BREXIT

Regno Unito ed Europa Creativa, fine della storia

A seguito dell'uscita dalla Ue, Londra ha deciso di non rinnovare l'adesione ai programmi dedicati alla cultura e ai giovani, come Europa Creativa ed Erasmusplus, mantenendo invece attivo il proprio ruolo nell'ambito di Horizon Europa

di Roberta Capozucca

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A seguito dell'uscita dalla Ue, Londra ha deciso di non rinnovare l'adesione ai programmi dedicati alla cultura e ai giovani, come Europa Creativa ed Erasmusplus, mantenendo invece attivo il proprio ruolo nell'ambito di Horizon Europa


3' di lettura

A poche settimane dall'approvazione del nuovo budget di Europa Creativa , che da 1,46 miliardi di euro del periodo 2014-2020 arriva a pesare 2,24 miliardi sul Quadro Finanziario Pluriennale Europeo (2021-2027) , giunge anche la notizia che la Gran Bretagna non rinnoverà l'adesione al programma dedicato al settore culturale e creativo. Una decisione che penalizzerà migliaia di artisti, professionisti della cultura e produttori audiovisivi e istituzioni culturali non solo britanniche.

Europa Creativa perde uno dei suoi protagonisti

Ad oggi, non sono chiare le ragioni che hanno portato Londra a ritirarsi dal programma se non la mancata volontà di pagare il contributo finanziario richiesto ai paesi extra-europei (attualmente 13 paganti) e che di fatto sostituisce quello versato dagli Stati membri attraverso il bilancio comunitario. Certo è che sarà molto difficile, se non impossibile, sostituire con i finanziamenti nazionali il ruolo del programma europeo di cui, dopo la Germania, la Gran Bretagna è stata la nazione con la percentuale di finanziamento più alto. Secondo Creative Europe Desk UK , infatti, dal suo lancio nel 2014 e fino al 2018 Europa Creativa ha supportato 376 organizzazioni culturali e creative con sede nel Regno Unito attraverso uno stanziamento di 89,5 milioni di euro, per una media di 18,4 milioni di euro l'anno. Sulla base dei dati di forniti dall'Agenzia esecutiva, inoltre, si stima che l'erogazione dei fondi europei abbiano sbloccato altre tipologie di finanziamenti, sia privati che statali, pari a un valore di circa 20 milioni di euro per il settore cultura e di 108 milioni per l'ambito media.

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NAZIONI PARTECIPANTI AL PROGRAMMA EUROPA CREATIVA
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Cosa succederà ora?

Nessuna deroga sui progetti già approvati nell'ambito dell'edizione 2014-2020, che continueranno a ricevere finanziamenti anche dopo il 1 gennaio 2021; il Creative Europe Desk UK, quindi l'ufficio informativo del programma, continuerà a fornire assistenza tecnica gratuita a tutti i potenziali beneficiari del Programma fino al marzo 2021. Inoltre, gli accordi raggiunti tra Bruxelles e Londra, garantiscono che il Regno Unito continuerà a collaborare con l'Ue nella salvaguardia e contro il traffico illecito dei beni culturali, oltre che ad impegnarsi nella restituzione dei beni rimossi illegalmente dai Paesi d'origine. Per attenuare l'assenza dei finanziamenti europeo il governo britannico ha già annunciato che interverrà con misure nazionali: tra queste il Global Screen Fund, uno stanziamento di 7 milioni di sterline a sostegno del settore cinematografico indipendente, che sarà erogato da aprile 2021.

Non solo fondi

Ma misurare l'impatto delle azioni europee solo attraverso i loro ritorni economici è limitante; i vantaggi di partecipare a un programma come Europa Creativa, infatti, vanno ricercati nella possibilità per uno Stato di attivare progettualità transnazionali, di attrarre competenze internazionali e soprattutto poter far circolare liberamente i propri artisti e i loro prodotti creativi. Secondo lo studio The potential impact of Brexit on the creative industries, tourism and the digital single market, la prospettata impossibilità di accedere a risorse qualificate e ai mercati dei paesi geograficamente vicini avrà sul settore un impatto più deleterio della mancanza dei fondi stessi. Sembra essere questa, oggi, la più grande preoccupazione dei rappresentanti del settore e delle istituzioni culturali inglesi che nel 2018, con la firma del “ Creative Industries : Sector Deal ”, miravano a fare della Gran Bretagna il posto migliore al mondo per il prosperare delle industrie creative e generare entro il 2023 altri 600.000 nuovi posti di lavoro nella filiera creativa.

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