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Regno Unito, il breve addio al carbone. Entro il 2025 chiuse tutte le centrali

Il Governo ha stabilito la data del 2025 per la scadenza ufficiale dell’era del carbone, ma la fine potrebbe arrivare in anticipo. Nei giorni scorsi è stata annunciato dal gruppo tedesco Rwe che Aberthaw B, l’ultima centrale a carbone rimasta in Galles, chiuderà i battenti nel marzo 2020

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Un tempo nessun Paese al mondo utilizzava più carbone della Gran Bretagna. Il carbone era stato il motore della rivoluzione industriale, dava lavoro a 1,2 milioni di minatori, e dieci anni fa rappresentava ancora il 40% dell’energia generata. Il declino è stato precipitoso: ora la percentuale è scesa al 5%, mentre accelera la chiusura delle centrali. L’addio al carbone è imminente.

Il Governo ha stabilito la data del 2025 per la scadenza ufficiale dell’era del carbone, ma la fine potrebbe arrivare in anticipo. Nei giorni scorsi è stata annunciato dal gruppo tedesco Rwe che Aberthaw B, l’ultima centrale a carbone rimasta in Galles, chiuderà i battenti nel marzo 2020 perché le condizioni di mercato sono «troppo difficili».

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A quel punto resteranno solo quattro centrali attive in tutta la Gran Bretagna, tre in Inghilterra e una in Irlanda del Nord, che difficilmente potranno restare aperte per altri cinque anni. Quest’anno ha segnato un altro record. Per 18 giorni e sei ore non è stata usata affatto energia generata dal carbone, il periodo più lungo dall’Ottocento.

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«Negli ultimi dieci anni sono stati fatti grandi progressi nella decarbonizzazione del sistema energetico, ma il 2019 rappresenta una pietra miliare -, ha detto John Pettigrew, amministratore delegato di National Grid -. È la prima volta dai tempi della rivoluzione industriale che meno della metà dell’energia generata è stata prodotta da combustibili fossili. Siamo a un punto di svolta».

Lo scorso anno il 53% dell’energia è stata generata da fonti rinnovabili o da centrali nucleari. La direzione di marcia è chiara: la Gran Bretagna marcia spedita verso la decarbonizzazione, in linea con l’ambizioso obiettivo del Governo di arrivare a emissioni zero entro il 2050.

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Il gas però rappresenta ancora il 39% dell’energia generata e riscalda l’80% delle abitazioni nel Paese. Resta anche il modo più rapido e affidabile di generare energia quando le condizioni metereologiche riducono o frenano la generazione di energia eolica o solare. Per poter raggiungere l’obiettivo del Governo il contributo del gas andrà drasticamente ridotto o le emissioni nocive catturate o neutralizzate. Gli esperti puntano sull’aumento delle rinnovabili e si affidano anche a nuove tecniche e tecnologie. Le pile a combustibile sono una fonte promettente di energia verde, che la Gran Bretagna potrebbe anche importare dalla Norvegia tramite cavi sottomarini.

Allo stato attuale l’energia nucleare rappresenta ancora un quinto del totale in Gran Bretagna, ma entro il 2030 tutte le vecchie centrali tranne una saranno chiuse mentre solo una centrale di nuova generazione è in fase di costruzione a Hinkley Point in Inghilterra. I progetti di costruirne altre sono stati cancellati perché troppo cari e il Governo non sembra intenzionato a impegnarsi in progetti così costosi e a lungo termine. Il contributo da combustibili fossili e nucleare andrà a declinare, quindi, mentre forti investimenti in rinnovabili faranno aumentare la percentuale nei prossimi anni. Londra prevede che l’energia generata da maree e moto ondoso possa rappresentare il 20% del totale entro il 2030.

Il Governo quest’anno ha offerto incentivi al settore eolico offshore in cambio di investimenti in nuovi impianti e si prevede che entro dieci anni potrà generare da solo il 30% dell’elettricità in Gran Bretagna, che diventerebbe il maggiore produttore al mondo. Il partito conservatore ha invece bloccato gli incentivi per l’eolico onshore, citando l’opposizione dei cittadini ad avere turbine vicino alle loro abitazioni. L’installazione di nuove turbine è crollata dell’80% e va di nuovo accelerata, secondo le associazioni ambientaliste che hanno chiesto al Governo di rivedere il blocco perché l’eolico onshore è il modo meno costoso di generare energia. Il ministero dell’Ambiente sta anche rivedendo la decisione di sospendere i sussidi ai pannelli solari che ha portato a un drastico calo delle installazioni. L’energia solare rappresenta poco più del 4,2% dell’elettricità generata in Gran Bretagna.

Secondo Doug Parr, chief scientist di Greenpeace Uk, il Governo britannico «dovrebbe smettere di frenare l’energia eolica e solare, che sono l’unico modo di arrivare davvero all’obiettivo energia pulita». Di recente anche la Germania ha decretato la fine delle centrali a carbone, ma con una tempistica più lunga, che potrebbe protrarsi fino al 2038.

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