ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo gli scandali

Regno Unito, il governo di Johnson in pezzi:  lasciano due ministri chiave

L’esecutivo perde il titolare delle Finanze Sunak e quello della Salute Javid. Lascia anche il viceministro Walker. Pesa la vicenda di Pincher

Batosta a elezioni suppletive per Boris Johnson: "Non mi dimetto"

2' di lettura

Il governo di Boris Johnson è sempre in più in bilico. Il ministro delle Finanze Rishi Sunak e quello della salute Sajid Javid si sono dimessi in aperta critica alla gestione del premier, travolto da una girandola di scandali che ne sta minando la reputazione. L’ultimo è il caso di Pincher, il vicecapogruppo conservatorio rimosso dopo accuse di molestie sessuali.

«Il pubblico si aspetta giustamente che il governo sia condotto in maniera propria, competente e seria. Penso che valga la pena battersi per questi standard ed è per questo che mi dimetto», ha detto Sunak. Ancora più duro il suo collega della Salute. I britannici «si aspettano integrità dal loro governo», ma ora gli elettori ritengono che l’amministrazione Johnson non sia competente, «né agisca nell’interesse della nazione», ha affermato.

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Intanto il premier ha nominato come nuovo Cancelliere dello Scacchiere Nadhim Zahawi, ex ministro dell’Istruzione (al suo posto Michelle Donelan) mentre alla guida della sanità britannica è stato chiamato Steve Barclay, capo dello staff di Johnson.

Gli strascichi del caso Pincher

Le clamorose dimissioni di due importanti ministri, arrivano dopo che il premier è stato costretto ad umilianti scuse sulla gestione del caso di Chris Pincher, il vice capogruppo conservatore rimosso dopo che era stato denunciato per aver palpeggiato due uomini in uno storico club di Londra. Johnson ha detto di aver nominato Pincher nel suo incarico dopo essersi «dimenticato» di aver già ricevuto nel 2019 lamentele sul suo comportamento non appropriato. «Penso sia stato un errore e mi scuso», ha detto il premier, che già si era dovuto scusare pubblicamente per il partygate, lo scandalo delle feste a Downing street durante il lockdown per il covid.

Ai primi di giugno Johnson è sopravvissuto ad un voto di sfiducia fra i deputati del suo partito conservatore, ma il 41% ha votato contro di lui, minando la sua autorità. La perdita di due seggi alle suppletive in giugno ha poi portato alle dimissioni del presidente del partito, Oliver Dowden. Le dimissioni di Javid, che in passato si era candidato alla leadership dei conservatori, e di Sunak, considerato un possibile successore di Johnson, mettono ora ulteriormente in pericolo la posizione del premier, che finora ha escluso sue dimissioni.

Il rischio di un effetto-domino nell’esecutivo

Le polemiche dimissioni di Javid e Sunak, che appaiono coordinate, hanno scatenato una ridda di illazioni sui chi potranno essere i prossimi ad andar via. Fonti citate dai media, affermano che ministri chiave come Liz Truss (Esteri), Ben Wallace (Difesa) Dominic Raab (vice premier e titolare della Giustizia), e Priti Patel (Interni) intendono rimanere ai loro posti. La ministra della Cultura, Culture Nadine Dorries ha twittato di essere al 100% con Johnson. Ma intanto il vice capo del partito conservatore, Bin Afolami, ha annunciato le sue dimissioni in diretta tv. E hanno sbattuto la porta anche Will Quince, viceministro responsabile finora del dossier della Famiglia e dell’Infanzia, Laura Trott, finora ministrial aide (qualcosa di meno di sottosegretario) ai Trasporti oltre all’inviato per il commercio in Marocco, Andrew Murrison.

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