L’AGENDA POLITICA DEL NUOVO ANNO

Regionali ma anche suppletive, i primi test elettorali del 2020

Non solo Emilia Romagna e Calabria (26 gennaio) ma anche il voto per un seggio della Camera (Napoli) e uno del Senato (Roma) forse a fine febbraio

di Riccardo Ferrazza


Mes, prescrizione e regionali: tutte le distanze tra M5s e Pd

4' di lettura

Elezioni regionali a gennaio in Emilia Romagna e Calabria. Ma anche due elezioni suppletive quasi certamente a febbraio per un seggi vacante alla Camera (Roma) e al Senato (Napoli). Dopo le formalità burocratiche delle presentazioni delle liste e la pausa per le feste natalizie, partirà la vera e propria campagna per i primi appuntamenti elettorali del nuovo anno che possono avere riflessi sul fragile assetto della maggioranza giallo-rossa.

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Calabria, le difficile candidature unitarie
Si parte il 26 gennaio quando Emilia-Romagna e Calabria andranno al voto per rinnovare la guida delle Regioni. Mentre nella prima la situazione delle candidature è definita da mesi, in Calabria i giochi si sono chiusi solo nelle ultime ore: in una regione scossa dall’operazione “Rinascita Scott” contro la 'ndrangheta guidata dal procuratore Nicola Gratteri, con un’inchiesta che ha colpito anche la politica, la candidata unitaria del centrodestra sarà alla fine la parlamentare di Forza Italia Jole Santelli, dopo il veto di Matteo Salvini (il capo della Lega è stato eletto senatore nella regione) sul nome del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, fratello del parlamentare Roberto, vicecapogruppo alla Camera per Forza Italia.

Al risultato si è giunti solo dopo l’intervento di Silvio Berlusconi che giovedì, con una lettera ai fratelli Occhiuto, ha chiesto loro di desistere dall’idea di presentare liste civiche autonome e di appoggiare Santelli, rinunciando a «scelte che avvantaggerebbero solo i nostri avversari». Un invito accolto da Mario Occhiuto venerdì, a 24 ore dalla chiusura delle candidature.

Situazione speculare nel centrosinistra. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha faticato parecchio a convincere Mario Oliverio, governatore dem uscente e inquisito per peculato (in un’inchiesta su presunte irregolarità nell'uso dei fondi per la promozione turistica della Calabria), a rinunciare a candidarsi in solitaria (come Occhiuto) per sostenere invece l’imprenditore Pippo Callipo, già candidato civico (sostenuto da Idv e Lista Bonino-Pannella) alle Regionali nel 2010.

Difficile resta il dialogo con M5S che per le regionali ha il proprio candidato, Francesco Aiello, docente di politica economica all’Università della Calabria votato sulla piattaforma Rousseau (su 2.167 voti ha ottenuto 1.150 preferenze), toccato il giorno dopo l’ufficiliazazione della sua corsa elettorale dalle polemiche per un presunto abuso su una villetta a Carlopoli, nel catanzarese, che risulta di sua proprietà («una casa che non ho realizzato io» la replica).

Caduto nel vuoto l’appello lanciato da Callipo al capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio per correre assieme. L’imprenditore 73enne, già presidente della Confindustria calabrese dal 2001 al 2006, doveva essere inizialmente proprio il candidato del Movimento («ho tanti amici sia tra i parlamentari che fra gli attivisti»), in seguito era stato individuato dal Pd come l’esponente civico su cui far confluire i voti dei pentastellati. Ma dopo la fallimentare esperienza in Umbria , l’alleanza è saltata e Callipo correrà solo per i democratici.

Secondo i sondaggi (svolti prima della definizione delle candidature) il centrodestra parte in vantaggio.

Emilia Romagna, la “linea del Piave” per il Pd
Nella Regione da sempre amministrata dal centrosinistra le principali coalizioni si sono dimostrate più coese rispetto al caso calabrese. Le candidature definite da tempo: la partita si gioca tra il governatore uscente, Stefano Bonaccini (Pd), e la leghista Lucia Bergonzoni, ex sottosegretario nel primo governo Conte che ha contato da subito sul sostegno di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Come in Calabria, anche per l’Emilia Romagna il Movimento 5 Stelle ha scelto la corsa solitaria: i pentastellati misureranno le proprie forze con Simone Benini, 49enne piccolo imprenditore esperto di sistemi informatici e appassionato di apicultura, risultato il più votato su Rousseau con 335 preferenze.

Secondo i sondaggi sarà un testa a testa tra Bonaccini e Bergonzoni. Il primo è chiamato a difendere la “linea del Piave” del Pd e forse anche del governo Conte; l’altra, con la spinta di Matteo Salvini, proverà a sferrare il colpo decisivo contro la maggioranza giallo-rossa.

Suppletive a Napoli e Roma, l’ipotesi desistenza
Sarà un test di valenza nazionale anche le elezioni suppletive per scegliere il successore di Franco Ortolani, professore di geologia all’Università Federico II di Napoli, eletto al Senato con il Movimento 5 Stelle nel collegio uninominale Campania 7, morto lo scorso 23 novembre a 75 anni (aveva denunciato di avere due tumori «per colpa dei veleni in Campania»). Gli elettori napoletani potrebbero essere chiamati a votare già il 23 febbraio, senza attendere la concomitanza con il voto di primavera per rinnovare la guida della regione.

Anche qui, come per le regionali in Calabria ed Emilia Romagna, si riproporrà la questione della possibile alleanza tra M5S e Pd. Per evitare un favore al centrodestra, qualcuno ipotizza un patto di non belligeranza, considerando che si dovrà votare (presumibilmente nello stesso giorno, l’ultima domenica di febbraio) anche per sostituire alla Camera Paolo Gentiloni, l’ex presidente del Consiglio diventato commissario europeo agli Affari economici nell’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen.

La desistenza, promosso soprattutto dal Pd, prevederebbe un candidato a Cinque stelle a Napoli (dove l’ultima parola spetta al presidente della Camera Roberto Fico, decisamente più orientato all’alleanza con i democraticirispetto al capo politico Di Maio), uno del Pd per il collegio di Roma 1 che comprende i quartieri centrali della capitale ed è considerato ancora una roccaforte per la sinistra (a differenza delle periferie). Qui il 4 marzo 2018 Gentiloni fu eletto con il 42% dei voti.

Tra le possibili candidature avanzate dal Pd sono circolati i nomi di Gianni Cuperlo (alle ultime politiche aveva rinunciato a correre nel collegio blindato di Sassuolo) ma anche quello - assai meno probabile - del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che per assumere l’incarico a via XX settembre si era dimesso da europarlamentare. Nello schema si è però inserita Italia viva di Matteo Renzi che vuole dire la sua e spinge per un candidato civico e fuori di partiti. Come l’ex questore di Roma Francesco Tagliente.

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