IL VOTO A LONDRA

Regno Unito: vince il Brexit Party di Farage, tracollo dei Tories

di Nicol Degli Innocenti


I leader in Europa, chi ha vinto e chi ha perso

3' di lettura

LONDRA - Un nome, un programma, una vittoria annunciata: il Brexit Party di Nigel Farage si è piazzato al primo posto nelle elezioni europee in Gran Bretagna, conquistando il 32% dei voti e 28 seggi a spese sia dei conservatori (3 seggi) che dei laburisti (10 seggi). I due maggiori partiti sono usciti dal voto fortemente ridimensionati.

I Liberaldemocratici hanno triplicato i voti ottenendo il 21% dei consensi (15 seggi) e conquistando il secondo posto con il loro messaggio pro-Unione Europea e anti-Brexit. Il loro successo significa che da un eurodeputato passano ora a 15. Sul fronte filoeuropeo anche i Verdi hanno guadagnato voti andando oltre il 12% (7 seggi), avvicinandosi ai Laburisti scesi al 14% e scavalcando i Tories, relegati in quinta posizione con il 9 per cento.

A spoglio quasi ultimato (Scozia e Irlanda del Nord annunciano i risultati finali lunedì), il Brexit Party ha conquistato il maggior numero di eurodeputati: 28, compreso Farage. Il leader, che aveva fondato il partito solo sei settimane fa per attrarre il voto di protesta, ha avvertito che la Gran Bretagna deve lasciare l’Unione Europea il prima possibile e pretende di partecipare ai negoziati con Bruxelles.

«Se non usciremo il 31 ottobre questo risultato - ha detto Farage - sarà ripetuto alle elezioni politiche. La gente è esasperata e noi siamo pronti». I conservatori hanno perso due terzi dei consensi ottenuti alle ultime elezioni europee del 2014 e hanno solo 3 deputati e la percentuale di voti più bassa in una tornata nazionale dalla fondazione del partito nel 1834. Il partito al Governo non si è piazzato al primo posto in nessuna circoscrizione e ha perso anche a Maidenhead, la circoscrizione della premier Theresa May, piazzandosi terzo dietro il Brexit Party e i LibDem.

Risultato negativo anche per i laburisti, quasi dimezzati al 14% rispetto al 2014 come punizione per la loro posizione poco chiara su Brexit. Londra, città laburista, è passata ai LibDem, diventati il primo partito nella capitale. Con una svolta simbolica il Labour ha perso anche il seggio di Islington, la circoscrizione del leader laburista Jeremy Corbyn.

«I conservatori si stanno disintegrando e non sono in grado di governare, il Parlamento è bloccato, quindi bisogna tornare a chiedere l’opinione dell’elettorato, andando a elezioni anticipate oppure un altro voto su Brexit», ha dichiarato Corbyn a tarda sera.

La Scozia ha confermato la sua volontà di restare nella Ue con un voto a favore dell’Snp, il partito nazionalista che ha conquistato quasi il 40%. Anche Gibilterra, dove i liberaldemocratici hanno stravinto con il 77,4% dei voti, ha inviato un chiaro messaggio anti-Brexit.

La Gran Bretagna è stata costretta a partecipare alle elezioni europee, quasi tre anni dopo il referendum che ha sancito la decisione di lasciare la Ue. Dato che l’accordo di recesso presentato dalla premier Theresa May è stato respinto per tre volte dal Parlamento di Westminster, la data di Brexit è stata rinviata dal 29 marzo al 31 ottobre. Il Regno Unito resta quindi Paese membro della Ue e come tale ha dovuto prendere parte alle votazioni.

Le elezioni sono state vissute dagli elettori come un altro referendum sulla Ue, la prima occasione per esprimere la loro rabbia per la mancata uscita o la loro volontà di non lasciare l’Unione. Per questo gran parte dei voti sono andati ai partiti con una posizione chiara ma su fronti opposti.

Il Brexit Party ha lanciato un messaggio semplice: non accettare compromessi, uscire subito dalla Ue senza un accordo e non pagare il “conto del divorzio” a Bruxelles. Altrettanto chiaro il messaggio di Liberaldemocratici, Verdi e Snp, tutti favorevoli a restare nell'Unione Europea e a dare all’elettorato la possibilità di votare di nuovo in un secondo referendum.

Il risultato delle elezioni europee conferma che la Gran Bretagna è un Paese spaccato a metà. Conservatori e laburisti, i due partiti che, pur in modo diverso, cercavano un compromesso su Brexit sono stati puniti. L’elettorato ha optato invece per i due estremi, il Brexit Party da un lato e gli eurofili Liberaldemocratici dall’altra. Sommando i voti ottenuti da Farage e da Ukip, che vogliono uscire dalla Ue senza un accordo, si arriva al 35%, mentre sommando i voti dei partiti che vogliono un secondo referendum si arriva al 40%.

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