vigilia del voto

Regno Unito, in tilt la «trasparenza» Facebook sui messaggi politici

Quasi la metà dei messaggi politici dei partiti britannici sono scomparsi dal data base di Facebook sulla trasparenza alla vigilia delle elezioni nel Regno Unito. Bloccate le informazioni su migliaia di annunci per un valore stimato di quasi 10 milioni di euro. Un bug riaccende i dubbi sulla propaganda nei social media.

di Luca Veronese

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La pagina Facebook del leader conservatore britannico Boris Johnson

3' di lettura

Quasi la metà dei messaggi politici dei partiti britannici sono scomparsi dal data base sulla trasparenza di Facebook, alla vigilia delle elezioni nel Regno Unito. Si tratta di migliaia di annunci della campagna pubblicitaria politica - nella quale il dibattito tradizionale è stato surclassato dalle contrapposizioni su Brexit - per un valore stimato di quasi 10 milioni di euro, che fanno parte del Facebook’s ad library, uno strumento specifico lanciato nel 2018 nel quale gli utenti possono trovare informazioni sull’origine e dei post che riguardano i programmi e gli slogan degli schieramenti politici.

La scomparsa del database della pubblicità politica - segnalata inizialmente da Sky News e poi da Politico.com - ha riguardato gli annunci del Partito conservatore al governo con Boris Johnson, del Brexit Party e dei Liberaldemocratici. E in misura maggiore anche del Partito laburista all’opposizione e contrario all’uscita di Londra dall’Unione europea.

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La mancanza di trasparenza su internet
Il problema era noto dal 9 dicembre ma è stato reso pubblico da Facebook solo dopo un giorno intero. Sono stati a lungo inaccessibili le informazioni su 74mila messaggi : pubblicati dai partito politici ma soprattutto, a pagamento, da altri inserzionisti. «Non è così che dovrebbe funzionare», ha detto a Politico.com Laura Edelson, esperta di informatica dell’Università di New York che sta monitorando la spesa pubblicitaria politica digitale in vista del voto del 12 dicembre. «Facebook dovrebbe dire in modo proattivo e con trasparenza cosa è successo. Ma questo non è avvenuto». Secondo Edelson la spiegazione più plausibile per la scomparsa degli annunci politici è un bug nei sistemi di Facebook e non certo uno sforzo della società per evidenziare i messaggi troppo schierati.

«Abbiamo corretto il bug e tutti gli annunci nel Regno Unito sono tornati nel data base degli annunci», ha spiegato Facebook in una nota.
Un portavoce del gruppo fondato da Mark Zuckerberg ha anche confermato che sono state colpite anche alcune pubblicità negli Stati Uniti ma ha rifiutato di rispondere alle domande sulla portata del problema.

Il data base degli annunci politici

La “biblioteca di annunci” di Facebook è una pietra miliare degli sforzi di Facebook per essere più trasparente riguardo al suo ruolo nelle elezioni politiche nel mondo, ma per il momento, secondo molti esperti, non sembra funzionare al meglio e perché non riesce a fare la necessaria chiarezza, ad esempio, su come gli inserzionisti politici possono profilare geograficamente gli elettori britannici.

Tristan Hotham, un consulente di ricerca con WhoTargetsMe, un gruppo che traccia la pubblicità politica digitale, ha definito la scomparsa della pubblicità «un fallimento catastrofico». «Se stai cercando informazioni su un annuncio ti aspetti di poter risalire ai dati. Non ti aspetti che la biblioteca perda improvvisamente metà dei suoi dati», ha detto Hotham a Reuters. Alcuni annunci sembravano essere rintracciabili solo attraverso il numero identificativo dell’annuncio originale, ma non dai soliti metodi di ricerca di nomi o parole chiave.

Per esempio, un annuncio pubblicato dalla pagina Facebook del primo ministro Boris Johnson il 4 dicembre che chiedeva agli elettori di «porre fine al caos, rispettare il referendum e scegliere Brexit» poteva essere individuato solo cercando un numero identificativo di 15 cifre.

La presunta neutralità dei social media

I gruppi come Facebook e tutti i social media hanno tentato di condividere maggiori informazioni sulla pubblicità politica dopo che le agenzie di intelligence statunitensi hanno mostrato come la Russia abbia interferito, attraverso internet, sulla campagna per l’elezioni di Donald Trump nel 2016 alla presidenza degli Stati Uniti.

A ottobre, il gruppo di tutela della privacy con sede a Londra, Privacy International, ha pubblicato un rapporto in cui afferma che Facebook, Twitter e Google non sono ancora riusciti a fornire un’adeguata trasparenza agli utenti globali sugli annunci politici. Facebook è anche stata attaccata negli ultimi mesi per decisione di non controllare la propaganda politica che pubblica: Mark Zuckerberg pur difendendo questa posizione di «neutralità», per il rispetto delle «libertà di parola» ha anche assicurato che il suo gruppo tenterà di migliorare il rapporto con la propaganda politica.

Per approfondire:
Quanto vale il business degli spot politici per Google e Facebook?
Facebook: niente fact-checking ai post dei politici

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