Intervista a

«Regione di eccellenze non solo malaffare: dare fiducia ai giovani»

Imprenditore e presidente della Piccola industria di Unindustria Calabria

di Donata Marrazzo

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Servono con urgenza l’alta velocità e la connessione a banda larga per evitare di essere tagliati fuori da tutto

Imprenditore e presidente della Piccola industria di Unindustria Calabria


3' di lettura

Più di 1.700 piccole imprese che tentano di resistere alla crisi, che mantengono stretto il rapporto con il territorio e il legame con i dipendenti, pronte a piani di turnazione per evitare la cassa integrazione a zero ore, che anticipano la tredicesima. Spesso sono solo a conduzione familiare. Ma si convertono alla sostenibilità, investono in ricerca e sviluppo e si posizionano sui mercati internazionali. Ecco la Calabria vista da Daniele Diano, presidente della Piccola industria di Unindustria Calabria: 42 anni, reggino, è alla guida della Diano Cementi Spa, parte del gruppo imprenditoriale di famiglia, impegnato dai primi anni Cinquanta nel settore della siderurgia, della produzione di cemento, del commercio di prodotti per l’edilizia e nella gestione di un’azienda portuale. Una terra, quella di cui parla l’imprenditore, fatta da Pmi di grande qualità, nonostante il contesto difficile, con poche infrastrutture e pochi servizi: vere eccellenze che danno lustro ai territori, al netto del malaffare e delle altre ben note criticità. Un esempio? «L’imprenditore Alessandro Cuomo che, allo Smau di Milano - racconta Diano - si è distinto per le best practice della sua azienda, che, nel crotonese, tra innovazione e brevetti sulla sicurezza alimentare, attira investitori internazionali».
«Quello che serve con urgenza è una connessione stabile a banda ultra larga e l’alta velocità – continua – perché la difficile accessibilità rischia di tagliarci fuori dai mercati». Come pure è necessario, secondo l’imprenditore reggino, ragionare su una nuova narrazione della Calabria: «C’è un’altra Calabria che resta quasi sempre nell'ombra. Purtroppo la nostra regione produce molte notizie negative, di scandali, di malaffare, di inefficienza. Sarebbe giusto dare evidenza anche a ciò che si fa di buono. La Calabria è molto più di quello che si racconta e cambiarne la narrazione sarebbe importante soprattutto per i nostri giovani». Cosa si intende? «Molti giovani emigrano, si formano qui e poi portano fuori le proprie competenze. Secondo alcune stime – prosegue Diano - in 10 anni sono andati via dalla Calabria quasi 4.000 laureati l’anno. E il fenomeno non si arresta. Questi giovani spesso non sanno che invece si può e si deve provare a restare, che ci sono aziende virtuose spesso guidate proprio da giovani imprenditori. Insomma, c’è chi dimostra che fare impresa in Calabria si può». Ne elenca alcune: «Nel nostro territorio vantiamo, tra molte, la presenza di Mangiatorella, azienda di imbottigliamento d’acqua con sede a Stilo, di Caffè Mauro, storica torrefazione reggina che esporta in 60 paesi, di Romanella drinks che produce e distribuisce bibite analcoliche, dell’azienda vinicola Tramontana».
Diano vive con forte consapevolezza il suo ruolo all’interno di Unindustria Calabria: «Le Pmi costituiscono l’ossatura del tessuto imprenditoriale calabrese. Viviamo una fase economicamente negativa e inedita a causa del Covid-19 che, oltre alle gravissime conseguenze sanitarie, ha paralizzato le micro, piccole e medie imprese, con rischi enormi per il futuro. Per questo credo che la nostra attività di rappresentanza istituzionale abbia un valore centrale, per dare peso e forza alle aspettative delle imprese».
«L’impresa è espressione del territorio, ne è una manifestazione», dichiara, spiegando così perché non ha mai pensato di spostare al Nord le sue attività. Proprio come prima di lui ha fatto Cesare, suo padre, che ha seguito le orme di famiglia, ampliando trent’anni fa, il cementificio a Saline Ioniche e il laminatoio per la produzioni di tondini per il cemento armato con la rivendita edile a Lazzaro: Cesare Diano non ha mollato nemmeno quando l’anonima sequestri, nel 1984, rapì suo figlio Vincenzo, di 10 anni. Furono 72 giorni di inferno: «Ricordo tutto – afferma l’imprenditore che allora aveva 6 anni – la disperazione dei miei e quella di noi fratelli. Ma mai mio padre ha voluto abbandonare la Calabria».
L’obiettivo di Daniele, all’interno della Piccola industria calabrese, è quello di rafforzare l’ecosistema che tiene insieme imprese, comunicazione e formazione, «per consentire un radicale cambiamento culturale, all’insegna della legalità. Una trasformazione radicale che parta dalle istituzioni scolastiche - dice -. Nel corso dell’ultimo Pmi Day abbiamo messo in contatto il mondo della scuola con le eccellenze imprenditoriali della regione. Ci ha colpito vederli sorpresi di fronte al racconto di storie di imprese eccellenti, che si tramandano di padre in figlio da generazioni, i cui prodotti, realizzati nella nostra terra, vengono esportati in tutto il mondo, che fanno ricerca e producono brevetti». In cantiere una serie di azioni, condivise con la Regione, per rendere la Calabria delle imprese più competitiva, sostenendo le esigenze di liquidità del tessuto imprenditoriale, attraendo investimenti, favorendo l’e-commerce, l’export e l’autoimprenditorialità.

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