ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’annuncio di Jeremy Hunt

Londra completa la retromarcia sul fisco: niente tagli alle tasse, ridimensionati i sussidi sulle bollette

Il neo-cancelliere dello Scacchiere ha annunciato un intervento pubblico, seguito da uno statement, per correggere (ulteriormente) la maxi-manovra voluta da Truss

Gb, Truss rinuncia a cancellare tassa su imprese da 18 mld

3' di lettura

«Annulleremo quasi tutte le misure fiscali annunciate nel piano di crescita tre settimane fa». Lo ha detto in avvio del suo statement il nuovo ministro delle Finanze britannico Jeremy Hunt. Come da attese, Hunt ha deciso di cancellare quasi interamente il minibudget da 45 miliardi di sterline presentato il 23 settembre dal suo precedessore, causa scatenante di una tempesta sui mercati che ha fatto crollare la sterlina e schizzare i rendimenti dei titoli di Stato.

La responsabilità centrale per qualsiasi governo è la stabilità economica, ha detto Hunt, aggiungendo che un governo non può controllare i mercati ma «dare certezze» sulla sostenibilità delle finanze pubbliche. Concetto ribadito alla Camera dei Comuni: «Il governo deve fare di più e più in fretta per offrire certezze ai mercati». Hunt ha aggiunto che l’esecutivo prenderà «le decisioni difficili necessarie per assicurare che ci sia fiducia nelle nostre finanze nazionali».
L’aliquota fiscale sulle imprese salirà di conseguenza dal 19% al 25% (annullando la precedente decisione del governo di lasciarla al 19%) mentre l’aliquota di base per i redditi personali rimarrà al 20%, anziché scendere di un punto come previsto in precedenza.

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Ridimensionati anche gli aiuti sulle bollette

Si ridimensionano anche gli interventi contro il caro energia. Il costo massimo della bolletta energetica per le famiglie durerà solo fino ad aprile e non fino al 2024 come nelle intenzioni originali del governo Truss. Rimane in vigore invece il taglio di contributi per 13 miliardi di sterline all’assicurazione nazionale, ovvero la previdenza nazionale, e il taglio di 1,5 miliardi di sterline all’imposta di bollo. Il pacchetto complessivo di sostegno energetico annunciato in origine avrebbe comportato un costo fino a 150 miliardi di sterline in un momento in cui le finanze pubbliche del Regno Unito sono in uno stato di profonda crisi.

Il pacchetto consisteva in un regime di sostegno di sei mesi per le imprese, del costo di 29 miliardi di sterline, nonché un tetto massimo di due anni per le famiglie che poteva costare ai contribuenti altri 120 miliardi di sterline. L’idea del programma era limitare le bollette annuali di gas ed elettricità a 2.500 sterline in media per 28 milioni di famiglie per due anni dal 1 ottobre. Hunt ha detto che ci sarà una nuova revisione del Tesoro delle bollette energetiche da aprile in poi per ridurre il prezzo del programma e assicurarsi che sia più mirato.

«La spesa singola più grande nel piano di crescita era stata la garanzia del prezzo dell’energia - ha detto Hunt -. Questa è una misura fondamentale a sostegno di milioni di persone durante un inverno difficile. Oggi voglio confermare che il supporto che stiamo fornendo da qui ad aprile del prossimo anno non cambierà. Ma oltre questo limite temporale, il primo ministro ed io abbiamo convenuto che non sarebbe responsabile continuare a esporre le finanze pubbliche a una volatilità illimitata dei prezzi internazionali del gas. Quindi il Tesoro condurrà una revisione su come supportare le bollette energetiche oltre l’aprile del prossimo anno. L’obiettivo è progettare un nuovo approccio che costerà al contribuente significativamente meno del previsto, garantendo nel contempo un sostegno sufficiente a chi ne ha bisogno.Qualsiasi sostegno alle imprese sarà mirato a quelle in maggiore difficoltà e il nuovo approccio incentiverà meglio l’efficienza energetica».

La bufera sui mercati e la retromarcia di Truss

Il caso è scoppiato quando il tandem Truss-Kwarteng ha annunciato, lo scorso 23 settembre, un mini-budget incentrato su una massiccia riduzione delle tasse (45 miliardi di sterline), senza fornire indicazioni sulla copertura finanziaria. Due fra i pilastri della manovra, bocciata come un «regalo ai ricchi», erano lo stop all’incremento dal 18% al 25% delle imposte societarie nel 2023 e l’abolizione dell’aliquota del 45% per chi guadagna oltre 150mila sterline l’anno.

Il timore di una manovra tanto audace negli obiettivi quanto inconsistente nella sua attuazione ha mandato in fibrillazione i mercati, facendo crollare la sterlina ai minimi storici sul dollaro e schizzare al rialzo i titoli di Stato, spingendo centinaia di fondi pensione in crisi di liquidità. La Banca d’Inghilterra si è trovata costretta a intervenire con un piano da 65 miliardi di sterline per l’acquisto di titoli a lunga scadenza, per alleviare la pressione sulla valuta. Truss si è resa protagonista di una inversione di rotta completa, licenziando Kwarteng e avviando le retromarce culminate nell’annuncio di Hunt.

Volano i bond e la sterlina con nuova retromarcia Truss

Nell’attesa, volano i titoli di stato britannici e la sterlina in vista della nuova retromarcia della premier Liz Truss sui tagli fiscali. I rendimenti dei gilt, i titoli di stato britannici, si riducono di 29 punti base sulla scadenza a 10 anni, con un rendimento sceso al 4,02% mentre la sterlina guadagna quasi l’1% sul dollaro a 1,128, dopo aver superato anche quota 1,13. In linea con gli altri listini i rialzi della Borsa di Londra (+0,4%).

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