermare l’onda leghista, anche qui è in crescita: per il centrodestra è in corsa l’eurodeputata leghista ed ex sindaco di Cascina (Pisa) Susanna Ceccardi (fedelissima di Salvini). Anche se Fdi, in crescita in regione, vorrebbe dire la sua.

In Campania Caldoro in corsa per sfidare De Luca
Il Campania nel centrodestra il candidato spetterebbe a Fi, che ha proposto l’ex governatore Stefano Caldoro . Anche se la Lega vorrebbe un nome nuovo. Che potrebbe essere la vicepresidente della Camera di Fi Mara Carfagna (che però è in rotta con Berlusconi). Nel centrosinistra il governatore uscente Vincenzo De Luca va verso la ricandidatura.

In Liguria Toti è l’uomo da battere
In Liguria il centrodestra dovrebbe riconfermare il governatore uscente Giovanni Toti , uscito da Fi con il suo movimento Cambiamo!, che i sondaggi danno in vantaggio. Il centrosinistra, dopo aver provato una intesa con il m5s, è in alto mare. In regione bisognerà fare i conti con i renziani, che hanno annunciato la presentazione di una propria lista e possono rivendicare un forte seguito ( Raffaella Paita , ex candidata governatrice, è passata infatti ad Italia Viva)

Puglia: verso il duello Emiliano-Fitto
In Puglia il governatore uscente di centrosinistra Michele Emiliano va verso la ricandidatura. Nel centrodestra, in base alle intese tra i partiti, il candidato governatore dovrebbe spettare a FdI (anche se la Lega rivendica gli ottimi risultati ottenuti in regione). Si parla di Raffaele Fitto , ex governatore di FI e ora avvicinatosi a Fratelli d’Italia (anche se Fitto, ora eurodeputato, sarebbe riluttante a lasciare il suo ruolo di Co-Presidente dei Conservatori e Riformisti Europei).

Marche, per Ceriscioli nodo ricandidatura
Il governatore uscente Pd Luca Ceriscioli (che aveva criticato l’uscita di Renzi dal partito) va verso la ricandidatura. Ma c’è chi chiede un nome nuovo, sia nel Pd che tra i renziani. E c’è chi spera che un nome nuovo possa rimettere in gioco anche una intesa (comunque difficile) con il M5S . Nel centrodestra, la candidatura per la presidenza dovrebbe spettare a FdI, che dovrà scegliere se putare sull’ex sindaco di Ascoli Guido Castelli o sul deputato Francesco Acquaroli. Anche se la Lega in ascesa non ha ancora abbandonato a livello locale l’ipotesi di presentare alla colazione un proprio candidato.

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